Kamasi Washington: “The Epic” (2015) – di Mr. Hyde

A distanza di tre anni dalla sua uscita, nel maggio del 2015, “The Epic” di Kamasi Washington, sassofonista trentasettenne di Los Angeles, continua a far parlare di sé. Si tratta di un album triplo distribuito dalla Brainfeeder, contenente ben 172 minuti di musica di alto livello, suonata egregiamente da una band di otto elementi più due voci soliste, un coro – da tragedia greca – formato da 14 elementi, una sezione d’archi di 9 elementi, con un impatto sonoro innovativo e concettuale tali da richiedere tempi lunghi di ascolto e assimilazione. E’ musica piena di elementi funky, hip-hop, R&B, Soul con riferimenti alla musica classica e lirica, alle grandi orchestre di Count Basie e di Duke Ellington. Trovi persino Clair de Lune di Claude Debussy che si trasforma in una delicata e nostalgica soul-ballad… ma è soprattutto un omaggio al Jazz in tutte le sue forme e le sue accezioni, un’esaltazione dei suoi contenuti e dei suoi eroi: ad esempio, in Change of the Guard, il brano di apertura del “Volume uno”, il riferimento è Impressions di John Coltrane; oppure The Next Step, dove si sente l’influenza del Charles Mingus di Changes One and Two”, con i suoi Chorus lunghi e articolati, come in Orange Was the Colour of Her Dress Then Blue Silk o Sue’s Changes, o ancora in Seven Prayers, dove si avvertono le stesse atmosfere rarefatte e sognanti di “In A Silent Way” di Miles Davis. Molte sono poi le analogie con “Attica Blues” di Archie Shepp, specie nell’uso di archi e di ottoni: sembra di ascoltare il suono di un pezzo di città, un quartiere che esprime sé stesso, le strade, le macchine, i grattacieli, mattoni e i colori dei murales. La  vita dentro  ed il coro di voci  che esprime  un vento di ribellione o di tristezza che l’attraversa. Kamasi sottolinea il suo l’orgoglio di nero, l’impegno civile e le drammatiche lotte per l’emancipazione della sua gente e di tutti i grandi artisti di colore: da qui nascono canzoni come Leroy and Lanisha, dedicata al poeta Amiri Baraka (Everett LeRoi Jones), o Malcom’s Theme, composta da Terence Blanchard sull’elegia pronunciata da Ossie Davis nel 1965 in occasione del funerale di Malcom X...“Malcolm era la nostra virilità / Il nostro vivere la “Black manhood” / Per questo noi lo onoriamo / E così onoriamo il meglio in noi stessi, / Il dono che  ha fatto a noi tutti”In un momento storico in cui l’idiozia criminale razzista, mai sopita, sta prendendo di nuovo piede, l’affermazione che il Black Power  continui a giocare un ruolo importante nella cultura contemporanea afroamericana ci sta tutta. Lontano, comunque da tinte forti e radicali, tipiche del pensiero di Eldridge Cleaver o James Baldwin, il messaggio di Kamasi vuole essere di pace e fratellanza, contro ogni guerra e contro le diversità razziali. Questo pensiero, la sua spontaneità, la sua naturalezza, sono i motivi per cui Kamasi è sempre più accreditato tra le nuove generazioni che affollano i suoi concerti e che si avvicinano con sempre maggiore interesse alla musica ed alla spiritualità di John Coltrane. Ognuno di questi concerti  non è una semplice esibizione musicale ma un “evento totale”. Sul palco non vedi solo musicisti ma un organismo sonoro i cui ingranaggi sono elementi pensanti. La forza sta nella reciproca solidarietà, nel suonare gomito a gomito e nella consapevolezza di essere un volano di energia positiva. Questo pensiero trova riscontro nella ballad Henrietta Our Hero, dedicata a Henrietta Curtis, le cui cellule estratte da un tumore al cervello che causò la sua morte nel 1951, a sua insaputa, furono usate per le ricerche mediche su malattie incurabili. Posso raccontarti una storia di una signora così mite? / ha combattuto la sua battaglia da sola con l’amore / Non aveva alcuna armatura, nessuna arma, nessun desiderio di fuggire / Ma un potere così profondo dentro,  che presiede a tutti noi / Vedo una stella, quanto è forte / Eppure, in qualche modo, sembrava cadere / Henrietta, la  nostra eroina / Splendente senza paura e luminosa / Puoi vederla? / La sua luce è qui”... e noi coltiviamo la speranza che quella luce guidi il cambiamento verso un mondo migliore.

Volume 1 – The Plan: 1. Change of the Guard 2:15. 2. Askim 12:34. 3. Isabelle 12:12.
4. Final Thought 6:31. 5. The Next Step 14:48. 6. The Rhythm Changes 7:45 
(musica: Patrice Quinn, Washington).
Volume 2 – The Glorious Tale: 1. Miss Understanding 8:46. 2. Leroy and Lanisha 9:24.
3. 
Re Run 8:19. 4. Seven Prayers 7:35. 5. Henrietta Our Hero 7:13 
(musica: Quinn, Washington). 6. 
The Magnificent 7 12:48.
Volume 3 – History Repetition: 1. Re Run Home 14:06. 2. Cherokee 8:14 (musica: Ray Noble).
3. Clair de Lune 11:07 (musica: Claude Debussy). 4. Malcolm’s Theme 8:40 
(musica: Terence Blanchard, Jamie Davis). 5. 
The Message 11:11.

Natasha F. Agrama: cori. Tony Austin: batterie. Ronald Bruner Jr.: batterie.
Tracy Carter: cori. Paul Cartwright: violino. Brandon Coleman: tastiere, organo, pianoforte.
Tylana Renga Enomoto: violino. Thalma de Freitas: cori. Ossie Davis: autore testo. 
Claude Debussy: compositore. Cameron Graves:cori, pianoforte, organo. 
Taylor Graves: cori. Neel Hammond: violino. Charles Jones: cori. Artyom Manukyan: violoncello. 
Gina Manziello: cori. Lucia Micarelli: violino. Jason Morales: cori. Leon Mobley: percussioni. 
Miles Mosley: basso elettrico, basso acustico. Ginger Murphy: violoncello. Ryan Porter: trombone. Patrice Quinn: cori, voce solista, autore testo. Molly Rodgers: viola. Dawn Norfleet: cori. 
Jennifer Simone: violino. Dexter Story: cori. Maiya Sykes: cori. Igmar Thomas: tromba. 
Dwight Trible: cori, voce solista. Thundercatbasso elettrico. 
Benjamin Tierney: ingegnere del suono, missaggio. 
Kamasi Washington: sassofono tenore, produttore, compositore, arrangiatore, autore testi. 
Steven Wayne:cori. Andrea Whitt: viola.

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