Korn: “The Nothing” (2019) – di Lorenzo Scala e Andrea Parente

“Nei giorni che seguirono, Bastiano rifletté a lungo su tutto ciò che la Morte Multicolore gli aveva detto. Ma ci sono cose che non si possono capire con la riflessione, bisogna viverle”. Questa semplice ma efficace frase tratta dal libro “La storia infinita” (Die unendliche Geschichte 1979), è un buon punto di partenza e rappresenta una chiave di lettura ideale dell’ultimo lavoro dei Korn, “The Nothing” (Elektra/Roadrunner 2019), titolo ispirato proprio dal libro di Michael Ende. La seconda chiave di lettura potrebbe essere una domanda: cos’è il nulla?  Nel celebre libro il nulla rappresenta una metafora del capitalismo che annulla la capacità di pensare (e quindi sognare) degli uomini, avviluppati come sono in un tessuto sociale fatto di logica e raziocinio estremizzato che esclude ogni slancio riconducibile al mondo metafisico della fantasia. In quest’opera musicale, ambiziosa e riuscita, il nulla rappresenta invece il semplice e tragico lutto, avvenimento che scardina i punti di riferimento di un’esistenza prosciugando potenzialmente ogni capacità di slancio verso un mondo fantastico, inteso come espressione artistica. Questo ci riporta alla frase iniziale: (…) ci sono cose che non si possono capire, bisogna viverle”.
Deven Davis, l’ex  moglie di Jonathan Davis, frontman dei Korn, muore nell’estate del 2018 per overdose. Non ci interessano i dettagli morbosi, il loro era un rapporto conflittuale e intenso ma soprattutto privato. Quello che ci interessa invece è un album che ha spiazzato in positivo pubblico e critica, pubblicato in questo 2019 ricco di uscite discografiche eccellenti ( il ritorno dei Tool dopo un’infinità di tempo ma anche di Nick Cave con il suo disco doppio dalle radici ambient e molti altri). Diciamolo serenamente, nessuno aveva molte aspettative e in pochi covavano una certa ansia di ascoltare questo “The Nothing”. La vita artistica dei Korn ha subito vari scivoloni e tentennamenti, alcuni lavori risultano infatti ibridi poco riusciti senza una visione chiara di dove andare a parare. Ebbene, qua l’impressione, anzi piuttosto la certezza, è quella di una ritrovata sinergia tra tutti gli elementi del gruppo. La direzione stavolta sembra chiara: dare il meglio senza sforzarsi di trovare nuove rotte ardite ma piuttosto riprendendo il sound tipico e originale, elevandolo grazie all’esperienza accumulata negli anni. Ne viene fuori un lavoro teso e magnetico, stratificato negli arrangiamenti complessi e nei cambi di ritmo, tanto orecchiabile quanto selvaggio.
Questo risultato è dovuto sia all’incredibile lavoro che Jonathan Davis ha fatto sui testi,  parole dedicate alla moglie nel nulla feroce della sua sfera emotiva, sia dagli altri componenti del gruppo che sembrano muoversi in completa armonia: nessuno prevarica sull’altro e tutti sembrano ispirati in un coro di musica pesante ma anche “luminosa. Si evince così una dicotomia tra questi due aspetti: parole oscure e dilanianti da un lato, musica vitale e quasi divertita dall’altro. Questa miscela rende “The Nothing” uno dei lavori migliori della band statunitense. Un’opera dove la precisione, la gestione impeccabile e il dosaggio del materiale sono confluiti in un manifesto artistico che conferma lo status dei Korn nel panorama mondiale, nonché a livello storico. Non è un caso l’assenza totale di singoli titoli in questa riflessione, perché nessuna canzone svetta sulle altre e ognuna si incatena all’altra in un magma coerente. Non saprei dire se il nulla è stato pienamente esorcizzato, quello che posso dire è questo: “The Nothing” è uno dei dischi che personalmente ho più ascoltato in questo 2019. (Ringrazio Andrea Parente, collega della rivista web Lanterna per la quale ha creato la rubrica Ride the Lightning, per aver contribuito alla stesura di questo articolo.)

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