La mia musica ribelle – di Salvatore Di Noia

Parlare di musica irlandese è un po’ come sfondare una porta aperta nel mondo musicale che mi riguarda, non certo all’altezza degli esperti appassionati redattori con cui condivido esperienze da un po’ di tempo. Non mi reputo all’altezza di recensire canzoni e composizioni, in quanto non ho le conoscenze per permettermi tale privilegio. Tuttavia c’è una branca poco nota del repertorio musicale irlandese che mi identifica ed in cui mi sento in perfetta sintonia ogni qualvolta ne sento le note. È la Irish Rebel Music, quella connotazione musicale che si avvicina al movimento di resistenza repubblicano e che trova ispirazione nella plurisecolare lotta indipendentista irlandese nei confronti dell’occupazione britannica. La definizione musicale “ribelle” è l’essenza del nazionalismo irlandese ovunque nel mondo. Da Dublino a Belfast, da Glasgow a Liverpool, da New York a Sydney, in lungo ed in largo su questo pianeta ci sono irish pub che ospitano periodicamente e soprattutto in concomitanza con la settimana di Pasqua, le irish rebel songsLa Easter Rising, conosciuta nel mondo come l’Insurrezione di Pasqua del 1916, fu l’evento principe che a distanza di oltre un secolo viene celebrato ogni anno in Irlanda e nel mondo a suon di commemorazioni, pinte e musica.
Gli artisti celebrano con canzoni rivoluzionarie e inni alla libertà martiri, donne, figli d’Irlanda.
Perché il vero irlandese non dimentica e continua a tramandare di generazione in generazione la propria storia attraverso meravigliose ballate e inni di gloria che risultano difficilmente reperibili in altri contesti di lotta a livello internazionale. Uno dei gruppi di maggior vocazione nell’ambito rebel, tra i primi ad intraprendere un percorso di affiancamento alla causa repubblicana seppur poco schierati nel periodo del troubles, furono i Wolfe Tones. Il nome del gruppo, formatosi nel 1963, era un omaggio a Theobald Wolfe Tone, ribelle e patriota, figura di spicco nella ribellione irlandese del 1798, ma con chiara allusione al Wolf Tone (la nota del lupo), la classica vibrazione spuria tipica degli strumenti ad arco, così chiamata per una sua vaga somiglianza con l’ululato. Nel 1966 il loro singolo James Connolly fu bandito dalle radio perché ritenuto troppo accesamente repubblicano, ma nello stesso anno, durante la prima tournée negli Stati Uniti, ricevettero le chiavi della città di Los Angeles come onorificenza. Negli oltre cinquant’anni di carriera, il gruppo ha visto crescere le fila degli adepti, sia tramite solisti che attraverso vere e proprie band a forte caratterizzazione politica.
Contestualmente all’ascesa dei Wolfe Tones, a partire dal 1966, si afferma sulla scena musicale folk Christy Moore, fondatore dei Planxty. Uno sciopero del settore bancario che durò quasi tre mesi e che paralizzò di fatto il commercio irlandese diede a Moore tempo e modo di dare sfogo alla sua passione. Quando lo sciopero si concluse, Moore abbandonò il lavoro per dedicarsi interamente alla musica. Ma le sue canzoni sono conosciute soprattutto per la presenza di temi politici e sociali, affrontati da una prospettiva repubblicana di sinistra. In più occasioni, tra gli anni Settanta e Ottanta, ha mostrato di essere vicino ai repubblicani degli H-Blocks. E proprio “H-Block” è intitolato un suo disco del 1978, il cui lancio è stato oggetto di cariche della polizia soprattutto nelle Sei Contee nordirlandesi. La stessa tensione politica che pervade il successivo “The Spirit of Freedom” del 1986, in cui si celebrano gli scioperi della fame degli anni precedenti con la registrazione di alcune canzoni del leader e simbolo storico del braccio armato repubblicano (IRABobby Sands, morto a seguito di uno sciopero della fame nel carcere di Long Kesh il 5 maggio 1981 dopo 66 giorni di digiuno. Coerente con le sue idee di sinistra e costante sostenitore di un atteggiamento moderato nell’affrontare la questione irlandese, nel 1987 Moore toglie il suo supporto alle attività militari dell’IRA, soprattutto in risposta all’attentato di Enniskillen, cittadina dell’Ulster adagiata sul fiume Erne conosciuta per la bomba dell’IRA che l’8 novembre di quell’anno uccise undici civili protestanti che partecipavano ad una cerimonia per i caduti della Prima Guerra Mondiale.
Tra le più famose canzoni politicamente engagé di Christy Moore meritano il podio assoluto On the Blanket (sui repubblicani prigionieri), Viva la Quinta Brigada (intorno ai volontari irlandesi impegnati nella Guerra Civile Spagnola) e Minds Locked Shut (dedicata alla Bloody Sunday di Derry). Da queste due leggendarie figure musicali, di gruppo in un caso e come voce solista nell’altro, nascono in tempi più recenti ed a seguito dei drammatici eventi dei troubles e della loro vena romantica a sfondo musicale numerosi elementi, tra cui gli Irish Brigade in Irlanda nel 1981 e gli Shebeen in quel di Glasgow nel 1997, città dove religione, politica e calcio si sposano intorno ad un eterno “conflitto” tra i cattolici del Celtic ed i protestanti dei Rangers. Gli Sheeben (seguiti a qualche anno di distanza da Glasnevin e Gary Og), band rock dai toni impetuosi in cui il tricolore irlandese fa da sfondo ad ogni concerto o esibizione sia in terra d’Irlanda che in giro per l’Europa al seguito dei match fuori casa del Celtic, rappresentano il rebel rock più moderno.
Migliaia i fans che ogni anno da sempre si riversano oltremanica per sostenere a ritmi di note ribelli e rivoluzionarie gli undici Boys biancoverdi. Pub e social club vengono presi d’assalto e non c’è capitale europea che non abbia vissuto la meravigliosa esperienza della marea biancoverde che a ritmo di musica e birra emana orgoglio lontano da casa.
A Glasgow tutto invece si concentra nell’East End, dentro o attorno alle roccaforti storiche di Glasgow Cross, The Calton e The Gallowgate la parte cattolica della città, non lontano dal tempio del calcio mondiale The Paradise (il Celtic Park), ed ai piedi del Barrowlands dove i numerosi locali dai nomi più vari, Bairds Bar, Traders Tavern, The Squirrel Bar, The Emerald Isle, The Hoops Bar, The Foggy Dew, The Caltonian, aprono le porte a tutti tranne che agli odiati inglesi. Trovarsi lì prima e dopo le partite del Celtic è un’emozione assoluta: ospitalità, amore, gioia e orgoglio si mescolano per confluire in meravigliose ballate che non lasciano spazio all’immaginazione. È la storia d’Irlanda che parla, con i suoi risvolti più sanguinosi e tristi, dove tutto è scritto e si tramanda di padre in figlio. È Erin che si lascia andare in ritmi che si alternano, tra ricordi tragici e martiri da venerare. Glasgow come Belfast, due città gemelle, a tratti identiche, divise da un odio secolare in cui la musica ribelle si trova negli angoli delle strade in cerca della lode di una monetina.
Oppure in ogni pub qualsiasi sia la stagione, con vento, pioggia o sole ci sarà sempre un musicista ad infondere il ricordo indelebile di un passato sempre attuale e, proprio a Belfast, nel mitico The Rock Bar, nel cuore cattolico dei Falls, non è raro incontrare Bik McFarlane, ex comandante in capo dei prigionieri repubblicani del carcere di Long Kesh, che insieme al suo compagno di lotta Terry Cruncher O’Neill, imbracciando le chitarre di quegli anni, intonano le note di Song for Marcella, scritta da Bik in memoria dell’amico fraterno Bobby Sands. E al termine di ogni serata, dopo che fiumi di birra e ore di musica di sono ormai fusi tra loro, si condividono esperienze di vita e racconti di lotta e poi, quando le serrande si abbassano con la città ormai assopita, Bik si concede l’ultima galanteria: ti regala un CD e ti accompagna a casa tra le note di Back Home in Derry, la canzone ribelle irlandese scritta da Bobby Sands durante la sua prigionia a Long Kesh.

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