Kokoko! “Fongola” (2019) – di Ignazio Gulotta

Eruttati dalle torride e convulse notti di Kinshasa, sulle cui strade i Kokoko! sono soliti improvvisare roventi set dance pur con i mezzi limitati a loro disposizione, ecco, attesissimo, “Fongola” (2019), il loro debutto sulla lunga distanza, dopo una manciata di singoli e l’ep “Liboso” del 2018. L’album raccoglie brani già usciti nei singoli più alcuni inediti ed esce per la label britannica Transgressive Records. Il collettivo Kokoko! prende avvio da alcuni amici di infanzia che, con strumenti di fortuna, si esibivano nei sobborghi della capitale della Repubblica Denocratica del Congo, notati dal musicista elettronico francese Débruit riescono a esordire col primo singolo nel 2017. Dèbruit produce e aggiunge i propri beat e i synth anaòlogici, mentre al gruppo si aggrega la cantante Makara Bianko con i suoi ballerini. L’originale ed esplosiva miscela che fuoriesce con la forza di una colata lavica ribollente e irrefrenabile dai solchi di “Fongola” vien fuori dalla drammatica situazione sociale del Congo, ma con la prepotenza e l’energia di una gioventù che afferma con forza la propria voglia creativa e che ha fatto tesoro delle tradizioni ritmiche presenti nel Paese. Queste ultime, unite a funk, punk, no wave, afrobeat, psichedelia, dub, elettronica e dance, trovano una dimensione nuova nel DYI dei Kokoko!. Tutti gli strumenti sono costruiti con materiale di risulta riciclato, dando una dimensione anarchica, folle, caleidoscopica alla musica, ma c’è anche un messaggio politico: l’Africa è ricca, la sua cultura è vasta… l’Africa deve essere degli africani. La componente politica è molto presente nei testi del collettivo: Tokoliana è un grido contro la rapacità delle grandi multinazionali che stanno divorando le risorse africane e congolesi in particolare, Likolo riadatta un canto funebre tradizionale per ironizzare sui connazionali che si fanno prendere dalla vanità e dal desiderio del denaro ma, tutte le liriche partono dalla riflessione sulla drammatica situazione della Repubblica Democratica del Congo, uno dei paesi più ricchi di risorse del mondo ma che, proprio per questo, da più di un secolo è terreno di rapina per le corporation occidentali. Quella dei Kokoko! è una musica al contempo tribale – la sua polifonia ritmica trae origine dagli stili musicali diffusi in Congo – e futuristica, grazie all’elettronica, alle influenze occidentali. Il loro look post industriale ricorda quello dei Devo, e il loro funk è debitore anche a band come Talking Heads o ESG. L’intreccio delle voci, il loro frenetico rimbalzare su percussioni distorte, metalliche e linee di basso acide e incalzanti, creano un effetto straordinario e trascinante. Brani come Azo Toke, Tongos’a o Buka Dansa, mescolano tribalismo, hip hop, funk e sembra di respirare l’atmosfera elettrica e turbolenta dei marciapiedi dei sobborghi di Kinshasa… ma c’è anche spazio per l’attitudine punk di brani come Malembe, per lo sperimentalismo di Identité, per le atmosfere rilassate e sexy dell’incantevole L.O.V.E. che vede la partecipazione della cantante congolese Nyangombe, per l’ipnotica, straniante Singa e le dilatazioni dub di Kitoko. Un album vivo, sorprendente, pieno di energia e di idee che affianca altri grandissimi collettivi usciti in questi anni da Kinshasa, come i Konono n°1 o i Mbongwana Star.

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