La “New Age” di Giuseppe Mazzini – di Maurizio Fierro

“Il perfezionamento dell’individuo si compie di esistenza in esistenza, più o meno rapidamente a seconda delle sue opere”. Direte, okay, una delle tante citazioni apodittiche tratta dai testi su karma e reincarnazione che affollano gli scaffali delle librerie: settore Esoterismo, New Age e Filosofie orientali. Dopotutto siamo nell’èra dell’Acquario, giusto? Certo che sì, tuttavia, se a scriverla è Giuseppe Mazzini (da “Dante, Foscolo, Mazzini e la tradizione iniziatica”, di Giuseppe Macaluso, 1965) beh, converrete che suoni un po’ strana. Insomma, dai, Giuseppe Mazzini: cospiratore poi patriota, politico e filosofo di vaglia europea, profeta della “Giovine Italia”…. ma andiamo con ordine. Età dell’Acquario, dicevamo, caratterizzata da spiritualismo, esoterismo e sensibilità magica. Una corrente di pensiero che si sottrae all’attrazione gravitazionale della tradizione librandosi nella leggerezza incorporea di un altrove che sia un gradino sotto l’illusione un gradino sopra la realtà. Una controcultura spirituale che negli anni Sessanta prende il nome di New Age, ma che è parte di un sistema di credenze già conosciuto alle generazioni precedenti, in un cambiamento di paradigma che, dalla teosofia all’antroposofia, dal trascendentalismo agli scritti di Mesmer e di Swedenborg, dalla tradizione rosacrociana alle altre dottrine esoteriche occidentali, cabala e alchimia incluse, è come un futuro anteriore che ci precede sempre. Denominatore comune: il rifiuto della religione tradizionale, in una traiettoria ondivaga che spesso fa uscire il sacro dalla porta per farlo rientrare dalla finestra. Magari invitandolo a un tavolino per una seduta spiritica. Bene, da queste inquiete tensioni dello spirito non è estranea la storia d’Italia perché, se è noto il laicismo e l’anticlericalismo delle classi dirigenti che hanno guidato il Paese dopo l’unità, meno lo è il rapporto con l’esoterismo, spesso per tramite di quell’organizzazione polimorfa che è la Massoneria, protagonista del revival ottocentesco delle scienze misteriche. Sì, perché da Garibaldi, che presiede logge esoteriche di spiritualità egizia, a Massimo D’Azeglio che nelle sedute spiritiche evoca il fantasma di Cavour, fino a Giovanni Amendola, iniziato ai circoli interni alla teosofia e per finire con “Propaganda Due” (in verità molto distante dai nobili ideali della Massoneria di cui parliamo), loggia massonica aderente al Grande Oriente d’Italia, fili occulti intrecciano il tessuto della storia della Penisola, un tessuto lavorato su un telaio dal sapore esoterico, con filati di conoscenza sapienziale nell’ordito, in una trama nascosta di cui fine tessitore è stato certamente Giuseppe Mazzini.
Già, proprio lui, perché il nostro è personaggio molto più complesso di quanto l’esemplificazione propagandistica della storiografia ci abbia tramandato. Non solo filosofo e ideale incarnazione dell’eroe nazionale, ma anche messaggero di un manifesto alternativo, capace di contrapporre all’ortodossia dottrinaria delle gerarchie ecclesiastiche una visione incline al misticismo sapienziale. D’altra parte, i suoi rapporti con l’esoterismo sono espliciti, come pure le amicizie strette con la medium ucraina Helena Blavatsky (co-fondatrice della Società Teosofica) e con John Yarker, il “Gran Jerofante” di Memphis e Misraim, rito massonico a cui appartiene anche Garibaldi e, se è vero che la rivista “La Nuova Parola”, fondata nel 1902, raccorda il neospiritualismo iniziatico e anticlericale della teosofia con il pensiero di Mazzini, e la rivista spiritista “Luce e Ombra” inserisce il pensiero mazziniano nella corrente occultista ed esoterica, lo stesso Pensatore genovese non fa mistero dei suoi interessi, come quello per la vita in altri mondi che, da Plutarco a Swedenborg, ha sempre affascinato il côté mistico caro a scrittori e filosofi. Leggete qui: “Sulla terra siamo in continuazione di viaggio, provenienti da altri pianeti, e questa vita che viviamo oggi non è che uno stadio della nostra vita immortale” (da “Il pensiero religioso, pratico-sociale di Mazzini”, a cura di Gaetano Salvemini, 1925). Un pensiero, quello di Mazzini, che è come un rumore di fondo destinato a far emergere il segnale di un’èra sintonizzata sul mistero, ciò di cui non si conosce spiegazione perché non è spiegabile, se non cambiando le regole di ciò che è “opportuno” pensare. È uno spettro elettromagnetico costante quello che lega le tematiche mazziniane al sincretismo iniziatico della New Age, erede pop dello spiritualismo romantico di cui il Filosofo genovese è rappresentante. Non solo i riferimenti alla reincarnazione, per cui inserirsi nel ciclo delle esistenze a un certo stadio dell’evoluzione umana arricchisce la persona, ma anche le tematiche a sfondo religioso (che oscillano fra panteismo e teismo), il collegare lo spiritismo alla vita su altri pianeti (che anticipa il moderno Channeling), in un’esperienza mistica prossima alle religioni orientali, sia quelle a sfondo ritualistico e mitologico (Induismo), sia a quelle d’impronta filosofica (Buddismo), sia, soprattutto, a quelle basate sulla spiritualità anticonvenzionale e intuitiva (Taoismo). Allora eccolo, il nuovo paradigma: l’evoluzione spirituale dell’uomo all’interno di una vibrazione energetica universale, perché “nella crescente serie di mondi, colonne miliari del lungo pellegrinaggio dell’Io, la vita terrena non è che una piccola parte del lunghissimo viaggio dell’inizio del quale non abbiamo ora nessuna conoscenza perché noi abbiamo avuto altre esistenze e quando saremo più evoluti vedremo il significato nelle esistenze che ci aspettano in altri”Giuseppe Mazzini, padre insigne della Patria. (da “Religione, vita terrena, oltretomba del pensiero di G. Mazzini”, di Ferruccio Quintavalle, 1942).

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