Julien Rambaldi: “Benvenuto a Marly-Gomont” – di Dario Lopez

 Negli ultimi anni la commedia francese ha avuto modo di ritagliarsi ampi spazi di visibilità e grandi incassi, grazie soprattutto ad alcuni titoli indovinati che sono stati capaci di sbancare i botteghini d’oltralpe, farsi conoscere all’estero e magari dar vita a diversi remake che battono bandiere diverse dal tricolore francese, basti pensare a film come “Giù al nord” o “Quasi amici” ormai ben conosciuti anche dalle nostre parti. “Benvenuto a Marly-Gomont” (Bienvenue à Marly-Gomont) è una commedia franco-belga che nemmeno si avvicina ai risultati dei titoli sopra citati: in Italia non è nemmeno arrivata nelle sale cinematografiche; mantiene però il garbo e la comicità delicata spesso riscontrabili in titoli minori come questo, pur affrontando problematiche note che spesso sfociano in conflitti tutt’altro che garbati e delicati. Negli anni 70 il giovane Seyolo Zantoko (Marc Zinga), proveniente dallo Zaire, si laurea in medicina in Francia con l’intenzione di esercitare la professione e portare nel suo paese d’adozione tutta la sua famiglia: la moglie Anne (Aïssa Maïga) e i figli Sivi (Médina Diarra) e Kamini (Bayron Lebli). Non avendo ancora la nazionalità francese, Seyolo coglie al balzo la prima e unica offerta di lavoro a lui sottoposta e proveniente dal sindaco di Marly-Gomont, paesino sperduto nelle campagne a nord di Parigi, centro di poche anime nel quale nessun medico francese vuole andare ad esercitare. Moglie e figli raggiungono così il neo dottore convinti di andare ad abitare a Parigi: si troveranno invece in un paesotto con più mucche che abitanti, in una realtà contadina funestata dal maltempo, piena di fango ma che soprattutto non ha mai visto prima neanche l’ombra di un uomo nero. Non sarà facile per la famiglia Zantoko farsi accettare in paese, figurarsi addirittura per un dottore nero guadagnarsi la fiducia dei suoi pazienti, abituati al posto vacante e tentati di continuare a farsi curare altrove. Il film è la classica pellicola a tema integrazione e accettazione del diverso che si gioca le sue carte sul mix di umorismo lieve e mai greve e sul coinvolgimento emotivo volto a creare empatia tra spettatore e protagonisti.
In questi intenti il regista Julien Rambaldi coglie nel segno, rendendoci partecipi delle difficoltà del dottore a farsi accettare dai nuovi compaesani e preso nel mezzo tra il bisogno di lavorare e il desiderio della moglie di scappare per andare a vivere in una grande città, se non Parigi almeno Bruxelles dove risiedono diversi parenti dei Zantoko.
È proprio la presenza della famiglia in visita a Marly-Gomont a innescare più facilmente il lato umoristico della vicenda, una cricca che sembra appena uscita dalla Harlem dei 70 o da un film del filone blaxploitation, a contatto con i rozzi paesani dal naso rosso di Marly-Gomont. Il dottore ce la metterà tutta per superare gli ostacoli, dovrà lottare contro diffidenza, razzismo e opportunismo politico, ma nel risolvere la situazione la mano più grande arriverà dai suoi bambini, in particolare dalla giovane Sivi che riuscirà a mettere a frutto il suo amore per il calcio e per lo sport. 
La cosa più interessante del film è che la storia è vera, narrata qui in un flashback da un ormai adulto Kamini, il figlio più piccolo del dottore, che nella realtà è divenuto musicista e che lo spettatore può ascoltare nel brano che accompagna i titoli di coda di questo film, tanto semplice e delicato da essere adatto anche a un pubblico di giovanissimi.

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