Ken Follett: “I Pilastri della Terra” (1989) – di Warden

Coesistono due anime nel prolifico scrittore Kenneth Martin Follett, in arte Ken Follett (Cardiff, 5 giugno 1949). Una, rappresentata dal suo primo romanzo di grande successo, “La Cruna dell’Ago” (The Eye of the Needle, in precedenza intitolato Storm Island), pubblicato nel 1978 a 29 anni; e l’altra, in parte intrecciata a questa, riscontrabile in quello che è considerato il suo capolavoro quasi all’unanimità: “I Pilastri della Terra” (The Pillars of the Earth 1989). Orientata più sul versante giallo-thriller la prima, con storie di spionaggio, intrighi, intricati casi da risolvere, con storie come “Lo Scandalo Modigliani” (1986), “Alta Finanza” (1988), “Il Terzo Gemello” (1996) e tante altre. Più marcatamente storica, la seconda: un Novecento sfregiato dalla Grande Guerra e dalla disgrazia del nazismo, del fascismo e del totalitarismo sovietico, nella Trilogia del Secolo (“La Caduta dei Giganti” del 2010, “L’Inverno del Mondo” del 2012 e “I Giorni dell’Eternità” del 2014), o ancora la Londra Vittoriana (“Una Fortuna Pericolosa” del 1993), o l’Inghilterra e l’America del XVIII secolo, durante la Guerra Civile Americana (“Un Luogo chiamato Libertà” del 1995). Il punto d’incontro tra i due lati narrativi di Ken Follett è “I Pilastri della Terra”, primo libro della Trilogia di Kingsbridge, proseguita con “Mondo Senza Fine” (2007) e “La Colonna di Fuoco” (2017).
“I Pilastri della Terra” trascina il lettore in un Medioevo brutale e spietato, percorrendo un arco temporale di circa cinquant’anni, tra antefatto, prologo ed epilogo. Numerosi protagonisti si avvicendano e le loro storie s’intrecciano, una pagina dopo l’altra, sullo sfondo della città di Kingsbridge, attorno a cui ruota tutto. Il libro si apre nell’anno 1123, con l’esecuzione per impiccagione di un condannato a morte dai capelli rossi, e una donna che maledice i tre testimoni che hanno portato alla condanna dell’uomo: un prete, un frate e un cavaliere. Circa dieci anni dopo, la storia riprende seguendo uno dei protagonisti, Tom il costruttore, sullo sfondo di un’Inghilterra nel pieno dell’anarchia politica, dopo la morte del re Enrico I e il tragico annegamento del suo unico erede maschio, Guglielmo, affondato a bordo della Nave Bianca. La trama, lunghissima e intricata, si snoda seguendo diversi tipi di personaggi. Ci sono gli umili, come Tom il costruttore, alla ricerca di un lavoro per mantenere e crescere i suoi figli; come Ellen e suo figlio Jack, incontrati da Tom, destinati a divenire membri di una sorta di famiglia allargata. Persone del popolo, personaggi di povere origini, alla ricerca di una gratificazione dalla vita, o più semplicemente di un lavoro. Poi ci sono gli altri, i nobili, come Aliena di Shiring e suo fratello Richard di Shiring, e il conte William Hamleigh, feroce antagonista del romanzo; e ancora personaggi minori, legati alla guerra civile che stravolge l’Inghilterra in quegli anni, ma legati al mondo della corte e della guerra. A coronare il tutto sono gli ecclesiastici: rappresentati in positivo dal priore dell’abbazia di Kingsbridge, Philip, uomo di fede e di buon cuore, e in negativo dal vescovo Waleran Bigod, altro antagonista principale del libro.
Un punto fortissimo a favore dell’opera, i personaggi, in particolare gli antagonisti: Waleran e William risultano odiosi, e il lettore non potrà che desiderare un crudele destino per entrambi. Manipolatore, opportunista sempre pronto ad arrampicarsi sulla scala del potere, determinato a qualsiasi nefandezza pur di ottenerlo il primo; gratuitamente crudele, sadico, prepotente e vigliacco, il secondo. Non si parlerebbe dello stesso libro, senza Waleran e William. Forse i due personaggi più verosimili di tutti, purtroppo, perché fedeli alla ricostruzione storica di Ken Follett: un Medioevo crudo, dove perfino un uomo buono come Tom è costretto ad abbandonare un figlio neonato a morire, perché non può mantenerlo. Un mondo dove la violenza e la brutalità sono parte della vita quotidiana, al punto che, nelle primissime righe del romanzo, “I bambini vennero presto ad assistere all’impiccagione”; o ancora, dove altri bambini tormentano un cieco, per pura cattiveria, solo perché possono farlo. Punto a sfavore, l’eccessiva prolissità nel descrivere i passaggi della costruzione della cattedrale. Una parte godibile per gli appassionati di storia e architettura, senz’altro molto interessante, ma che risulta uno sfoggio di nozioni da parte dell’autore, e rallenta lo sviluppo dell’intreccio. Un difetto facilmente superabile con un poco di pazienza da parte del lettore, perché il resto del libro merita davvero. Il suo successo è stato tale da meritare la produzione di una miniserie TV, prodotta da nientemeno che Ridley Scott, serie tutto sommato guardabile, nonostante le diverse libertà narrative. “I Pilastri della Terra”, almeno in versione letteraria, ha anche un altro pregio: Ken Follett tratteggia non soltanto la cupezza di un periodo come il Medioevo… ma è un generale e pessimo ritratto dell’umanità. Un mondo dove gli arrivisti e i vigliacchi investiti di un potere immeritato approfittano delle brave persone e fanno del male agli innocenti per tornaconto personale, o perché sanno che resteranno impuniti. Suona familiare?

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