KRAKEN IN HISTONIM – (Prima puntata) – di Marco Taddei

In un bar ecco un giovane ciarpame apparire piegato da alcune decine di secchie di birra, quelle birre infauste che portano gli occhi a brillare di una luce che è tra il sangue e la madreperla. Sta raccontando o meglio blaterando una storia ad alcuni bacherozzi che strisciano sui muri umidi. E quello che segue non è che l’indisciplinata registrazione di quelle blaterizie. 

kraken in histonium prima puntata

IL KRAKEN* A VASTO** E’ una vecchia storia ma al contempo una realtà scomoda per la squallida e rinomata cittadina della costa adriatica. Tutta la comunità è minacciata dalla Sua presenza. State sempre attenti, voi piccoli ratti vestiti da cittadino, microbi vastesi, qualsiasi sia la vostra localizzazione nella mappa catastale, dal centro alla periferia, badate quando vi muovete da soli per gli umidi vicoli in compagnia di quel pulcioso affarino di nome Fufi, reietto quadrupede desideroso solo di lasciare sul marciapiede la traccia semiliquida del suo metabolismo, il Kraken vi osserva tra intricati tentacoli e vi sogna. Nessuno è al sicuro. Le porte della percezione sono irrimediabilmente serrate e voi tutti non avete che assicurare l’animaccia al vostro prete ubriacone di fiducia, lo stesso che vi battezzò con l’occhio a mezz’asta dopo essersi scolato tutto il vino della messa. Il Kraken vi ha già puntato. Il Kraken sa dove abitate. State sempre all’erta. Muovetevi solo con il confessore in tasca, pronti ad ogni piè sospinto a tirare la pelle, perché il Kraken è vivo e vegeto. Presto o tardi quel goffo ed inutile spinneggiare disperato in controluce sulla superficie della vita che vi contraddistingue da sempre lo attrarrà inesorabilmente verso di voi.

IL KRAKEN A VASTO II – E’ una storia controversa, ricca di colpi di scena e personaggi secondari. Gli elementi che annodano la città di Vasto al Kraken ed al suo osceno culto si perdono nel fango ottuso e scolante del tempo. La tradizione vuole che ogni singola casa del quartiere vecchio, in un pur recente passato, avesse un piccolo tempietto dedicato al culto di un polipo curatore… ma di tali nicchie votive non è rimasta alcuna traccia in nessuna delle vecchie dimore ancora accessibili. Decine sono le domande legate a questo verminoso culto del medio adriatico così malcelatamente sepolto nelle sabbie basse dei porti turistici. Com’è possibile l’aderenza di un mito di ispirazione nordica nel bel mezzo del Mediterraneo? E’ possibile far sparire tutte le tracce di una tale diffusa esperienza senza sospettare una vera e propria demonizzazione?  E’ possibile che il culto del Kraken si sia propagato fino al giorno d’oggi portata avanti da una oscura fratellanza o congrega? E ancora: che cosa lega la frana del 1956 con il culto della tentacolata bestiaccia? Quali gli ambiti dietro alla fondazione dell’antica Histonium? Cosa ha cercato Lewis Carroll qui nel vastese? Cosa può essere rimasto nascosto nelle gallerie che si snodano nelle viscere del centro storico e perché si è deciso di punto in bianco di murarne l’accesso? Che cosa succede di notte nei vicoli del quartiere vecchio e nelle piccole chiese sconsacrate della periferia? Queste sono solo alcune delle questioni suscitate dal nodo del Kraken. Troppo silenzio in questa storia, troppi se e troppi ma. Troppa superficialità. Troppa incompetenza. Troppo terrore.

MA CHE COSA E’ IL KRAKEN? Da dove giunge questo termine? Antichissimo e temibile il mito del Kraken discende dalla passerella ghiacciata di una drakkar portato forzatamente tra le braccia pelose di uno scatarrante vichingo dalle rosse trecciole. Kraken è termine che proviene dal folklore scandinavo. In quelle regioni si sospettava – e quindi, com’è usanza tra gli antichi, fermamente si credeva – la presenza di enormi creature (solo in seguito sarebbero divenute piovre giganti) che minacciavano le rotte esplorative dei rinomati esploratori iperborei. A quell’epoca era caratteristica del Kraken imprigionare, stritolare e spappolare solo navi di uomini malvagi e laidi, vecchi sovrani o squinternati lupi di mare atti solo al bestemmio e al saccheggio; questa velata morale dei ciechi arrembaggi dello sghignazzante Krak contribuì a farli apparire come strani strumenti della volontà divina dotata dalla provvidenza di una potenza devastatrice. In breve tempo questa divina sottomissione o parentela del Kraken lo mutò in semidio a cui bisognava a tutti i costi rendere omaggio per ingraziarselo. I marinai del Nord installavano allora minute cappelle di conchiglie sulle navi e veneravano la Seppia per esorcizzare il suo potere mentre percorrevano i sentieri di acqua marina. Dato il suo taglio superstizioso il culto rimase concentrato però in piccole zone delle regioni più isolate e si perse definitivamente con il declino dei culti pagani che sarebbe venuto molto tempo dopo. Rimase però qualcosa: il Kraken in forma di temibile piovra improvvida distruttrice di solitari navigli come d’ intere flotte. Il mito, colorito così audacemente, di porto in porto, di bettola in bettola, accrescendosi nell’orrore smisuratamente, raggiunse le regione dell’ Europa centrale insieme alle barche cariche di ossa di balene ed invase il bacino del Mediterraneo. Con suoni di rutti e borborigmo tali nequizie vennero scrupolosamente riferite a mercanti di frontiera e raccolte da luminari e scienziati del tempo come il Conrad Gessner o Ulisse Aldovandri, che citano il Kraken appassionatamente nelle loro raccolte di prodigi e mostruosità databili tra il 500 ed il 600. Ma il mondo è saturo di queste romanticherie: anni passano e tanta polvere si deposita sul capoccione del Kraken, sempre più distante dalla realtà e dalla sfera umana, finché il suo nome si perde nella nebbia untuosa della ciarlataneria. Il mito della bestia sotterranea (o abissale) segnò con profondi colpi di rostro il nostro inconscio dove è oramai stratificato come un geode e la paura dell’oceano rimane in tutti noi al giorno d’oggi. I piccoli polipi che solcano inermi le nostre rade acque ci inquietano ed affascinano allo stesso tempo e la notizia di avvistamenti di piovre giganti negli orridi abissali degli oceani ci turbano almeno un pochino mentre rigiriamo le frittate nelle padelle. Un eco grottesco dell’orrore che fu lo cogliamo nel momento in cui ci viene servita una folta frittura di Paranza: quale creatura noi si va a sottrarre per primo al bouquet strafritto? Proprio lui il piccolo innocuo tentacolato moscardino. E’ un riflesso incondizionato. L’occhio non può sopportare la vista di una creatura così assurdamente organizzata in pseudopodi e si prodiga alacremente per eliminarne qualsiasi traccia immantinente.

Tutti i diritti riservati © (Marco Taddei – illustrazioni el cordobès)

…segue…

*Arciljione o Kraken Histoniensis.
   Da Catalogum Abissalia et Terralia Creaturem di Tancredi Borromeo (1482)
 
** Vasto (Uast in dialetto vastese; Histonium in latino) è un comune italiano di 39.554 abitanti della provincia di Chieti. Si trova in Abruzzo. È il settimo comune più popolato dell’Abruzzo e il 203° a livello nazionale. 
 Da Wikipedia, the free enciclopedy (2011)

4 pensieri riguardo “KRAKEN IN HISTONIM – (Prima puntata) – di Marco Taddei

  • Novembre 13, 2014 in 1:08 pm
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    Bello calpestare la Storia vastese.
    E Belle quelle mura umideeaffumicate
    Dal Tempo.
    Grazie

    Rispondi
  • Novembre 13, 2014 in 5:30 pm
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    eh ora voglio sapere il seguito…non mi puoi lasciare così…..con TROPPO TERRORE…..SPLENDIDO….

    Rispondi
    • Novembre 13, 2014 in 5:33 pm
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      ah non avevo visto l’illustre illustratore…..fantastico el……

      Rispondi

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