La costola di Adamo – di Ginevra Ianni

e non facciano [riferito agli uomini] come Adamo che mangia la mela e poi punta il dito e dice a Dio: è stata leiQueste parole sono state pronunciate nel 2015 da Jorge Mario Bergoglio, al secolo Papa Francesco, dinanzi ai fedeli radunati per ascoltarlo in piazza San Pietro. Analizziamo la cosa: impastata da una costola già usata – si comincia bene – la donna viene creata con materiale di recupero cui poi si aggiungerà tutto il resto ma con la funzione secondaria ed esclusiva di compagna di Adamo. Infatti alla prima iniziativa autonoma – un morso a una mela – il suo contatto con Dio dopo l’accusa del suo uomo, la porta a essere stigmatizzata per sempre come strumento imprescindibile e ineliminabile del peccato nel mondo… e da lì in avanti per Eva sarà tutto in salita: “moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai i figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà.” Ottimo, dopo lo scivolone iniziale del paradiso terrestre e l’ulteriore retrocessione nei propri diritti, la donna nei secoli ha sempre dovuto tentare di recuperare il terreno perso per aver mangiato una dannata mela, cercando di superare la definizione aristotelica di maschio mancato, di creatura fatta non a immagine e somiglianza di Dio bensì di emula dell’uomo perché creata dopo di lui, come sostenuto da Sant’Agostino. Attraverso i millenni è stata o moglie sottomessa o meretrice, si è passati dall’inesistenza dei suoi diritti personali – se non strettamente intesi come strumenti necessari a procreare e unire interessi economici – ai roghi di Giovanna D’Arco e delle streghe… per giungere finalmente a una parvenza di parità dei nostri giorni, dove parrebbe le vengano finalmente riconosciuti pari diritti e dignità del genere maschileParrebbe. Perché sino a qualche tempo fa, quando si assumeva una donna le veniva contestualmente fatta firmare anche la lettera di licenziamento, perché ancor oggi, malgrado lauree, master e dottorati, comunque le donne continuano a essere pagate meno dei loro colleghi uomini, hanno sempre minori prospettive di crescita professionale che comunque devono bilanciare con la responsabilità familiare, le necessità di figli, marito, anziani, cani, gatti, piscina, calcio e tennis della prole. Se la crisi occidentale della famiglia ha un colpevole è comunque lei… perché tacitamente si rimprovera alla donna di voler esistere e rivendicare diritti nel mondo esterno, delegando o trascurando in tal modo la cura del focolare domestico e relative incombenze. Comunque vada, dalla Genesi in poi, la colpa grava sempre e solo su Eva e le sue figlie. Poi arriva un Papa – Giovanni Paolo I  che nel 1978 dice all’Angelus: noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile. E’ papà, più ancora è madre”Una definizione sorprendente che per descrivere l’amore supremo equipara se non antepone la figura della madre-donna al padre-uomo: Dio è padre ma ancor più madre. Poi nel 2015 un altro pontefice, Francesco, ammonisce gli uomini (come detto sopra) ricordando loro che sono gli uomini stessi che devono riconoscere alle loro compagne una parità ancora lontana. Forse dal giorno della creazione della donna qualcosa sta cominciando a cambiare davvero. Sebbene diversi, uomo e donna sono uguali anzi, proprio le differenze non fanno altro che rimarcare l’ uguaglianza tra loro. Non ci si riferisce alle norme laiche che proclamano già da un po’ la parità dei due generi in tutti gli aspetti della vita, ma a una cosa diversa: gli uomini e le donne non sono uguali, sono diversi, antitetici, contrapposti ma proprio per questo meritevoli di pari dignità per perseguire il fine ultimo di una condizione umana equilibrata e armoniosa. La differenza che li distingue deve essere considerata una risorsa e non un motivo di discriminazione a sfavore del genere femminile. Forse stavolta Papa Francesco sta ricordando al mondo (come su altri temi bellamente inascoltato) che vi deve essere parità nelle differenze, nell’essere maschi e femmina, uomo e donna ma tutti comunque protesi a una salvezza che si traduca in rispetto dell’altro e che  trovi attuazione su questa terra prima che nei cieli. Forse così la donna potrà finalmente smettere di essere una propaggine della costola di Adamo o almeno sperare di non esserne più la vittima sacrificale. Infatti aumentano costantemente i casi di femminicidio che hanno visto solo nell’anno corrente ben 115 donne uccise per mano dei loro mariti o compagni. Un dato allarmante che denunzia un’accresciuta violenza degli uomini proprio nei confronti del genere femminile che è difficile da capire dopo tanta scolarizzazione, dopo tanto benessere diffuso mediamente in ogni ceto sociale ma che in fondo è solo l’antica paura di perdere il controllo su di loro che riaffiora.  Amen.

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