Julia Holter: “Aviary” (2018) – di Natale Biondo

“Pop cinematografico d’avanguardia ispirato dal rumore assordante della vita moderna”, è una delle definizioni  date per classificare “Aviary”, il nuovo album di Julia Holter. Più che altro siamo al cospetto di un disco di delicata ed onirica avanguardia, una sorta di “post-ambient” ammaliante nell’evoluzione degli intrecci sonori cosi variopinti nella loro essenzialità che, anche nei momenti in cui è evidente la predilezione della cantante californiana per la sperimentazione estrema (Every Day is an EmergencyI Shall Love), risulta nella sua complessità molto godibile. Julia Holter ( Los Angeles 18 dicembre 1984) è una delle figure di spicco della musica d’autore contemporanea e vanta collaborazioni con nomi davvero importanti del mondo artistico nordamericano, come la cantante di folk psichedelico Linda Perhacs e il compositore sperimentale  Michael Pisaro. A differenza del suo predecessore (“Have You in My Wilderness” Domino 2015) “Aviary” è un lavoro più complesso, ricollegabile al rarefatto e minimalista “Loud City Song” (Domino 2013), il terzo sublime ed imperdibile album in studio della vocalist, che ha ricevuto consensi estremamente positivi da parte di critica ed ascoltatori. In questo suo nuovo disco Julia Holter – anche produttrice assieme a Kenny Gilmore – è accompagnata da Corey Fogel (percussioni), Devin Hoff (basso), Sarah Belle Reid (tromba), Tashi Wada (sinth), Andrew Tholl (violino) e Dina Maccabee (violino, viola e voce). “Aviary” trae il nome da una riga della raccolta di racconti di Etel Adnan, “Master Of The Eclipse”: “Mi sono trovato in una voliera – (aviary) – piena di uccelli urlanti”…e Julia Holter appunto si addentra in quel caos ed allo stesso tempo, strenuamente, vuole trovare una via di fuga da esso. Dopo anni di lavoro spesso ispirati a miti“Tragedy” (Leaving Records 2011) è tratto da un’opera teatrale di Euripide mentre “Loud City Song” trae spunto da una novella francese del XX secolo – opere teatrali e musical, la giovane e stravagante compositrice riesce a far sì che le sue intuizioni creative suonino come un film, esprimendo un repertorio musicale estremamente mutevole, con toni alti ed euforici che repentinamente diventano drammatici ed ansiosi… ed è come se la tensione espressa armonicamente fosse percepibile fisicamente, con un gioco di note ed immagini davvero stupefacente per la vasta gamma di colori impiegati. In una intervista Julia Holter ha dichiarato: “Aviary è un’esplorazione dei suoni nei momenti in cui mi sono sentita senza parole, non so davvero cosa dire in giorni come questi su qualsiasi cosa, e c’è così tanto da fare… è difficile trovare parole per questo…”. La musica è specchio fedele di questi stati d’animo che spiritualmente alimentano l’artista, caotica ma allo stesso tempo calmante… ed aggiunge: “Stavo cercando di creare un bagno sonoro, un’esperienza catartica”. Un disco inquieto, forse triste ma allo stesso tempo pacato e rilassante: sentimenti antitetici che con egregia maestria ed efficacia, la musicista di L.A. riesce a far convivere. Julia Holter ha sempre desiderato presentare del pop la sua versione più colta, e con “Aviary” continua il percorso già iniziato con “Loud City Song”. Musica che delizierà i cuori degli amanti, vecchi e nuovi, della scena di Canterbury; l’opera è come fosse una antologia di racconti, ogni brano è una storia con personaggi, location ed atmosfere differenti… elementi tutti cesellati tra loro magistralmente dalla delicata ed appassionante voce di Julia, ora ammiccante ed amichevole ora fievole, poco pronunciata e quasi impercettibile. “Aviary” è stato immesso sul mercato dalla Domino sotto forma di doppio CD e di doppio vinile 10″ di colore trasperente e per sua natura non è una pubblicazione destinata al grande pubblico però, tentare di riuscire a carpire i suoi segreti può risultare davvero interessante. 

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