LA MIA MARRAKECH – di Lucia Valori –

Marrakech non si visita, si vive. La città rossa del sud del Marocco è multiforme, poliedrica, caleidoscopica: decidi tu come farne esperienza, si mostra a te nella misura in cui vuoi fartene affascinare e travolgere.
Sono anni che la frequento, con lei ho intessuto un rapporto di amore profondo e, come in una relazione amorosa, ho alternato fasi di passione intensa a momenti di incomprensione. Sempre però mi ha regalato e mi ha fatto rivivere l’emozione del primo incontro.
Ricordo che tutto cominciò con uno scambio di sguardi. I miei occhi volevano contenerla e catturarla tutta e lei, invece, mi accecava con una luce limpida ed eterea, quasi a volermi preparare un po’ alla volta alla sua misteriosa bellezza. Su Marrakech avevo letto tanto. Timidamente ho preferito farmi condurre da lei e non essere io a decidere i tempi ed i modi della nostra conoscenza. E’stato un po’come affidarsi – come con le persone che senti essere parte di te – e aggrapparsi alla sua mano.
Dopo lo sguardo mi ha stordita con i profumi: in primavera la zagara ed il gelsomino sono così intensi nell’aria e si uniscono agli odori forti e stridenti delle spezie. A Marrakech devi essere sempre pronto a sensazioni forti, per viverle pienamente, non puoi mostrarti impreparato.

Copia di marrakech prima

La prima volta che mi ritrovai, all’ora del tramonto, nella famosa piazza Jemaa El Fna, sbucando dai vicoli tortuosi della Medina, avvertii un coinvolgimento immediato di tutti i sensi.
Il mondo, con la sua diversità, era lì in miniatura: cantastorie, incantatori di serpenti, bancarelle ricolme di frutta secca e dolci, ristoranti all’aperto, giocolieri, venditori di prodotti di ogni tipo, turisti di varie razze e nazionalità, come in una grande scenografia da film allestita e ripetuta ogni sera. Impossibile resistere alla tentazione di gustare lì, tra odori e rumori di ogni tipo, qualche piatto tipico della cucina marocchina come la zuppa harira, gli spiedini di carne e l’immancabile tajine con verdure.
Ci torno sempre, è la mia prima tappa ad ogni mio nuovo incontro con la città. Di giorno la piazza sembra immersa in un’atmosfera irreale, i suoi protagonisti scompaiono, in attesa che ritorni il tramonto. Allora meglio girovagare senza meta nel suq, farsi stordire dalla quantità di merci in vendita, fermarsi ad ogni cenno di saluto dei compratori, perdersi come in un labirinto che affascina ed evoca mistero… tra odori di cuoio, menta, cumino e cardamomo.
E‘ facile ritrovarsi, quasi per caso, a Palazzo Bahia, residenza di sultani, con la tipica struttura architettonica delle residenze arabe e lì isolarsi dal mondo sostando nel patio con la fontana zampillante su cui si affacciano le varie stanze un tempo animate dal vociare delle concubine. Gli alberi carichi di arance amare chiudono la vista del cielo, anche se i raggi del sole riescono a filtrare e a illuminare le maioliche e gli stucchi dei raffinati artigiani arabi.

Copia di marrakech seconda

Passeggiando tra i vicoli tortuosi, alzando il capo per scorgere di tanto in tanto le cicogne in volo, appare la scuola coranica Ali Ben Youssef Medersa, dall’architettura alquanto complessa, impreziosita da splendide decorazioni in legno di cedro, marmo e stucco. Vengono alla mente miriadi di studenti passati per quelle stanze che si riposavano nello spazioso cortile recitando a memorie le sure del Corano. Sembra quasi di sentire il ritmo cantilenante delle loro voci.
Ho sempre avuto una certa ritrosia a scrivere di Marrakech, come se non volessi esternare i miei sentimenti per essa, come se non volessi distaccarmene ma tenerli gelosamente dentro me.
Quando non sono con lei, lei vive in me e quando la nostalgia per il violetto degli alberi di giacaranda, per il tramonto rosso riflesso sulle mura, per il cinguettio degli uccelli all’alba, per il fruscio delle palme si fa troppo intensa e bruciante è importante tornare per riprendere quel dialogo mai interrotto… come in un rapporto d’amore.
 
Foto: Raffaella Valori

2 pensieri riguardo “LA MIA MARRAKECH – di Lucia Valori –

  • novembre 30, 2014 in 1:56 pm
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    Marrachech ha il fascino delle cose impossibili.
    La amiamo perchè non potremo mai essere come lei, perchè i suoi ritmi non ci appartengono. E’ un insieme di sensazioni difficile da spiegare, dalle quali finiamo per fuggire, che però cerchiamo in ogni dove…

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  • aprile 19, 2016 in 12:44 pm
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    Il tuo amore però non conosce gelosia, anzi permette a tutti di innamorarsi della stessa idea grazie a ciò che hai scritto

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