Kin’232: “Quetzal” (2019) – di Alessandro Freschi

Globalizzazione e società nichiliste, gridi ecologici, decadenza dei valori. Nel titolo il riferimento ad un simbolo della libertà, il “Quetzal”, volatile dell’America Centrale che secondo le credenze popolari preferisce lasciarsi morire di fame piuttosto che trovarsi in condizione di prigioniero. Prende corpo con una autoproduzione l’avventura discografica dei Kin’232, band originaria di Sarzana (La Spezia) formatasi esattamente un anno fa ed incline ad una proposta artistica stilisticamente legata al pop-rock anni ottanta. Il nucleo originario del gruppo è composto da  Massimo Parducci (chitarra e basso), Luca Bresciani (batteria e tastiere) e Sara Milazzo (voce). I testi rigorosamente in italiano composti da Parducci (unica eccezione la traccia centrale The Duel) trovano vigorosa rappresentazione nelle evoluzioni della vocalist all’interno di un album che, pur lasciando intravedere spiragli di indubbia personalità e qualità tecnica, paga oltre modo pegno alla prevedibile orecchiabilità dell’inflazionato sound di matrice eighty. Tra i vari passaggi in scaletta si segnalano l’incalzante Frenesia, Nasci Ora e la traccia d’apertura Guerrieri del Buio, persuasivi biglietti da visita per una band che può (e deve) necessariamente scrollarsi di dosso le eccessive riverenze nei confronti delle proprie muse ispiratrici. Da sottolineare l’ottima iniziativa promossa dal gruppo ligure di filmare il promo-video del brano C’era una Volta all’interno dell’area del dismesso stabilimento Vaccari, storica realtà della Val di Magra nel campo della produzione industriale di ceramiche, chiusa definitivamente nel 2006. Non mancano quindi buoni intenti ed impegno sociale in questo debut-act dei Kin’232: l’augurio è che già dal prossimo volo il nobile animale volante di copertina sia in grado di tracciare traiettorie maggiormente ardite e velleitarie.

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