King Crimson: “Lizard” (1970) – di Alex De La Iglesia

La corte del Re Cremisi è stata storicamente una giravolta eterogenea di musicisti regolarmente mostruosi, alternatisi attorno a sua maestà Robert Fripp. In ogni album dei King Crimson la storia si rinnova con differenti protagonisti e figuranti ma, soprattutto, con un’incredibile mutevolezza nello stile proposto. Durante il 1970 si registrano importanti cambiamenti dopo la pubblicazione di “In the wake of Poseidon”, uscito a Maggio. La formazione che vede, oltre ai già presenti Robert Fripp (chitarra, mellotron e tastiere), Mel Collins (flauto e sax) e Peter Sinfield (testi), l’ingresso di Andy Mc Culloch (batteria) e la stabilizzazione di Gordon Haskell (già basso e voce come turnista nell’album precedente) si rende artefice di un lavoro minuzioso e mastodontico che porterà alla stampa di “Lizard” a fine anno. Inoltre, le collaborazioni sono di altissimo livello. Al pianoforte troviamo il sopraffino jazzista Keith Tippet, che aveva già pubblicato la sua prima opera “You Are HereI Am There”(1970), Nick Evans al trombone con all’attivo collaborazioni con Manfred Mann e Soft Machine, Mark Charing alla cornetta, Robin Miller in sezione oboe e corno inglese, e dulcis in fundo il vocalist Jon Anderson degli Yes. L’assortimento degli elementi menzionati lascia intendere la complessità estrema che caratterizza il lavoro in oggetto. Due lati dello stesso disco come due facce della stessa medaglia, che anche se antitetiche riflettono in un ipotetico specchio la medesima inarrivabile bellezza.
Il
lato A consta di quattro episodi che se da un lato sono imprescindibili dalla direzione presa con Cat Food e The Devil’s Triangle dell’album precedente, dall’altro segnano una cesura irreversibile nel senso di stravaganza musicale rispetto al recente passato. Cirkus (Including End of The Chameleons) apre le danze, e si ha immediatamente l’impressione di trovarsi di fronte un muro sonoro rinnovato. La familiarità delle arie del mellotron e delle note del sassofono viene infatti rotta dall’intreccio degli strumenti e dai cambi di ritmo e di atmosfera. È possibile ravvisare in tale evoluzione un percorso simile a quello che band coeve come Genesis e Yes avrebbero seguito l’anno successivo, rispettivamente con “Nursery Cryme” e “The Yes Album”. Ascrivibili al fenomeno jazz rock invece le due tracce seguenti Indoor Games e Happy Family, nelle quali sono notevoli gli assoli di sassofono e flauto. Se la prima è caratterizzata dalla tranquillità apparente che traghetta l’ascoltatore verso l’inquietante risata, che tornerà in Easy Money su “Larks’ Tongues in Aspic” (1973), la seconda è un turbolento insieme di dadaismo e free jazz. La famiglia felice ha una natura ermetica e spigolosa e può risultare ancora oggi avanguardistica nel suo sperimentare suoni alquanto ostici, allo stesso modo del Frank Zappa di “Burnt Weeny Sandwich” (1970). Al contrario, Lady of The Dancing Water chiude la prima facciata in modo conciso, soave e lineare.
Il lato B è interamente occupato dalla suite chiamata Lizard, suddivisa in quattro capitoli dei quali il terzo conta a sua volta tre diverse sezioni. Sviluppata in forma di concept nel quale viene raccontata una storia, è senza ombra di dubbio uno dei vertici dell’intera produzione del Re Cremisi, nonché il brano più lungo da esso realizzato. La parola più adatta per definire questo pezzo è melting pot, dal momento che in esso possiamo trovare le più disparate ispirazioni di Robert Fripp. L’iniziale Prince Rupert Awakes è il vertice melodico dell’album, forte del lavoro congiunto di Anderson alla voce, Tippett al piano e Fripp al mellotron. Bolero: The Peacock’s Tale si snoda tra arie oniriche e evoluzioni jazzistiche, le quali conducono dritte al terzo movimento The Battle of glass tears. Come già detto, tale movimento è spartito in tre situazioni: la cupa Dawn Song, le sinfonie di Last Skirmish e Prince Rupert’s Lament con l’assolo di chitarra. In coda il minuto conclusivo di Big Top, marcetta in stile circense che si congeda con dissonanze tutt’altro che rassicuranti. “Lizard” è l’ennesimo tassello lungo la via tracciata dalla combriccola di Robert Fripp che si può definire di transizione, al pari del suo predecessore “In the wake of Poseidon”, del successivo “Islands” (1971) e di “Starless and Bible Black” (1974).
Con l’appeal da opera
progressive, che pur nella sua bizzarria fa rientrare l’album nei confini di tale genere, manca tanto della forza rivoluzionaria di “In the Court of the Crimson King” (1969) che della potenza visionaria di “Larks’ Tongues in Aspic”, così come della compiutezza e della maturità proprie di “Red” (1974). Tuttavia è innegabile la presenza di elementi come la fantasia, la fine tecnica e l’immensa cultura musicale che emerge dall’ascolto, punti che fanno di “Lizard” un classico immancabile del rock progressivo e in generale di tutto il rock anni settanta. Menzione a parte merita la stupenda cover realizzata da Gini Barris su commissione di Peter Sinfield e ispirata alle miniature del “Book of Kells”, manoscritto irlandese del IX secolo che racconta i Vangeli canonici in latino con sfarzose decorazioni e illustrazioni. Le lettere componenti il nome King Crimson sono infatti arricchite da alcune scene che suggeriscono le parole presenti nei testi delle canzoni. Interessante notare come trai disegni compaiano, oltre ai personaggi della saga del Principe Rupert musicata nella suite, sia i Beatles (da poco scioltisi) che Jimi Hendrix e Ginger Baker con i rispettivi strumenti. Questi ultimi figurano in compagnia di Dave Wade al flauto, ovvero il futuro marito di Gini Barris, la quale sognava di vederlo in un immaginario super-gruppo con i due virtuosi musicisti. Tanto il testo di Lizard quanto le relative immagini della copertina, trattanti una trasformazione alchemica, sono stati accostati ad interpretazioni magiche e simbologie esoteriche.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: