“La prospettiva bramantesca: il restauro” – prima parte – di Paola mangano

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Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, Via Torino Milano – anni Trenta

Un piccolo omaggio da parte mia in occasione del V centenario della morte di Donato Bramante (1514–2014) ricordando i lavori di restauro che eseguimmo (Restauri Nicora di Mauro Nicora & C.) nel 1986 sulle superfici dei pilastri decorati con motivo a candelabra sia della prospettiva bramantesca che del transetto e della navata nonché quelli sulle superfici murarie di tutta la chiesa di Santa Maria presso San Satiro in Milano, dalla trabeazione al piano di calpestio.

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Santa Maria presso San Satiro (interno) Via Torino 17/19 Milano

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Santa Maria presso San Satiro Milano – Cupola del transetto e finta volta del coro

Fondamentalmente l’intervento principale che eseguimmo fu quello di ricostruire gli ornati delle candelabre così come erano pervenute dai restauri eseguiti tra il 1819 e il 1820. In quel periodo vennero infatti realizzate radicali opere che investirono la composizione in tutti i suoi elementi cancellando quasi totalmente non solo le tracce dei precedenti restauri ma incidendo pesantemente anche sugli elementi strutturali originali. La decisione di dar corso a tali opere, definite di “miglioramento”, nei primi anni dell’ottocento venne determinata dall’esigenza di dotare la chiesa di un nuovo altare essendo quello esistente corroso dai tarli e dall’umidità delle pareti (la chiesa di San Satiro è caratterizzata da un’intensa umidità di risalita provocata dalla presenza della falda freatica a pochi metri dalle sue fondamenta  che aveva cominciato a danneggiarla già pochi decenni dopo la sua costruzione). In questo frangente di rinnovamento venne deciso quindi un restauro radicale dell’edificio in particolar modo con interventi di ricostruzione degli intonaci della parte inferiore nell’intento di eliminare definitivamente il problema dell’umidità. Si procedette all’isolamento degli intonaci dalla muratura attraverso la formazione di un’intercapedine (di profondità media di cm 3,5) e la ricostruzione di un nuovo supporto, realizzato con tavelle di cotto (di spessore cm. 1,5) che rese necessaria, per non causare alterazioni evidenti nei piani prospettici, la riduzione del sottostante parametro murario fino all’altezza dei capitelli. Per ragioni di stabilità, tuttavia, l’assottigliamento dei piloni portanti non poteva essere spinto oltre i tre centimetri, ragion per cui il nuovo piano ricostruito, compreso lo spessore degli intonaci, risultava sporgente rispetto al piano originario di circa quattro o cinque centimetri. Si rese allora necessario anche il rifacimento dei capitelli, delle cornici e delle fasce della trabeazione. Da questa descrizione si evince in modo convincente che l’originario apparato decorativo quattrocentesco bramantesco, dai capitelli in giù, andò perso. Nei documenti dell’epoca non vien fatto nessun riferimento a decorazioni originarie rinvenute ma anzi si parla della ricostruzione dei disegni dei pilastri e dei finti pilastri del coro ad affresco con le tonalità cromatiche dell’ocra e del grigio prendendo ispirazione dal Bramante e dai suoi seguaci. La nuova decorazione dei pilastri fu affidata nel 1819 al pittore Gaetano Vaccani.

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Santa Maria presso San Satiro Milano – Prospettiva bramantesca allo stato attuale

Benché il risultato finale di questo radicale restauro riscosse ampi consensi nell’opinione pubblica del tempo, tanto da essere così commentato “Restituito per tal modo questo lavoro prospettico al primo suo pregio e accoppiatavi quella morbidezza a cui pervenne ai nostri tempi l’ornato, si presenta agli sguardi nobile, elegante e dignitoso.” (1) questa soluzione tecnica non risolse che temporaneamente il problema dell’umidità di risalita. Anzi provocò nel tempo un aggravamento delle condizioni igrometriche della muratura, in quanto le tavelle, greificate (2) dalla parte rivolta alla struttura muraria, impedendone la traspirazione, diede luogo alla formazione di umidità di condensa nell’intercapedine. Perciò questo non fu l’ultimo restauro in ordine cronologico eseguito prima degli interventi del 1986. Si intervenne ancora nel 1919 (e in questo contesto, per alleggerire l’argomentazione, intendo parlare solo dei pilastri del coro) e nel 1939 quando la definizione pittorica ottocentesca venne mantenuta solo sui primi pilastri mentre sulle paraste si eseguì, con colori a tempera, un motivo a scanalature che riprendeva quello del transetto della navata principale.

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Pianta della chiesa di Santa Maria presso San Satiro. Rilievo E. Strada (1884) (A.P.S.S.)

Il nostro intervento di restauro consistette essenzialmente in un’opera di pulitura e consolidamento nonché di ricostruzione delle decorazioni ottocentesche così da rendere percepibile la lettura com’essa ci era pervenuta nel tempo equilibrando il campo cromatico interrotto che provocava un effetto di disancoramento dal suolo degli stessi elementi architettonici. Nei finti pilastri e paraste è stata accennata la riquadratura (elemento storicamente accertato) nell’intento di recuperare il senso plastico e prospettico necessario all’equilibrio dell’insieme, altrimenti compromesso dalla perdita totale dei partiti decorativi.

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Santa Maria presso San Satiro Milano – Veduta d’insieme della “prospettiva bramantesca” prima dei restauri del 1986.

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Santa Maria presso San Satiro Milano – Veduta d’insieme della “prospettiva bramantesca” dopo i restauri del 1986.

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Santa Maria presso San Satiro Milano – Transetto sinistro – Pilastro a candelabra durante i restauri. In questa foto si nota il disegno posizionato a spolvero.

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Santa Maria presso San Satiro Milano – Transetto sinistro – Pilastro a candelabra a restauro ultimato

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Santa Maria presso San Satiro Milano – Transetto destro – Particolare pilastro a candelabra durante le operazioni di restauro

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Santa Maria presso San Satiro Milano – Transetto destro – Particolare del pilastro a candelabra a restauro ultimato

2 pensieri riguardo ““La prospettiva bramantesca: il restauro” – prima parte – di Paola mangano

  • Dicembre 14, 2014 in 5:24 pm
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    un ‘mestiere’ che permette di diventare parte della bellezza..
    e questo luogo in cui torno quasi ogni volta che vado a Milano
    la prossima volta penserò anche a voi.. 🙂

    Risposta
  • Dicembre 14, 2014 in 10:20 pm
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    Una chiesa poco nota, che racchiude un tesoro.
    Grazie Paola…

    Risposta

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