La peste scarlatta e Rosario Livatino – di Benito Mascitti

Se avessimo più cura di noi stessi, se davanti allo specchio, al mattino, ci chiedessimo tutti: che cos’è dignità? Forse all’improvviso prenderemmo coscienza. Ci passerebbe davanti un mondo malato, di logiche aberranti. Donne e uomini condannati a vivere una vita non dignitosa, umiliati, cancellati dalla barbarie del profitto che non nasce dal Lavoro ma dallo sfruttamento intensivo e scientifico dell’uomo sull’uomo. La pratica ben sperimentata nei lager della vecchia Europa che innalza a regola la delazione e lo scontro tra disperati… il dramma dell’uomo antropofago di se stesso e dei suoi simili, dei suoi fratelli. Nelle lande più colpite da questa peste… agli estremi confini del mondo immaginifico e digitale che ci siamo bevuti, milioni di piccole candele si spengono, senza soluzione di continuità, spesso senza raggiungere neanche il primo anno di vita. Vivere in povertà, morire inutilmente, senza dignità. Immaginiamo noi la condizione di chi vive in povertà? Sappiamo ancora cos’è veramente povertà? Conosciamo noi “Occidentali” in quale povertà, innanzitutto culturale, ci fanno vivere? Riusciamo a capire fino in fondo il perché si accaniscono soprattutto a cancellare la nostra Memoria? Il mondo è guerra, risiko infinito d’assetti giustificati spesso in nome della Libertà e della Democrazia… in realtà la guerra è permanente, per il potere, per il profitto cieco che poi ci viene ammannito come nuova economia, come il nuovo – buono e giusto – che avanza… e ci spingono a comprarci una casa con giardino, auto e cane annessi, senza avere la più pallida idea di come onorare il debito… magari con i 600 euri precari che sbattono in faccia ai più precari di noi. Visionari dobbiamo diventare, guardarci dentro per decifrare quel che c’è fuori. Leggere, leggere e sognare.

livatino

Come Jack London, che di questa “Peste scarlatta” ebbe il senso nei primi del ‘900 e collocò la sua visione nei martoriati giorni nostri: nel 2013. Qui, in un mondo dominato da un oscuro potere chiamato Consiglio dei Magnati dell’Industria, scoppia un’epidemia che in breve tempo cancella l’intera razza umana. Uno scenario oggi reale, anche nelle dinamiche dello scontro/incontro di potere che sta avvenendo in questo sventuratissimo paese, tra una politica alla frutta e settori assai rapaci del potere imprenditoriale. In momenti così bui ci torna la Memoria di donne e uomini incontaminati dalla peste, servitori dello stato integerrimi fino all’estremo sacrificio… gente che potrebbe contrastare questo massacro. Sognare non costa nulla. Nell’immaginario di chi scrive, Rosario, percorrendo la strada statale che lo portava tutti i giorni in tribunale, si fermava sovente e scendeva a guardar la campagna… e il mare, che magari in quel punto non c’era. Il 21 settembre del 1990 – era nato il 3 ottobre del 1958 moriva massacrato dagli stiddàri. Riuscì a scendere dalla vecchia utilitaria che guidava, magari s’attardò a slacciare la cintura… e tentò di fuggire verso la campagna. Lo presero alle spalle e lui ebbe paura… pensò alla madre, come tutti quelli che muoiono innocenti, non perché codardo, ma perché uomo.
Non era un eroe Rosario Livatino, era solo un uomo. E degli uomini, che dell’essere uomini hanno fatto loro unica arma, vogliamo conservare la Memoria… non degli eroi, irraggiungibili e tanto distanti dalla vita vera… 
e, più di tutti, di lui ci ricordiamo, perché rintracciamo nella sua semplice e “borghese” esistenza la capacità di restare bambino… per poter combattere la peste. L’ultimo suo pensiero per la Madre quindi, come testimonianza dell’essere figlio della sua bella stirpe, incontaminato dall’orrore del mondo. (Ottobre 2013)

Letture consigliate: Jack London “La peste scarlatta” Adelphi 2009

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3 pensieri riguardo “La peste scarlatta e Rosario Livatino – di Benito Mascitti

  • Aprile 17, 2015 in 8:21 am
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    Grande articolo. Concordo su tutto e sottoscrivo.Firmo col sangue..

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  • Settembre 21, 2016 in 10:35 am
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    Bel articolo, sì. Giustamente riproposto oggi, che sono passati esattamente 26 anni dalla sua barbara uccisione. Non aggiungo altro, perché hai già detto tutto tu, in modo splendido. 26 anni, ripeto, è tanto tempo. Spero che Rosario, e altri come lui, non siano mai dimenticati e qualche giovane si senta ispirato e continui sull’onda della sua eredità.

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