Klippa Kloppa: “Liberty” (2019) – di Ignazio Gulotta

Appena ho messo nel lettore il disco dei Klippa Kloppa, gruppo casertano con una ventina d’anni di attività alle spalle, sono stato catturato dalle dieci “canzoncine” (il termine non ne vuole assolutamente sminuire il valore artistico), praticamente costretto a riascoltarle per poi ritrovarmi quasi inconsapevolmente a canticchiarne le strofe più immediatamente orecchiabili e le originali melodie imbastite dai Nostri. Ma cosa ci piace, perché ci attirano e affascinano, qual è il segreto ben custodito nella musica dei Klippa Kloppa? Una prima risposta potrebbe essere – semplicemente – perché sono maledettamente bravi, e sanno creare canzoni pop originali che ti trasportano in un mondo oscillante fra il sogno e la realtà. Ma poi, ascoltando più attentamente, scopri l’alta qualità dei testi, dovuti alla penna di Mariella Capobianco, che brillano per la forte capacità evocativa delle immagini, non testi narrativi descrittivi, ma dai quali, mentre cerchi di decifrarne il significato, vieni colpito da fulminanti accostamenti che ti aprono squarci di improvvisa (in)consapevolezza.
Perché c’è il piacere e l’abilità di giocare con le parole, con le metafore e con le svariate figure retoriche, con la metrica spesso usata in modo non convenzionale, in modo da inventare soluzioni melodiche ardite cui si prestano in modo eccellente i cantanti che si alternano nei vari brani. Come esempio ecco il ritornello della bellissima Bach: «Dobbiamo rimediare fiori di Bach / Medico britannico Edward Bach / Toccata e fuga in Re minore / Johann Sebastian Bach», soltanto a dei folletti geniali, impavidi e incuranti del pericolo potevano immaginare una simile strofa… eppure il risultato è assolutamente straordinario, anche nel senso letterale di fuori dall’ordinario. I musicisti coinvolti, oltre alla citata Mariella Capobianco, Mariano Calazzo, Simone Caputo, Marco Di Gennaro e Nicola Mazzocca, dimostrano di possedere l’arte del creare una canzone, conoscono approfonditamente la musica pop, sia italiana che straniera, sono strumentisti capaci e abili… non stupisce quindi che “Liberty” (Snowdonia 2019) risulti opera così riuscita, stupisce semmai che non abbiano fino a ora raccolto, se non in minima parte, quanto hanno seminato. Infatti il loro lavoro si è sempre svolto nei meandri dell’underground, fatemi usare questo termine che l’etichetta indie finirebbe per farli apparentare alle insipide proposte oggi in voga, confermando come i Nostri siano del tutto alieni da qualunque facile ammiccamento alle mode e al mainstream.
Il primo brano, Cinghiali, parte subito con un ritmo elettrico, molto rock’n’roll, mentre il testo in controluce è una tutt’altra che tenera visione delle storture della società contemporanea («La luce spenta come la speranza / A volte com’è gelida la vita»). Seguono, in una scaletta che non conosce cadute, la dolcezza rarefatta e malinconica di Alla Fine della Giostra, la citata Bach, il canto esistenzialista accorato di Cotidie, folgoranti quadretti di alienazione quotidiana su un tappeto sonoro inquieto e tormentato, l’alienato strumentale Blast. Apre il lato B Ludmilla Pavlichenko, non retorico omaggio all’infallibile cecchina dell’esercito sovietico, il cui tono drammatico è molto compenetrato nel dramma esistenziale della guerra, l’ammaliante melodia dream pop di Incido sull’Atmosfera, la meravigliosa Nature Morte, dall’andamento marziale, con un testo immaginifico e folgorante («“Ti vedo bene”, “cosa fai stasera” / “Inseguo la mia ennesima chimera”»)… chiude la bizzarra Un Mondo Migliore, sette minuti di canto ipnotico e un testo fra indeterminatezza e immagini criptiche («Tutti i miei errori colorati in blu / Raccolta in un bouquet di non so che»)
“Liberty” esce per la meritoria etichetta Snowdonia di Cinzia La Fauci e Alberto Scotti, autentica miniera del pop italiano meno convenzionale, in una curatissima edizione in vinile, o vinile più cd, impreziosita dal raffinato e delicato artwork di Giulia Palombino, in perfetta sintonia con la leggerezza e la grazia che caratterizzano l’approccio alla musica dei Klippa Kloppa.

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