“La prima cosa che ti viene in mente”: Intervista con Giancarlo Frigieri – di Gabriele Peritore

Nei mesi scorsi, di Giancarlo Frigieri abbiamo avuto modo di recensire l’ultimo album, “La prima cosa che ti viene in mente”. Un disco intenso, diretto, ricco di sfumature e con una forte vena cantautoriale che vede il musicista in grandissima forma. L’abbiamo poi incontrato per farci raccontare qualcosa sul disco e su di lui.
Ciao Giancarlo, prendo spunto dal titolo del tuo album “La prima cosa che ti viene in mente” e ti chiedo la prima cosa che mi viene in mente… hai tutta l’aria di essere incazzato, ti prego mi vuoi dire con chi ce l’hai?
La cosa dell’essere incazzato mi accompagna da una vita, soprattutto da quando ho cominciato a cantare in italiano. Io, più che incazzatura, userei la parola “tensione”. Credo che una certa tensione sia sempre presente nel mio lavoro e penso sia un fatto positivo. A onor del vero, devo dire che in questo ultimo disco non pensavo si sentisse così tanto, anzi lo ritengo un album con parecchia pace, almeno rispetto ai miei passati.
Sì, infatti non mi riferivo al tuo ultimo album ma un po’ a tutto il tuo percorso… a proposito, il tuo percorso artistico sembra che abbia attraversato vari generi musicali, partendo dal Rock per poi approdare ad una forma di cantautorato sperimentale… ci vuoi dire qualcosa in più su questo percorso e sulle nuove direzioni?
E’ stata una cosa abbastanza naturale, anche se in un certo periodo della storia dei Joe Leaman (il più interessante, a dirla tutta) abbiamo provato a forzare un poco la mano su distorsioni e tempi dispari. Per il resto si è sempre trattato di scrivere canzoni e trovare l’arrangiamento più adatto, quindi a me non sembra di essermi mai mosso granché dal modello generale, piuttosto diciamo che ho applicato una quantità notevole di variazioni sul tema.
Cosa che ti riesce perfettamente nel tuo ultimo album… l’ho amato tantissimo. L’ho ascoltato in macchina per svariati giorni. Ho avuto la fortuna di recensirlo e ho apprezzato questo desiderio di toccare tematiche attuali e scottanti… il gioco d’azzardo sembra averti sfiorato da vicino, non so se in prima persona o hai conosciuto qualcuno che ci è rimasto sotto… come nasce questo testo?
Non ho mai avuto il vizio del gioco d’azzardo e nemmeno in famiglia nessuno, che io sappia. Ho scritto questo pezzo perché è la dipendenza più grave dei nostri tempi, distrugge le persone e ha un impatto sociale pesantissimo e nessuno ne parla, anzi facciamo la pubblicità in televisione dove ti fanno vedere che scommetti, vinci e sei pieno di soldi e di figa… “perché le donne corrono dietro ai soldi”, naturalmente e, ripeto, nessuno dice niente. Quando prendi un caffè in autogrill obbligano i cassieri a dirti “Vuole anche un gratta e vinci?”. Sul tema ho sentito anche altre canzoni, ma era tutta roba paternalistica e che parlava un linguaggio tipico da chi non sente il problema. Ho cercato di fare un pezzo facendo parlare il tossico, il modello era “Heroin” dei Velvet Underground.
È importante parlarne, infatti. Un’altra tematica che affronti in questo modo è anche una di quelle di cui si discute tanto in questi giorni: l’integrazione. Tu te ne occupi in Triveneta ed è uno dei momenti più toccanti sia dal punto di vista dei versi che della musica e dell’originale arrangiamento… cosa sappiamo dell’integrazione in Italia in questo momento? Forse prima di arrivare a parlare di integrazione dobbiamo sconfiggere i nostri preconcetti…
Come dico sempre prima di suonarla dal vivo “Questa canzone non parla di immigrazione, questa canzone parla di paura”. E’ una canzone che si occupa di quelli che hanno paura, quelli che guardano Rete4 e si spaventano per queste cose, che si chiudono in casa dalla mattina alla sera e che cominciano ad odiare tutto e tutti fin quando non diventano loro gli emarginati. Sulla loro pelle c’è un’industria del consenso che guadagna potere politico ed economico di giorno in giorno. L’integrazione in Italia in realtà funziona abbastanza bene, il futuro sarà di generazioni cresciute andando a scuola insieme con compagni dal colore della pelle diverso e a tutti sembrerà normale. Certo, questo mare dovremo attraversarlo e inevitabilmente ogni traversata si lascia indietro qualche vittima… ma, ripeto, le vittime di questa canzone sono quegli italiani che credono che il mondo non cambi mai. E sono vittime di loro stessi. Una cosa che volevo evitare era proprio di fare la classica canzone sui migranti visti come vittime con il tono paternalistico, una roba alla Saviano o alla Tommasi, quel genere di narrazione che si pone comunque nei confronti del povero dall’alto in basso, come a dire “guarda come sono buono io che ti aiuto, ringraziami”.

Credo che l’immedesimazione che tu attui ne tuoi brani sia una forma d’amore… a proposito, sei uno dei pochi artisti che non si vergogna a parlare d’amore. Trovo esemplare il brano Vela che esprime questo sentimento in maniera diversa, spiazzante… cos’è per te l’amore oggi?
Dire cosa sia l’amore è un poco come cercare di dire cosa sia Dio. E’ una cosa che puoi solo sfiorare con le parole, cercando di accarezzarla e renderla reale per un attimo alle orecchie dell’ascoltatore. E’ un sentimento talmente universale ed eterno che ci si può scrivere per millenni, che è poi quello che l’uomo ha fatto e continuerà a fare.
Hai toccato soltanto di sponda il concetto di Dio ma è bastato per farmi venire la curiosità di sapere che rapporto hai con Dio appunto…
Abbiamo raggiunto un accordo di non belligeranza molto tempo fa. Ci detestiamo cordialmente. Scherzi a parte: credo che Dio sia “quello che non sai spiegare” più o meno. Quindi è un concetto vastissimo, che l’uomo dovrebbe cercare di riempire sempre con qualcosa di altro, dove possibile.
Per riempire certi vuoti basta osservare la realtà… è la cosa che ti ispira di più o non poni limiti alla tua creatività?
Assolutamente l’osservazione. Non ricordo chi diceva che uno per scrivere deve essere un buon osservatore. Poi, la scrittura, acquisite un paio di nozioni formali, viene da sola.
Dal punto di vista autoriale usi tanto la rima… è una tua esigenza comunicativa o un modo naturale di esprimerti?
Entrambe le cose. Mi viene detto spesso e noto che alla fine la rima la usano poi in tanti. Anche i rapper, quelli che fanno trap, eccetera…fanno rime una dietro l’altra.

“La prima cosa che ti viene in mente” è uscito in autunno. Qual è la prima cosa che ti viene in mente adesso?
Che forse sarebbe il caso di cominciare a pensare di farne un altro.
Stai lavorando a nuovi progetti, quindi? O hai in programma dei live importanti?
Sono ancora nella fase in cui raccolgo frasi in un taccuino, in cui scrivo soggetti per le canzoni dando il titolo e poi lascio lì, in cui registro alcune strofe canticchiando “NANANA” e il pezzo è da finire. Questa volta mi sono imposto di non avere fretta, di metterci di più. Vedremo. Anche se, devo dire, che ho già in mente un nuovo disco, ha già un titolo, diverse idee. Il più sarà realizzarlo. Quanto a concerti importanti, sarà retorico dirlo, ma per me i concerti sono tutti importanti. Anche quando suono davanti a cinque persone in un bar di provincia.
Non è retorica, per me è rispetto. Per salutarti vorrei chiederti se sei soddisfatto del percorso che ha fatto il tuo disco e cosa speri che gli ascoltatori ci trovino…
Vedo che sta piacendo molto e quando suono dal vivo, calcola che io suono in posti molto piccoli, ne vanno via davvero tanti. I colleghi con i quali mi confronto e anche i gestori dei locali rimangono stupiti da come si svuota il mio banchetto dei cd e la cosa mi fa piacere, vuol dire che quel poco che ho me lo merito. Non c’è soddisfazione più grande. Vorrei ringraziare, infatti, Cesare Anceschi e Simone Gazzetti, che hanno realizzato questo disco con me. Possono considerarsi i produttori dell’album. Oltre a mia moglie, che sopporta il fatto che suo marito ogni tanto (spesso) vada via di casa qualche giorno per suonare in posti piccoli davanti a poche persone e non protesta mai.

Siamo noi che ti ringraziamo per la schiettezza e l’apertura dimostrate.

(http://www.magazzininesistenti.it/giancarlo-frigieri-la-prima-cosa-che-ti-viene-in-mente-new-model-label-2017-di-capitan-delirio/)

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