Kasabian: live at Noisy Naples Fest – di Pietro Previti

Napoli, Arena Flegrea, 15 luglio 2018. Che la festa abbia inizio. Sono da poco passate le 21.15, l’Arena Flegrea è un catino ribollente malgrado il sole sia tramontato da un po’. E’ stata la giornata più torrida ed afosa di questa prima parte d’estate e nessun sollievo riesce a dare la lussureggiante vegetazione della Mostra d’Oltremare. I tecnici hanno già portato via la strumentazione del power trio della giovane rockeuse Lilian More quando partono le note di Nessun Dorma. Chissà che ne direbbe Puccini ma è il momento dei Kasabian, nome di punta di questa edizione del  Noisy Naples Fest, malgrado non siano riusciti nell’impresa del sold-out a differenza di Sting che salirà sullo stesso palco a fine mese. La band di Leicester non si lascia pregare, parte a mille con la recente Ill Ray (The King), incita il pubblico a muoversi ed a ballare, impensabile restare seduti sulle scomode gradinate dell’Arena mentre all’unisono si canta You know my name, you know my name, you know my name. Il levare elettronico di Underdog, l’indie-rock di Days Are Forgotten e la micidiale tecno di Eez-Eh sono una breve, succulenta rassegna di brani tratti, rispettivamente, dal terzo, quarto e penultimo disco dei Kasabian. La tappa napoletana rientra ancora nel tour promozionale di “For Crying Out Loud”, il sesto album della band uscito nel maggio del 2017. Ma calcare la scena dopo venti anni di attività con appena soli sei album pubblicati rappresenta anche l’occasione per proporre una sorta di greatest hits dal vivo, ove far confluire tutte le hits più rappresentative del gruppo di Sergio Pizzorno e Tom Meighan. Sergio è oramai da tempo l’unico compositore e paroliere di tutti i brani della band, oltre ad esserne uno dei chitarristi e talvolta vocalist. Tom è invece il frontman della line-up, lo scatenato folletto e metronomo inarrestabile che macina decine di chilometri ad ogni concerto. Gli attuali Kasabian girano con una formazione a sette elementi, con attitudini da ensemble rock allargato. Pochi trucchi sul palco ma molta sostanza, quasi a volere confermare il loro rinnovato interesse per la musica suonata a discapito dell’elettronica. Le canzoni  You’re in Love With a Psycho e Wasted, tratte dall’ultimissimo lavoro, il già citato “For Crying Out Loud”, pur facendo l’occhiolino ad un rock alternativo, riescono a mantenere intatte le attitudini dance della band, anche se più contenute rispetto a “Velociraptor!”, tomo quarto nella discografia del gruppo che nel 2011 ne segnò una svolta ai margini del genere Hip Hop, qui degnamente rappresentato dalle incontenibili Man of Simple Pleasures e Re-Wired.  Dopo gli omaggi al glorioso e recentissimo passato con Club Foot, unica testimonianza dal primo storico lavoro del 2004, ed Empire dal secondo, omonimo, titolo in studio (2006), il set chiude in crescendo con Bless This Acid House, Stevie, la cover di Fatboy Slim Praise You e l’innodica L.S.F. (Lost Souls Forever). Pochi minuti di pausa e si riprende con il primo degli encore, Goodbye Kiss, sorprendente nella resa in acustico,  seguita da Comeback Kid e le classiche ed immancabili Vlad the Impaler e Fire a chiudere la scaletta per un’apoteosi finale di un live che non ha tradito le attese di un pubblico composto da tanti giovanissimi ma anche da una copiosa presenza di trentenni e quarantenni. E poi viene quel guizzo finale di Sergio, acclamato a gran voce dal pubblico per le sue origini italiane e per il richiamo alla squadra del calcio Napoli. Oggi pomeriggio si è giocata la finale dei Mondiali di Calcio ospitati dalla Russia, vinta dalla squadra francese. Ecco, la bandiera italiana indossata da Pizzorno a mo’ di mantella sarà stato un improvviso tuffo al cuore per i pochi ragazzi dei primi anni Ottanta presenti al concerto. Il suo gesto appare un ringraziamento sincero e spontaneo ma a loro avrà ricordato una lontanissima sera di luglio del 1982 in cui Mick Jagger, in tourneè coi i Rolling Stones anche allo Stadio San Paolo, si cinse con il tricolore per festeggiare l’Italia di Bearzot, campione del mondo in Spagna.  Altri tempi, altro tricolore…

Intro:  1. Nessun Dorma. 2. Ill Ray (The King). 3. Underdog. 4. Days Are Forgotten.
5. Eez-Eh. 6. You’re in Love With a Psycho. 7. Wasted. 8. Man of Simple Pleasures
9. Club Foot. 10. Re‐Wired. 11. Empire. 12. Bless This Acid House. 13. Stevie.
14. Praise You (Fatboy Slim cover). 15. L.S.F. (Lost Souls Forever)

Encore: 16. Goodbye Kiss (Acoustic). 17. Comeback Kid. 18. Vlad the Impaler. 19. Fire.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

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