Kevin Smith: “Clerks” (1994) – di Dario Lopez

Ancora oggi, a ventitré anni dal suo esordio cinematografico, Kevin Smith viene idealmente associato al Cinema indipendente degli esordi e viene apprezzato dai più informati per le sue sortite in qualità di sceneggiatore nel mondo del fumetto, mezzo artistico amatissimo da Smith (ottimo ad esempio il suo ciclo su Daredevil conosciuto come “Diavolo custode”). “Clerks” è il primo film girato dal regista, realizzato in bianco e nero con meno di trentamila dollari, metà dei quali usati per acquisire i diritti per l’utilizzo dei brani in colonna sonora (soldi racimolati vendendo la sua mastodontica collezione di fumetti, impiegando i risparmi destinati agli studi e attingendo a svariate altre fonti). La pellicola si rivelerà nel tempo un vero e proprio cult che permetterà al regista di incassare più di 3 milioni di dollari, aprire la sua casa di produzione View Askew Production e dar vita al View Askewniverse, universo narrativo all’interno del quale ciondolano i personaggi creati via via da Smith nel corso di alcuni dei suoi film. Non male per un semplice commesso impiegato al Quick Stop Groceries di Middletown, New Jersey. Si dice che per creare una buona opera di finzione si debba scrivere di quel che si conosce, così Smith gira e ambienta il suo film all’interno del Quick Stop, i protagonisti sono dei commessi come lui e la varia umanità che circola all’interno e fuori dal negozio. Dante (Brian O’Halloran) è il commesso dal carattere remissivo del Quick Stop, alla porta accanto lavora il suo amico Randal (Jeff Anderson), impiegato in un negozio di videonoleggio. Fuori dal negozio, tra l’andirivieni dei clienti, sostano  due piccoli spacciatori… Jay (Jason Mewes) e Silent Bob (lo stesso Kevin Smith). Il Fim racconta la giornata di questi personaggi tutto sommato campioni dell’ordinario, le loro fisse, i loro discorsi ma, soprattutto, la loro stralunata quotidianità. Quello che colpisce di “Clerks” è l’approccio realistico nel raccontare ragazzi comuni, con lavori noiosi, ingabbiati in realtà quotidiane che appagano solo quando si riesce finalmente ad accettare quello che si è e quello che la vita ci offre, ad andare oltre il miraggio di vite di successo e lavori importanti che in fondo non fanno altro che trasformare un comune coglione in un comune coglione con il portafogli pieno. Dante è quello insoddisfatto di tutto ma che non ha il coraggio (e forse neanche gli interessa veramente) di dare una svolta decisa alla sua vita; subisce le prepotenze di un titolare invisibile ed è indeciso anche nelle relazioni sentimentali, in bilico tra l’attuale fidanzata Veronica (Marilyn Ghigliotti), compagna premurosa ed ex succhiacazzi da competizione, e il ritorno di fiamma per la ragazza del liceo Caitlin (Lisa Spoonhauer), destinata a sposare un architetto asiatico. Randal invece se ne frega di tutto, se ne frega del negozio, dei clienti, di quel che pensa la gente e alla fine è lui ad aver trovato una sorta di equilibrio. Jay parla anche troppo, Silent Bob sta zitto ma è a lui che si deve la grande verità della pellicola: “da’ retta, il mondo è pieno di belle donne, ma non tutte ti portano le lasagne al lavoro, più che altro ti fanno le corna e basta”. Lo stile di Smith regista è ancora rozzo, povero: è nei dialoghi che viene fuori il genio di pellicole come questa, zeppa dall’inizio alla fine del più volgare turpiloquio ma priva di reali scene violente o disturbanti. Il linguaggio di Randal e di Jay sembra uscito dalla bocca dei migliori tamarri di periferia, i dialoghi tra i personaggi sono al limite tra ridicolo e surreale (pensiamo a quello sull’opportunità di far saltare per aria la Morte Nera in “Star Wars” con tutto il personale autonomo che ci lavorava dentro) e alcune altre situazioni non sono da meno. Clerks” è una commedia che non manca di far ridere, ha un piglio fresco e abbastanza nuovo ancor oggi, tanto da valergli anche un premio della critica al Festival di Cannes alla sua uscita. La suddivisione in brevi capitoli funziona, la passerella di clienti fuori di testa anche, bisogna sopportare bene le volgarità: a questa condizione con l’esordio di Kevin smith ci si può divertire parecchio. Come dicevamo il film è diventato un cult, ha incassato bene e Kevin Smith è riuscito con i soldi guadagnati a ricomprarsi l’intera sua collezione di fumetti. Meno male, avevamo temuto per il peggio.

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