Julian Cope: l’alchimista della New Wave – di Spiritualized Loris

Spulciando tra i dischi sullo scaffale si fanno sempre incontri che non ti aspetti…
cerchi la musica di quella band che hai in testa da giorni e t’imbatti a sorpresa con un artista inaspettato.
Nel nostro caso un incredibile druido gallese, un vero e proprio cantore sciamanico apparso sulla scena musicale britannica verso la fine degli anni settanta con l’esplodere della New Wave.

Julian Cope (nato a Deri, Inghilterra il 21 ottobre 1957) era e rimane uno tra gli artisti più apocalittici e visionari del Rock. La sua incredibile carriera musicale nasce nel 1978, in quel di Liverpool… con i Crucial Three e i Nova Mob, prima di fondare con Gary Dwyer, Paul Simpson e Michael Finkler il nucleo embrionale dei Teardrop ExplodesL’ anno seguente, dopo la pubblicazione di due singoli (Sleeping Gas e Bouncing Babies) Cope e i Teardrop iniziano a farsi conoscere in tutto il panorama inglese, formandosi attorno una nutrita schiera di fans che, dopo l’uscita del terzo singolo, Treason, possono finalmente gustarsi il primo album…“Kilimanjaro”, pubblicato nel 1980. Non basteranno certo il successivo “Wilder”, dal suono molto più curato e la tournée promozionale intrapresa con l’uscita del singolo Tiny Children, a cambiare il corso degli eventi.
Nel novembre del 1982 Julian e compagni si separano, lasciando alcune registrazioni sparse che verranno poi raccolte nel disco postumo “Everybody Wants to Shag the Teardrop Explodes” del 1990
I componenti della Band, giocoforza, prenderanno strade differenti.
Julian si dedicherà alla carriera solista, dimostrando di avere ancora molto da dire. 
Sarà una discografia ricca di successi la sua, a riprova del suo ego eccentrico e genialeL’esordio da solista arriva nel 1984… un’onda sonora irrefrenabile prende corpo dentro Julian: vengono pubblicati in rapida successione due dei dischi più importanti e rivoluzionari della New Wave e di tutto il suono degli anni ottanta…“World Shut Your Mouth” e “Fried”Due autentiche bombe che abbattono le fondamenta della musica passata, sostituendole con
un nuovo modo di ragionare intorno alla musica. Ascoltando questi due dischi torna subito alla mente la classica melodia di Syd Barret (in Love You o nelle tenebre profonde di No Man’s Land)
con una psichedelia smorzata e dai toni ritmati; eccentrica visionaria e stralunata insomma, al primo ascolto viene naturale accostare Julian a Syd. Proviamo allora a immaginare Barrett che canta sopra una base post Punk o nella freddezza metallica della New Wave, con un sitar, il suono del vento e un organo in accompagnamento…
World Shut Your Mouth di Julian Cope riassume bene l’affinità tra i due che, in comune, hanno anche la dipendenza dalle droghe… e questo peserà non poco nella carriera di Julian, che amava Jim Morrison a 14 anni ma avrebbe voluto essere come Captain Beefheart, che una volta disse:
“Non ho bisogno di droghe, io sono naturalmente psichedelico”
Purtroppo Julian non lo era naturalmente, e finì per diventare, a colpi di eroina e di acidi, un tossico schizofrenico, depresso, disperato e  annoiato dalla vita… ma, se è vero che la schizofrenia è l’inizio di tutte le arti, di ogni fantasia, l’estro e la creatività di Cope continuano a sgorgare  da tutti i pori; e l’emergenza espressiva lo spinge a scrivere quelle sue folli composizioni che seguiranno in “Fried”.
Ancor di più le sostanze psicotrope fanno la loro cospicua parte e la rivoluzione inizia da una concezione aggressiva della psichedelia britannica, come si coglie ascoltando due brani di “Fried”…Reynard The Fox, devastato dalle distorsioni e dalle urla lancinanti, e la più delicata Laughing BoyNello stesso album però, emerge anche il lato più melodico di Cope, ben rappresentato dal Pop ibrido di Sunspots.
Purtroppo i due album (“World Shut Your Mouth” e “Fried”) si rivelarono presto dei veri e propri fiaschi commerciali. 
Persino i due singoli pubblicati (Competition e  lo stesso Sunspots) sommati agli abusi di droga e ai problemi con la casa discografica portaroro Julian sull’orlo dell’abbandono delle scene. Un ritiro a vita privata che si prolungherà per anni. Sarebbe davvero oggi il caso di rivalutare questi lavori dimenticati dai più, non solo per la qualità musicale, ma ancor di più per quella espressiva. 
Julian Cope è stato capace di vivificare e rielaborare il filone artistico psichedelico e sperimentale fine anni sessanta che non ha poi avuto degni eredi per quasi un decennio e, preservandolo dalla distruzione sonora del Punk, lo ha filtrato attraverso una nuova sensibilità tutta personale. Questi primi anni della sua carriera solista lo distinguono nettamente da tutti gli altri gruppi e autori New Wave proprio per una capacità assoluta di personalizzare quel genere musicaleIl suo grande talento rimane una mera sperimentazione sonica capace di addentrarsi in un Rock oscuro, allucinato, visionario, futurista e nello stesso tempo antico.
La sua musica di quel periodo resta per sempre un’alchimia preziosa da esplorare, da gustare e da condividere.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

julian cope loris

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