Kevin Ayers: “Joy Of A Toy” (1969) – di Pietro Previti

E’ disponibile in rete un video dei Soft Machine girato da TV France nel 1968. Si intitola “Ce Soir On Danse” e presenta la formazione classica in trio. A quei tempi non passavano inosservati i Softs. Facevano tendenza,  erano molto cool. Mike Ratledge si distingueva per un taglio di capelli à la Roger McGuinn, sembrava uno dei Byrds. Robert Wyatt rubava la scena, posto com’era al centro della scena a torso nudo, intento a cantare e picchiare sulla batteria incessantemente. Appena defilato compariva Kevin Ayers al basso elettrico. Aveva una seriosità malinconica con i lunghi capelli biondi incorniciati da un piccolo, buffo cappellino e gli occhi evidenziati da un filo di mascara nero che scivolava sulle guance, quasi a delineare delle lacrime. Tre forti personalità che erano prossime ad implodere dopo la pubblicazione di “Soft Machine Volume One” (1968). Robert avrebbe resistito per altri tre dischi prima di essere cacciato. Kevin invece era deciso a mollare tutto subito e ritornare alla sua amata Ibiza. Il mare ed il sole, le giornate da trascorrere spensieratamente ritrovando vecchi amici (Daevid Allen) e, perché no, magari dedicarsi alla scrittura di proprie composizioni. Basta con il basso, basta limitarsi a fare il controcanto a Wyatt. Meglio scrivere canzoni da dedicare alla girl friend” di turno su qualche spiaggia al tramonto. Certo, le canzoni di Kevin non potevano definirsi  ordinarie. Più spesso sbilenche, dal tono vagamente sardonico e non prive di nonsense, vagamente debitrici al Music Hall di inizio Novecento ed agli anni trascorsi da bambino in Malaysia. Talvolta ispirate alla amata patafisica o al movimento dada, che richiedevano tecniche insolite applicate alle registrazioni mediante  collage o cut-up di nastri. Ecco, questo era il progetto di vita di Ayers quando decise di vendere il proprio basso a Noel Redding. O almeno, così sarebbe andata se la Emi non avesse deciso di fondare la Harvest Records per rivaleggiare con altre etichette come la Vertigo e la Deram, interessate a selezionare e promuovere gruppi emergenti nel panorama delle musiche giovanili più innovative e d’avanguardia, complice l’esplosione del genere Progressive. La label inglese, creata da Malcolm Jones e Norman Smith, era sorta ad inizio 1969 e, in quei primi mesi, aveva messo sotto contratto soltanto band. E che band! Gruppi che avrebbero fatto la Storia del Rock quali Deep Purple, Pink Floyd e Barclay James Harvest. La neonata etichetta era alla ricerca anche di songwriters, meglio ancora se di bella presenza, capaci di sfondare nel mercato dei singoli. Quasi ovvio far ricadere la scelta su Ayers, dopo quella iniziale su Syd Barrett, nonostante le prime avvisaglie della sua instabilità mentale. Sottoscritto il contratto con la Harvest, Kevin chiamò a partecipare gli amici Wyatt, Ratledge e Hugh Hopper, già arruolati dalla label come backin’ band di Barrett per il suo album di debutto “The Madcap Laughs” (1970). Un ulteriore, ristretto numero di collaboratori, individuati in David Bedford, Paul Buckmaster e Paul Minns, avrà un ruolo determinante nella riuscita del progetto. L’album si intitolò “Joy of a Toy” e vide la luce nel mese di novembre del 1969, al termine di una  lavorazione di quattro mesi dal 17 giugno di quello stesso anno, sotto la meticolosa assistenza e regia dell’ingegnere del suono Peter Mew degli Abbey Road Studios. La traccia d’apertura dell’album è affidata a Joy Of A Toy Continued. Il titolo si configura come un’avvertenza all’ascoltatore su ciò che lo attende, oltre a rappresentare una dichiarazione di amore (nostalgia?) per i recenti trascorsi musicali.Il sibilo iniziale riallaccia il filo con l’omonimo brano contenuto in“Soft Machine Volume One” ma ne varia definitivamente gli umori, trasformando l’originaria improvvisazione, liquida e a tratti cupa, in gioiosa ed innocua marcetta infantile. Town Feeling sorprende l’ascoltatore per la qualità degli arrangiamenti e la dolcezza di fondo. Sorprende ancor di più la voce di Kevin, profonda e sinuosa allo stesso tempo, che lo renderà l’unico ed inimitabile dandy nella cerchia canterburiana. L’incedere beatlesiano caratterizza, invece, The Clarietta Rag. La voce di Kevin pare ammorbidirsi tra un trombone, gli acuti di una chitarra elettrica e le divagazioni jazzate provenienti da un lontanissimo pianoforte sullo sfondo. Tenerissima, sognante, lievemente psichedelica è Girl On A Swing, con intarsi di organo, pianoforte ed altre prelibatezze strumentali. Essenze da “Macchina Morbida” per Song for Insane Times. La canzone più Jazz della raccolta lascia intuire dove sarebbero potuti arrivare i Soft Machine se avessero affidato le parti vocali al Musicista nativo di Herne Bay. Raffinatissima  lounge music ante litteram dal taglio sperimentale. Il secondo lato attacca con la lunga Stop This Train (Again Doing It), divertente brano di impronta dadaista caratterizzato da un volutamente ingenuo uso dei nastri di registrazione e per il notevole assolo di Ratledge all’organo, oltre che per il cantato di Kevin in questo caso quanto mai soffuso. Eleanor’s Cake (Which Ate Her), splendidamente aperta da un romantico arpeggio di chitarra classica, deve molto alla qualità degli arrangiamenti di David Bedford, compositore e musicista di provenienza classica. Bedford proseguirà  il percorso con Ayers anche nel successivo “Shooting at the Moon” (Harvest 1970), entrando a far parte della band denominata The Whole World, nella quale esordirà un giovanissimo Mike Oldfield. The Lady Rachel è il capolavoro del disco, brano molto amato dallo stesso Ayers che lo riproponeva frequentemente nelle sue esibizioni dal vivo. Canzone ricca di pathos e di indicibili struggimenti, che affida alla voce dell’oboe di Paul Minns  della Third Ear Band, oltre che a quella vellutata di Ayers, i misteri dei sogni notturni della protagonista, non chiarendo se la loro parte onirica sia forse quella più vicina ad un incubo di Poe. L’incedere dei versi “She climbs up the stairs with the light of a candle, Then the door with no handle is closing behind her again,  Now she’s safe from the darkness” non sembra lasciare molti dubbi al riguardo. Oleh Oleh Bandu Bandong presenta alla batteria Rob Tait dei Battered Ornaments e, soprattutto due ragazze scozzesi, Jean e Mary, che si cimentano in un infantile, incomprensibile scioglilingua in malese, mentre l’avanzare nervoso della chitarra di Ayers si abbandona a squarci psichedelici prima di venire doppiato a sua volta dal pianoforte e dall’oboe. Il long playing termina con la filastrocca All This Crazy Gift of Time, semplice pezzo per armonica, chitarra acustica e voce dal mesto inciso finale Goodbye, everybody Now it’s time to go I hope I don’t leave you feeling low, Oh no. Con “Joy of a Toy” il Canterbury Sound diventa adulto e sofisticato, ponendo le basi all’ Art Rock prossimo a venire.

A1. Joy Of A Toy Continued. A2. Town Feeling. A3. The Clarietta Rag
A4. Girl On A Swing. A5. Song For Insane Times. B1. Stop This Train (Again Doing It)
B2. Eleanor’s Cake (Which Ate Her). B3. The Lady Rachel. B4. Oleh Oleh Bandu Bandong
B5. All This Crazy Gift Of Time.

Kevin Ayers: chitarre, basso, canto. Robert Wyatt: batteria. 
David Bedford: pianoforte, mellotron, arrangiamenti. Mike Ratledge: organo.
Hugh Hopper: basso in Joy of a Toy Continued e Song for Insane Times
Paul Buckmaster: violoncello. Paul Minns: oboe.
Rob Tait: batteria in Stop This Train (Again Doing It) e Oleh Oleh Bandu Bandong
Jean and Mary who had to sing in Malay: which is a fair achievement for two Scots girls.

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