Keith Tippett: quando il Pop britannico si tinse d’avanguardia – di Pietro Previti

Per i fans della band di Robert Fripp, Keith Tippett è stato e rimarrà il pianista del Re Cremisi. È scomparso all’età di 72 anni, lo scorso 14 giugno, il pianista e compositore di Bristol, ma soprattutto mente illuminata e creativa in oltre mezzo secolo di attività musicale. Keith è stato uno dei più geniali improvvisatori europei sin dai giorni dei corsi estivi della Jazz School a Barry, in Galles, ove fece la conoscenza di altri giovani talenti che avrebbero fatto grande il jazz d’Oltremanica. Poco più che ventenne, tra il 1968 e il 1969 crea il Keith Tippett Group, un sestetto composto da Mark Charig (tromba), Elton Dean (sax alto), Nick Evans (trombone), Jeff Clyne (contrabasso) e Alan Jackson (batteria) che debutta con “You Are Here… I Am There” (Polydor 1970). Il successivo “Dedicated To You, But You Weren’t Listening” (Vertigo 1971) segna un’ulteriore evoluzione delle composizioni e del pianismo di Tippett esaltate dall’alto livello delle esecuzioni performative dei musicisti che lo accompagnano. Il long-playing, pubblicato dalla cult-label Vertigo, etichetta attenta alle musiche “altre e di tendenza”, vede il sestetto base ampliato dalla partecipazione di musicisti del giro di Canterbury, tra cui spiccano i nomi di Roy Babbington (basso elettrico), Gary Boyle (chitarra elettrica), Phil Howard e Robert Wyatt (batteria).
Nel 1969 Tippett è invitato dal produttore Giorgio Gomelsky a dirigere ed orchestrare i brani del disco di debutto della cantante Julie Driscoll, destinata all’esordio da solista dopo il periodo pop con Brian Auger and the Trinity e il successo raggiunto con la cover di ThisWheel’s on Fire. 1969” (Polydor 1971) è un lavoro dalle mille sfumature e segnerà una svolta decisiva nel percorso della cantante con il progressivo passaggio dalla musica di intrattenimento, a lei non più congeniale, al canto improvvisato. Complice di questa trasformazione il legame sentimentale con Keith che sfocerà nel matrimonio nel 1970. Julie abbandonerà definitivamente il cognome che l’aveva resa famosa per assumere quello originale del marito, Tippetts. Il loro rappresenterà un sodalizio artistico e sentimentale indissolubile, che durerà fino ai nostri giorni. Terminata questa prima fase creativa, con Dean, Charig e Evans entrati a far parte del giro dei Soft Machine, Tippett comincia a frequentare l’ambiente di Chris Mc Gregor e dei Blue Notes, musicisti sudafricani che si erano rifugiati a Londra, avendo dovuto abbandonare il proprio paese a causa delle tensioni razziali. Tra questi Tippett si lega particolarmente a Harry Miller (contrabbasso) e Louis Moholo-Moholo (batteria), pilastri della Chris McGregor’s Brotherhood Of Breath traendo ispirazione dalla forte tensione spirituale e ritmica della musica.
Ulteriore punto di svolta avviene con il coinvolgimento nei King Crimson, oramai lanciatissimi dopo l’uscita del primo storico capolavoro. La sua permanenza si snoderà per tre fondamentali album e tanto basterà a Tippett per navigare il genere prog verso lidi più avventurosi. Keith è presente già nel secondo disco “In The Wake Of Poseidon“, pubblicato a maggio del 1970, “Lizard“, del novembre di quello stesso anno e “Islands” che vedrà la luce esattamente dodici mesi dopo. Esiste un video che propone i King Crimson nello studio televisivo del programma Top of the Pops per promuovere l’uscita del singolo Cat Food, tratto dal secondo album. In un contesto tardo-beat colpisce la presenza scenica di quel ragazzo dalle folte basette impegnato a suonare cascate di note dissonanti in un complesso rock. Durante questo percorso, con inesauribile entusiasmo e visionarietà, dà vita alla magnifica utopia di Centipede, un ensemble di 50 musicisti provenienti dalle aree più diverse, coinvolti in un progetto di big band impensabile ed inedito in cui confluiscono jazz, progressive, rock e free-form.
La testimonianza discografica si intitolerà “Septober Energy” (RCA Neon 1971), doppio LP che si avvale di una sezione d’archi classica, musicisti free-jazz e una girandola di nomi provenienti dalle formazioni più vivaci di quei giorni in ambito jazz-rock e prog che rispondono ai nomi di Soft Machine, Nucleus, Blossom Toes, Patto e King Crimson. Non a caso, a produrre l’album è proprio Robert Fripp, il quale confesserà anni dopo in un’intervista che il pianista di Bristol è stato per lui uno dei tre musicisti più influenti tra tutti quelli mai incontrati. In questa fase Tippett avrebbe potuto proseguire con i King Crimson o, meglio ancora, avrebbe potuto intraprendere strade ancora meglio remunerate, apparendo alle case discografiche un personaggio da modellare e promuovere alla stregua di Frank Zappa, periodo orchestrale. La risposta di Keith arrivò poco tempo dopo con la pubblicazione di “Blueprint” (RCA Victor 1972) registrato in compagnia della moglie Julie a chitarra e voce, con Roy Babbington al contrabbasso e Frank Perry e Keith Bailey alle percussioni. “Blueprint, ancora una volta prodotto da Fripp, è un album di jazz introspettivo con brani dai titoli esplicativi e brevi (Song, Dance, Glimpse, etc.) che si spinge nei meandri della ricerca spirituale, della meditazione orientale e della trance-music grazie alla voce di Julie, sostenuta da fiati e percussioni non convenzionali. Con i soli Babbington e Perry l’anno seguente pubblicherà il primo trentatré degli Ovary Lodge (RCA Victor 1973), disco di sola musica improvvisata come ben precisato tra le note di copertina, quasi a voler mettere in guardia l’ascoltatore sprovveduto. Tralasciando gli ulteriori progetti successivi, non inferiori per qualità e quantità a quelli fin qui elencati, ma praticamente impossibili da citare in questo breve ricordo, ciò che resta è l’incredibile, sorprendente e coerente percorso umano e artistico di quest’uomo nel suo primo lustro di attività.

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