Kenneth Lonergan: “Manchester by the Sea” (2016) – di Dario Lopez

Nella famiglia Affleck sembra che i ruoli siano ormai ben definiti: entrambi i fratelli hanno la testa che gira bene, lo dimostrano i buoni esiti degli script ai quali hanno contribuito e ovviamente i successi ottenuti; il maggiore, Ben, ha dimostrato negli ultimi anni una buona predisposizione per il ruolo dietro la macchina da presa; il minore, Casey, si dimostra più talentuoso del fratello quando si piazza davanti alla stessa (per carità, forse non è proprio uno sforzo titanico risultare attori migliori di Ben, Casey però sfoggia del talento vero). In “Manchester by the Sea” Casey Affleck, protagonista del film, offre una prova di alto livello affidandosi a sfumature espressive infinitesimali, quasi impercettibili, trasmettendo tutto il suo dramma (ed è un dramma immenso) avvolgendolo in una sorta di apatia lacerata da squarci di rabbia veicolati dall’uso dell’alcool. È un uomo intontito Lee Chandler (Casey Affleck), un tuttofare che conduce un’esistenza solitaria e per lo più squallida alle dipendenze di un proprietario di immobili di Boston. È un uomo intontito dal dolore e dalla tragedia, elementi centrali in questo film che allo spettatore si riveleranno poco a poco, in un dosaggio perfetto che rende merito al Lonergan sceneggiatore più che al regista. Oltre alla recitazione degli attori è proprio la gestione dei tempi il miglior pregio di questo film, i pezzi del passato del protagonista, indispensabili per dare il giusto significato al suo presente, si manifestano un passo alla volta, sempre al momento giusto, senza fretta, arrivando a colpire in maniera durissima al loro completo rivelarsi, in una sequenza dai toni laceranti. Ad aggiungere dolore al dolore sepolto nel passato, arriva la morte del fratello Joe (Kyle Chandler) che lascia al mondo un figlio adolescente, Patrick (Lucas Hedges), ormai orfano di padre, con una madre (Gretchen Mol) dispersa per il mondo e che è stata una donna inaffidabile e assente durante gli anni dell’infanzia del ragazzo. Quando i tempi erano più lieti Patrick aveva un bel rapporto con lo zio Lee, poi la vita arriva a scombinare le carte: ora lo zio Lee torna ad essere l’unica opzione percorribile, tutto ciò che resta della famiglia di Patrick. La responsabilità verso il ragazzo, nei confronti di un’altra persona, riporta a galla un pezzo alla volta tutto il dolore sepolto dentro Lee, un dolore difficilissimo da affrontare, impossibile da superare. La sofferenza, il senso di colpa, sono ferite che scavano dentro e rimangono per sempre, affrontarle diventa problematico, semplicemente non se ne hanno i mezzi, come dimostra la bellissima scena del confronto tra Lee e la sua ex-moglie Randi (Michelle Williams) dove non ci sono soluzioni: rimane solo la fuga. “Manchester by the Sea” è un film sulla perdita, sulla sofferenza, sull’incapacità di perdonarsi che diventa una forza paralizzante e imbattibile. Kenneth Lonergan è abile nella costruzione di un film che fa del dolore il suo nodo centrale senza mai cadere nel pietismo, i toni mai accesi della fotografia e della messa in scena accompagnano in maniera coerente l’incedere della recitazione e, in generale, l’andamento che si è deciso di tenere per tutto il film. La prova di Casey Affleck, anche se può sembrare manieristica, sottolinea bene lo scollamento dalla realtà che alcuni traumi possono provocare, ed è ben sostenuta dall’apporto del resto del cast, Michelle Williams e Lucas Hedges su tutti. L’apertura alla vita che l’uomo disfatto si troverà ad affrontare per forza di cose, a causa delle nuove responsabilità verso il nipote, non sarà così facile da gestire: nuovi rapporti, un ragazzo giovane che nonostante il dolore ha giustamente tutta l’energia dell’adolescenza da sfogare, il nuovo contatto con situazioni ormai accantonate da tempo, tutte cose capaci di mettere in crisi un protagonista ormai leso irrimediabilmente. Nel complesso ne esce un gran bel film, grazie al quale Casey Affleck si porta a casa un premio Oscar, un Golden Globe, un BAFTA e che raccoglie diversi premi anche per la sceneggiatura di Lonergan. Augurandoci che la serie di sfortunati eventi subiti dal protagonista non trovi mai riscontro nella realtà (purtroppo “shit happens”, lo sappiamo) “Manchester by the Sea” è un film di cui mi sento di consigliare la visione.

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