La paura – di Ginevra Ianni

Il 22 marzo un attentato a Londra, nel cuore della città tra Westminster e Parliament Square, porta il terrore nel cuore dell’occidente. 5 morti. Il 22 maggio un altro attentato a Manchester lascia a terra 22 persone, perlopiù adolescenti e bambini, sorpresi durante un concerto, una festa. Il 3 giugno 2017 l’ennesimo fanatico alla guida di un furgone e con due coltellacci a Londra si prende la vita di 5 innocenti tra il London Bridge e Borough Market… un rosario che fa male sgranare ricordando gli attacchi, in Europa e nel resto del mondo, fino al tentativo di qualche giorno fa a La Mecca, nella grande moschea che custodisce la Kaʿba sacra a tutti i mussulmani (l’ultimo attacco alla Pietra Sacra, nel 1979, per poco non scatenò una guerra mondiale). Da quando nel 2014 l’Isis ha proclamato il califfato islamico gli attentati si sono succeduti a ritmo incalzante: Bruxelles, 24 maggio 2014, quattro morti, Parigi, 7 – 9 gennaio 2015, diciassette morti, Copenaghen, 14 febbraio 2015, quattro morti, Parigi, 13 novembre 2015, duecentodiciannove morti, Bruxelles, 22 marzo 2016, trentacinque morti, Nizza, 14 luglio 2016, oltre ottanta vittime… sono talmente tanti gli attacchi che la contabilità è diventata usuale e a volte distratta, fino a saltare qualche attacco passato in secondo piano. Una strage e sempre in nome di Dio. Un dio crudele che chiede tributi di vite, terrore e sangue. Un dio anacronistico che nel mondo civilizzato sembra la caricatura grottesca di una divinità spuntata da un film di Indiana Jones. Che chiede sacrifici di innocenti e sangue, che si ciba del terrore cieco delle vittime. Tralasciando la questione etico-religiosa ed il reale contenuto del messaggio della fede islamica, si continua ad uccidere ed a colpire ai fianchi l’Occidente che comunque e nel bene o nel male continua ad aprire le porte a tutti, a garantire sanità, istruzione e lavoro ad ognuno, bianchi gialli neri cattolici, ebreimusulmani e pastafariani. Ci sono stati tanti errori nel passato commessi dal nostro Occidente e tanti ancora se ne stando commettendo ma la porta resta sempre aperta. Giusto fare autocritica ma è anche doveroso non andare sempre a trovare giustificazioni pregresse per gesti che non ne hanno, non più, avendo loro scelto di vivere tra di noi. Questo è il momento del polso fermo verso i cani sciolti o questo terrore dilagante si insinuerà come veleno nella vita quotidiana di questo mondo. La miglior riprova di questo si è verificata nelle vicende di Torino o di Bruxelles nei giorni scorsi. Durante la proiezione della partita di Champions League in piazza San Carlo la gente gremiva la città pronta a festeggiare, una folla fatta non solo di tifoserie ma di persone comuni, famiglie, persone pronte e seguire la squadra della propria città. Ebbene, è bastato lo scoppio di un petardo (sull’imbecillità assoluta dell’uso del quale si preferisce non sprecare nemmeno un monosillabo), per rovinare la festa, per far riaffiorare i fantasmi del terrore, delle stragi. La calca insensata come una bestia cieca ha travolto tutto, il panico ha fatto calpestare le persone dalle altre persone, terrorizzate da nulla se non dalla loro stessa paura della paura di ciò che sarebbe potuto accadere, delle immagini delle stragi che ognuno ormai si porta dentro. Anche a Bruxelles, durante l’attacco sventato alla Stazione Centrale del 20 giugno si è verificato qualcosa di analogo. Qui l’attentato e l’attentatore ci sono stati davvero e l’intervento tempestivo della Polizia ha impedito che vi siano state vittime ma la minaccia ha fatto dilagare di nuovo il terrore: circolazione interrotta anche nelle altre stazioni cittadine, chiusa la metropolitana ed evacuato gran parte del centro. Si tratta di misure di prevenzione essenziali certo ma che stendono un velo di paura e vulnerabile fragilità sulle vite quotidiane di ognuno. Questo è il peggior frutto che la strategia del terrore ha portato in dono: una folla festante o una strada gremita hanno perso tutto il loro fascino di gioiosa aggregazione e sono divenute sinonimo di rischio, di paura che all’improvviso tutto possa trasformarsi in ecatombe anche solo dinanzi allo scoppio di uno stupido ed inoffensivo petardo. Il panico diffuso sotto la pelle nell’inconscio di ognuno. Un danno così grave lo hanno prodotto persone (in)sospettabili (molti segnalati da anni), stupidi, insignificanti con il cuore pieno di odio ed il corpo pieno di esplosivo o coltelli. Assassini invisibili e perciò più pericolosi che mai, con le menti obnubilate di follia ed il cuore colmo d’odio, ad opera di anonimi manipolatori i quali preparano gli aspiranti kamikaze seguendo un piano tanto preciso da farlo sembrare la casuale iniziativa di un fanatico. Con la promessa di una vittoria della loro fede, che essi non vedranno mai e le braccia concupiscenti di quaranta fanciulle che ingenuamente essi sperano daranno loro un inesauribile piacere dopo il loro sacrificio… e magari anche soldi per campare alla famiglia che resta qui. Piacere che avrebbero potuto godere carnalmente qui, ripetutamente e con la coscienza finalmente libera di dogmi, magari bevendo vino o pasteggiando salsicce profumate di miele ed agrumi, come molti di loro fanno di nascosto, per evitare la repressione di molti loro paesi di provenienza. Peccato per loro e soprattutto peccato per noi, cui la loro stupidità fa piangere per i morti e sta togliendo la gioia di sentirsi collettività, della condivisione di una gioia. In queste ore l’Isis sta perdendo l’ultima piazzaforte, Mosul… ma questo non farà altro che aumentare l’odio e riportare in Europa i combattenti che da qui sono partiti per questa assurda guerra che sta dilagando in tutto il Medio Oriente, fatta col il sangue di centinaia di migliaia di vittime… l’ennesima provocata per interesse dal potere occidentale ed evoluto.

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