“L’attesa” – di Floriana Tosca

Tic toc, tic toc, le lancette scorrono indifferenti sullo schermo dell’orologio. E in ritardo, è sempre in ritardo negli ultimi tempi. Cancello questo pensiero prima che si trasformi in panico e mi guardo intorno, giornata di primavera, gente a passeggio, traffico, il sole che compie il suo giro sulla piazza, spostando le ombre di auto e palazzi. Tutto è in allegro movimento tranne io. Arriverà tra poco. Ieri al telefono mi ha detto di sì. Non ha mentito, non può mentire. Lui non lo fa mai. Sposto il peso del corpo da una gamba all’altra e fingo di guardare assorte le vetrine di una gioielleria. Quando lui arriverà il mondo ricomincerà a respirare… e anche io. Ma intanto aspetto mentre subdoli i pensieri scivolano dalla testa all’anima e cominciano ad avvelenarla: Lo cerchi sempre tu negli ultimi tempi. Risponde ai messaggi dopo ore e certe volte non lo fa proprio. Improvvisamente ha sempre tanto lavoro arretrato da recuperare e quando siete insieme non parla più o lo fa a monosillabi dopo i tuoi discorsi cinguettanti di gioia. Non ti fissa più negli occhi e se lo fa si distoglie rapido. Non è vero, è stanco. Lo ha detto chiaro più volte. Le cose cambiano quando una storia è cominciata, i rapporti si assestano e la vita quotidiana la governa. E’ naturale… Il serpente gelato della verità comincia ad avvolgersi piano intorno al cuore mentre scruto la strada da cui lo aspetto in cerca di aiuto. Mi si sta chiudendo la gola. Vieni. Vieni ti prego, salvami da questo buco nero che si sta aprendo nel mio cuore. Non verrà. Non verrà, cosa aspetti ancora? Torna a casa, fatti un regalo e soprattutto fallo a lui che ha cercato in tutti i modi di finire questa cosa…Il panico adesso esplode nella testa e nel cuore, non vedo più niente mentre una marea amara mi risale la gola. Non è vero! Non è vero! Tu che ne sai tu? Non sai niente delle cose che condividiamo, delle emozioni fortissime che abbiamo vissuto insieme! Ci siamo spartiti l’anima, i segreti più profondi, ci siamo mescolati la carne… e queste sono cose che restano, che non si possono dimenticare perché diventano parte di te: puoi rinunciare ad un braccio, a un occhio a una gamba? Ecco, così, ma di più! Lui verrà, lui verrà. Lui ora verrà. Qui. Da me. Tic toc, tic, toc, tic, toc. Il sole finisce il suo giro e fa l’occhiolino prima di scomparire dietro un tetto lucente dell’oro dei suoi raggi. I rumori sono sempre gli stessi, la gente che passa ma io comincio a vergognarmi dei commessi dei negozi che iniziano a fissarmi incuriositi. Oddio. Penso di passare dall’altro lato della via ma mi blocca il dubbio che quando arriverà lui non possa vedermi e forse andrà via deluso. Il solo pensiero mi raggela. No, no, resto qui. Mi faccio compagnia con i ricordi più belli di noi, di lui. Dei suoi slanci d’amore, delle sue frasi appassionate, del suo scusarsi perché temeva di essere troppo pressante cercandomi continuamente di giorno e di notte. Di quando mi ha abbracciato all’improvviso, di quando mi disse “non voglio che te ne vai”. Era dolce andarsene sapendo che ci sarebbe stata un’altra volta. Sorrido mentre il cuore si scalda a quei momenti. No, non può finire così tutto questo amore. In questo limbo di incertezza e silenzi assordanti. E’ troppo grande quello che abbiamo vissuto, non può morire così e poi perché? Non è cambiato niente, non sono cambiata io e nemmeno lui… Oddio. Sento un brivido sulle braccia mentre sorge la luna insieme ai lampioni e la commessa della gioielleria comincia a ritirare le merci dalle vetrine. Il traffico si dirada e la gente scompare mentre si accendono gli occhi luminosi delle finestre. Mi sento male. M sento stanca ma la sola idea della casa e della notte che mi aspetta mi fa talmente paura da costringermi a restare ancora lì. Lo preferisco. Stare inchiodata per via significa che ancora sto aspettando qualcuno che verrà, che deve venire lì per me. Solo per me. Che la mia vita ha un senso. D’altronde se arrivasse proprio ora ed io andassi via sarebbe una tragedia, poverino. Chissà che contrattempo deve aver avuto. Mi predispongo a credere la più assurda delle menzogne. Lo preferisco a questa situazione che urla un’altra verità. Fa freddo. Non so che fare. Mi fa più paura affrontare la constatazione del suo vigliacco modo di fare per farmi capire che le cose per lui sono cambiate, che la solitudine in sé. Lo amo e l’ho visto come il migliore tra gli uomini. Gli ho posato la mia vita tra le mani. Non sapevo che altro dargli di più ed ora la vedo appassire lasciata a terra, sola. Inutile. Meglio ferirmi con un colpo al cuore che lasciami morire in questa agonia, da sola. Senza una parola. Per strada. Come un cane.  Non so dove andare. Resto ancora un altro po’. Solo un altro po’. Solo un altro po’. Solo un altro po’.   

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