La passione scorre sui tasti: intervista con Greta Cipriani – di Gabriele Peritore

Sa imprimere forza e delicatezza ad ogni tocco sui tasti. Greta Cipriani sa unire la potenza della passione trascinante alla sua sensibilità di poeta, riversando il tutto nella sua vulcanica voglia di suonare il pianoforte. In un rapporto intimo e intenso sviluppato in anni di formazione, prima affinata tramite lo studio della classica e poi trasportata e stravolta nel suo mondo compositivo. Abbiamo incontrato Greta Cipriani per conoscerla in maniera più approfondita.  
La tua formazione è strettamente classica ma è arrivato un momento della tua vita in cui hai deciso di esprimerti attraverso forme musicali diverse. Come è avvenuto questo passaggio?
“Sì, dopo il Conservatorio ho proseguito i miei studi all’Accademia Santa Cecilia. Ho seguito masterclasses in Italia e all’estero, vinto vari concorsi pianistici nazionali e internazionali, ma è arrivato un momento della mia vita in cui mi sono sentita diversa dal ruolo di musicista esecutore. A 19 anni ho iniziato a scrivere componimenti poetici. Ho avuto sempre una vena creativa ed eccessi di immaginazione che non riuscivo sempre a tenere a freno. Ho pubblicato il mio primo libro e ricevuto qualche premio nell’ambito poetico. A 28 anni ho avuto una crisi molto profonda, mentre frequentavo l’ultimo anno di Accademia. Mi sono diplomata col massimo dei voti ma dentro ero lacerata. Una crisi d’identità forte a volte ha fatto vacillare le mie certezze. Non riuscivo a identificare i contorni di una natura mobile, proiettata verso le più disparate espressioni della vitalità umana. Mi sentivo creativa, non solo esecutrice. Sentivo che la mia personalità strabordava rispetto ai confini assolutamente rispettabili di ciò che riconosciamo come filologia interpretativo-esecutiva dei testi musicali. Sentivo che il mio essere cominciava a bussare per sgretolare porte di cattedrali che in alcuni casi sentivo troppo ingombranti per la mia natura tendenzialmente volatile. “La Natura è un tempio ove pilastri viventi lasciano sfuggire a tratti confuse parole”
. (CorrispondenzeCharles Baudelaire). Ho trascorso anni in uno stato di ribellione interiore, pur non abbandonando mai la musica e cercando di suonare in varie occasioni. Conseguii la laurea, la specializzazione, iniziai ad insegnare ma dentro avevo un leone che ruggiva. Mancava un tassello. Quella miracolosa tessera di mosaico che poteva rimettere insieme i pezzi di una personalità bohémienne in costante stato di inquietudine. Credo che il tremore provocato dall’inquietudine sia connaturato all’essere creativo, fatto di resurrezione e decadenza, di aurore improvvise e minacciosi tramonti oppure di lente gestazioni e necessari polverosi stati di decadimento in cui raccogliere le proprie energie vitali. Iniziai a comporre, prima per qualche spettacolo di amici poeti, poi per me stessa. Componevo brani per pianoforte. Mi iscrissi ad un Contest, l’unico possibile in Italia in quel momento per la musica emergente. Lo vinsi fra 200 pianisti con Tanguerìa. Questa vittoria mi ha dato la spinta per continuare su questa strada”.
Tanguerìa, appunto. Il tuo strumento d’elezione è il pianoforte, con cui sembri avere un rapporto molto passionale, da quello che siamo riusciti ad ascoltare dal tuo brano, e le tue parole sembrano confermarlo. Come è nato l’amore per questo strumento? Pensi che sia il tuo unico modo di esprimerti o ci sono anche altri strumenti nel tuo ventaglio di gusti personali?
“Avevo un pianoforte in casa e a 4 anni cercavo di riprodurre delle melodie che ascoltavo. Ho una natura imitativa e istintiva. Il pianoforte è lo strumento che sento più vicino al mio modo di essere poetico, riservato ma esplosivo, intimista ed espressivo. È il dialogante perfetto con quell’attitudine a ripiegarsi su se stessi. Il suo suono mi affascina in ogni istante. C’è della nobiltà celata dentro, insieme alla densità ricca di armonici e vibrazioni. Della chitarra conosco gli accordi ma per ora non ho mai sperimentato altri strumenti. Mi affascina la voce. Scrivo per qualche cantante e mi piace cantare, ma non ho mai preso lezioni. Ho cantato e suonato in uno spettacolo di un mio amico scrittore. Sono assolutamente attratta dai timbri, vedo in un mio futuro anche la possibilità di sperimentare altri ambiti, chissà”.
Questa passione e questo impeto che sembrano quasi Rock, nel tuo modo di suonare, fanno pensare ad una tua interiorità molto focosa, vulcanica, che però sai intrecciare a momenti di riflessione e tranquillità di scrittura. Quanto conta per te l’irruenza espressiva o il cambiare registro all’interno dello stesso brano?
“Amo la varietà e i contrasti. “Entre spleen et idéal”. Amo le tenebre e la luce, da sempre porto all’estremo le cose per trovare la bellezza dell’intensità nell’emozione stupefacente, profonda, scavata, interiorizzata, slanciata. Sono una romantica decadente amante della modernità nella sua accezione avveniristica. Quindi la sperimentazione mi gratifica e mi esalta. Riassumendo, ho un’anima Rock che ingloba svariate forme dell’esistenza. Sono un’esteta amante della raffinatezza, dell’eleganza, ma anche dello sconvolgimento selvaggio. Il sublime che si mischia con il lato più terreno, il colto e il popolare, la sregolatezza festosa di un baccanale con la mistica riflessione sull’assoluto. È chiaro che all’interno dello stesso brano mi piace creare un dialogo fra questi due poli opposti, ma ovviamente possono capitare brani omogenei a livello di tono, mood, registro, atmosfera, esigenze espressive. Comunque sì, l’irruenza espressiva è spesso accostata ad un’idea di placidita’ estatica. Credo che questo modo anche di accostare cose diverse fra loro mi venga un po’ dall’amore per la musica Prog. È questo il caso di Tanguerìa, un pezzo che è lo specchio della mia ricerca interiore, una ricerca in cui si intrecciano vari mondi in tre fasi diverse, Tesi, Antitesi e più che Sintesi, Atto Catartico”.
C’è tanta filosofia nel tuo modo di concepire la musica forse perché non sei soltanto una musicista, sei anche un’autrice e sta per uscire un tuo libro di poesie. Ce ne vuoi parlare un po’?
“Sta per uscire la versione cartacea di “Nuda Poesia”, un libro per la donna, poiché ogni donna è dispensatrice di poesia in quanto portatrice di vita. Un percorso interiore dove si affronta il tema del parallelismo fra nudità esteriore e interiore. Un percorso dove la donna arriva progressivamente alla consapevolezza del proprio essere, della propria identità, della propria libertà. Le poesie sono sia in italiano che in francese, poiché il francese rende ancora più espressive le scelte linguistiche. Sicuramente mi identifico più come una musicista poetessa che una poetessa nel senso più stretto del termine, quindi per me il suono nelle mie poesie è fondamentale. Mi affascina oltre la poesia molto anche la narrativa, ma questo sarà un discorso da affrontare più a lungo termine”.
Fino ad ora però non hai mai unito le tue passioni in tuo brano, ti sei concentrata sulla composizione strumentale ma pensi che ci sarà un momento in cui la poesia e la musica si incontreranno?
“Un mio spettacolo, “The Beautiful Inside”, era tutto incentrato sulle mie composizioni e sui miei testi poetici. Ho scritto già composizioni per poesie, composizioni ispirate a poesie, poesie musicate, canzoni in italiano e inglese. Il connubio si fa sempre più stretto. In un futuro probabilmente canterò i miei testi poetici. Sicuramente mi interessa tutto ciò che può rivoluzionare la staticità esistente. Quindi ci saranno nuove sorprese in futuro. Seguitemi”.
Ti seguiremo certamente, sappiamo già che hai in programma una serie di eventi importanti. Ci vuoi comunicare un po’ le date più significative?
“Il 13 luglio debutto al Politeama di Tolentino con un mio spettacolo, “Piano Evolution”. Un viaggio dalla classicità alla modernità della mia musica. Parto da un percorso classico per inserire via via elementi del mio linguaggio, che non è solo pianistico, ma anche fatto di effetti elettronici, di sonorità spaziali, irreali, elettriche, rarefatte a volte, sconvolgenti in altre. Mi servirò in questa metamorfosi di abiti costruiti appositamente per me. Sono una natura camaleontica e il concetto di trasformazione mi affascina decisamente. Già ho avuto modo di sperimentarlo nel mio video Tanguerìa, che invito tutti a guardare sul mio canale Youtube. Cliccate, condividete, ne sarò davvero felice! Il 17 Agosto suonerò a Piano Piano per Sulmona, nella mia terra d’origine, l’Abruzzo. Il 29 Agosto suonerò sempre in Abruzzo nel concerto di chiusura del Premio Internazionale Ignazio Silone. E poi stiamo costruendo, le prossime date le metterò sul mio sito, www.gretacipriani.com. Per chi sceglie una strada non condivisa è dura, ma le sfide mi piacciono e continuerò a far valere le mie idee e il mio modo di esprimerle, in tutte le sue possibili forme. “La musica è la più romantica di tutte le arti, si potrebbe quasi dire che essa sola è romantica, poiché solo l’infinito è il suo tema”
. (Ernst Theodor Amadeus Hoffmann)”.

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