KRAKEN IN HISTONIM (terza puntata) – di Marco Taddei –

Riassunto puntata precedente: a Vasto vige da millenni un orrore in forma di polipo pluri tentacoluto, esso comanda, delibera e schiuma. I bambini si muovono con una fosca maschera sul volto e canticchiano lacerati: “Kraken, krakenello vattene dal mio cervello, Kraken krakeniccio tutta Vasto è solo un tuo capriccio”. I vicoli sono una trappola, i sogni fatti d’alghe.
 
ALCUNI NOMI CHE RUOTANO ATTORNO ALLA FIGURA DEL KRAKEN –  Il primo è naturalmente Lord Alfed Tennyson (1809-1892) il quale scrisse una vera e propria ode alla Grande Attesa del Kraken, che nello sprofondo oceanino sperimenta la sospensione subtemporale degli antichi dei (The Kraken, 1930). Subito una questione al centrocampo: Lord Tennyson, illuminante sbroccone barbuto del suo tempo, quale interesse poteva avere nel corteggiare l’enigma krakenico con una così eclatante presa di posizione in sua memoria?
Nelle prime edizioni dell’Enciclopedia Britannica appare l’espressione Kraken descritto letteralmente come “una creatura acquatica favolosa tipica del folklore scandinavo, da attribuirsi probabilmente all’avvistamento da parte dei marinai di alcuni esemplari di seppie giganti…”. La nota è scritta da William Michael Rossetti(1829-1919), eccelso letterato dell’Inghilterra dei pre raffaeliti. Come tutti sapranno benissimo, fortissimo è il legame tra Michael Rossetti e la cittadina di Vasto. Il padre di Michael era infatti Gabriele Rossetti, poeta ed attivista politico dell’Italia dei Carbonari, la cui casa natia è proprio qui a Vasto, illuminata da neon che la screziano e la immortalano di una tragicità bitorzoluta – è la tragicità tipica del tubero posto sotto l’occhio torto di un fuoco fatuo – nello skyline cittadino al momento dei cruenti crepuscoli invernali di queste parti. William Michael Rossetti, nato in Inghilterra dopo la rotta del padre dall’Italia infestata dalla reazione, era un letterato di livello e partecipò attivamente alla stesura dell’enciclopedia Britannica (1901), entrando in contatto con Lord Tennyson tramite la frequentazione di una comune amica: la celebre fotografa Julia Margaret Cameron (1815-1879). I volti del letterato ed il celebre poeta infatti sono stati eternati su lastre d’argento dallo sfocato – è un complimento – obiettivo della Cameron. La fotografia era agli inizi della sua impareggiabile avventura nel mondo dell’arte ma la Cameron già si discostava arditamente dagli stilemi di questa neonata attività umana. Il suo inimitabile desiderio di riprodurre più il mondo interiore ed invisibile che quello esteriore e patente, la poneva tra i pionieri dell’intimismo tramite dagherrotipo. Alcuni suoi lavori sono custoditi negli archivi del palazzo Mattioli, ermetica biblioteca che occhieggia nel centro di Vasto poco distante dall’arcinota dimora dei D’Avalos, ben noto Palazzo.
A questa bizzarra ed avventurosa donna fotografa vennero rivolte molte critiche per la sua spavalda ricerca fotografica. In particolare da Lewis Carroll (1832-1898), l’autore di Alice nel Paese delle Meraviglie e fecondo fotografo di arci giovani fanciulline assecondo suoi costumi assai curiosi. Carroll e la Cameron erano amici e frequentavano appassionatamente il medesimo circolo culturale: quello dei Preraffaeliti appoggiato dal già citato William Michael ma fondato dal fratello di costui, Dante Gabriel Rossetti, celebre e celebrato pittore visionario. L’opera di Dante Gabriel riscosse molta attenzione in Inghilterra e la sua fama si diffuse per tutta l’Europa. Di tale fama godette anche Vasto che nel bene o nel male poteva fregiarsi di aver dato i natali al padre di una tale discendenza di geni (oltre ai già citati William Michael e Dante Gabriel, non si può dimenticare l’arrembante Cristina Rossetti che si affermò come poetessa). Ma cosa centrano tutti questi nomi che sto quasi sparando a caso con lo Spregiudicato Orrore Sprofondante? Centrano, centrano… Bisogna sapere che Lewis Carrol era amico di Dante Gabriel e che insieme a lui, segretissimamente, si recò almeno una volta in Italia, nella sezza fanga della Penisola Paganoide. Così almeno deduco giudicando certi accenni che si possono leggere nei carteggi custoditi nella “solita” Biblioteca Mattioli, ah miope forziere, obliquo reliquiario, infido cantone, prululento quattro di spade! Pare anche che la Cameron – la fotografa – abbia avuto più volta intenzione di recarsi in Italia per “eccezionale viaggio di lavoro”. Perché tutta questa attrazione per un povero villaggio di pescatori dell’Adriatico da parte di una tale pletora di personaggi? Cosa c’era a Vasto di così eccezionale?

Copia di kraken terza

Si badi bene: tutti gli individui – compreso Lord Alfred Tennyson, pupillo della Regina Vittoria – erano degli individui bizzarri. Non stravaganti poeti come nel più infantile degli stereotipi, bensì assennati sperimentatori della vita e del possibile. Codesti individui, consci dell’irreversibilità della Vita,  difficilmente avrebbero barattato la loro libertà con la quiescenza del tipico accademico. Ed anche un lungo viaggio sarebbe stato una breve passeggiata se avrebbe voluto dire poter testimoniare qualcosa di irripetibilmente meraviglioso. Ed il Kraken con il suo culto mitico sono ancora tutt’oggi un’ esca succulenta per qualsivoglia assetato avventuriero.
I dati che ci sono rimasti sul mito del Kraken sono pochissimi ma precisi. Ogni sei mesi, durante le notti equinoziali, la mummificata salma o semi vivo involucro del Kraken traspirava una delicata gela, una sorta di resina o liquore, un’ambra biancastra, una essudazione semi liquida dalle accertate eccellenti doti balsamiche e financo psico tropiche. Gli adepti del culto ne fanno uso rituale (se ne usufruisce durante laide cerimonie criptoreligiose) ma anche commerciale, raccogliendone lesti alcuni millilitri in ampolline di vetro, i proseliti le vendono sottobanco in mercatini anonimi di alta collina assieme a carciofi del cupellese, scapecie all’aceto e cicale di mare ancora zampichiglianti. Il Kraken produce di queste trasudazioni grandi quantità. Su di un breve appunto dalla datazione incerta – l’amministrazione ha bloccato i risultati dei test al carbonio 14 – leggiamo che gli effetti sulla psiche del consumatore sono: rilassamento, agile capacità di accostamenti, dilatazione della sensazione dello scorrere del tempo, perdita di coscienza dello spazio, panismo ed onirismo spiccato e lacerante mimesi con le lucertole di muro o gechi. La durata degli effetti? Spropositata: dalle 36 alle 48 ore.
Immaginate… la tentazione è troppo forte: come non accostare le grandi profferte delle secrezioni del Kraken all’indolente dote artistica dei Rossetti o all’agile capacità di riprodurre le capriole del nonsense e gli inganni della mente dei lavori di Carrol o della Cameron e senza parlare della grandezza dei componimenti di Tennyson i quali il più delle volte sono velati da fosche visioni al limiti della umana coscienza. Sì la tentazione è troppo forte: da dove giunge tutta questa delirante ispirazione? Certo sarebbe facile saltare il fosso ed affermare che Vasto è il ricettacolo e la capitale di un culto che non lasciò indifferenti nemmeno i grandi artisti dell’Inghilterra dell’ottocento, ma sarebbe una conclusione azzardata che potrebbe creare delle imbarazzanti difficoltà ai più. Per tale motivo lascerò la faccenda sospesa, a metà, tronca, come tutte le più sconcertanti verità…
 
…segue…
 
Tutti i diritti riservati © (Marco Taddei – illustrazioni el cordobès)

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