Katarina Pejak: “Roads That Cross” (2019) – di Claudio Trezzani

Prendete un talento fuori dal comune, nato grazie all’amore del padre per la grande musica, mettetelo nell’Istituto universitario privato più importante del mondo dedicato alla musica contemporanea (il Berklee College of Music), ed ecco che il mondo si accorgerà che, nonostante i natali di Katarina Pejak – splendida blueswoman – siano tutto meno che famosi per il blues, esiste un ponte che collega la Serbia a Nashville passando per il Premio come talento più fulgido della scuola. Dopo la laurea del 2014 e dopo alcuni dischi divenuti famosi, Katarina trova un produttore che, oltre ad avere orecchio, è anche uno dei musicisti più rispettati del genere (Mike Zito) e sforna questo “Roads That Cross” (Ruf Records 2019), in un anno che l’aveva vista già protagonista di un live eccezionale assieme ad altre due colleghe altrettanto brave (Ina Forsman e Ally Venable in “Blues Caravan 2019).
“Roads That Cross” (2019dimostra una maturità e identità musicale ben precisa, un lavoro di blues molto incentrato sul pianoforte, il suo strumento ma anche su una  voce potente e seducente che la pone a metà tra le dolci armonie di Joni Mitchell e la grinta stradaiola di Janis Joplin che, guarda caso, sono le due artiste dalle quali attinge le due cover del disco: Sex Kills (Joni Mitchell), un lento blues suadente da gustare facendosi largo tra il fumo di un club jazz, e Turtle Blues (Janis Joplin), intro di pianoforte e ritmo indiavolato alla Bessie Smith. La virtuosa della chitarra Laura Chavez dona un tocco che si sposa alla grande con le tastiere di Katarina e lo si nota in brani solari come Cool Drifter e Moonlight Rider, dove il ritmo trascinato ha nel lavoro alla sei corde e nella voce della bravissima artista Serba, la marcia in più. Il blues rock della intro di Chasing Summer, nasconde un testo che parla di amore perso in modo ironico: il ritmo prende e ci regala una splendida canzone, una delle più belle del lotto. 
Katarina è a suo agio sia quando deve avvolgerci con la voce e le dita sulla tastiera, sia quando ci guida sotto il sole della California degli anni 50 nella prima canzone del lavoro, Nature of My Blues: brano divertente e pungente dove talento e intelligenza sono al servizio di un lavoro che davvero sorprende e piace di più ad ogni ascolto. Il disco si chiude con l’intensa title track e, soprattutto, con la bellissima The Harder You Kick, nella quale la Katarina dà sfoggio della sua abilità: solo tastiera e voce, che sanno esteriorizzare il tipico crossover fra tristezza e voglia di rivalsa propri del bluesUn disco davvero splendido, senza punti deboli che proietta con forza e merito Katarina Pejak nel mercato americano del blues e che sicuramente la aiuterà a completare una  maturazione artistica già comunque a buon punto: se poi continuerà a collaborare con produttori e musicisti di questo calibro sicuramente non potrà che riconfermarsi.

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