Joy Division: “Substance 1977-1980” (1988) – di Lorenzo Scala

Questa coperta è un abbraccio sintetico che scalda i miei umori, sono rannicchiato in posizione fetale in un bozzolo di tepore. E’giunta l’ora di uscire, mettere un piede fuori, evocare la metamorfosi, è ora di risorgere ma il tempo non è maturo, il tempo è un rasoio affilato alla gola, quando mi lascerà libero di andare, io andrò. Nessuna catarsi per ora, mi basta uscire dal letto. Perché? Mi chiedo. Forse per annusare l’aria fuori, sentire di cosa sa senza il tuo profumo a ballarci dentro, ma il soffitto si abbassa, nemesi della mia visione verticale, mi comprime le forze sciogliendole. “Ricostruzione esistenziale, non andartene”. Non andartene sembra voler dire l’eco che frana come una valanga dalle tempie al cuore. L’assenza è un trauma, lo dice anche Wikipedia, giuro ho controllato. Perché la camera da letto è così fredda? Ti sei girata dall’altra parte” ma solo nella mia mente. Ignoro il soffitto che mi vuole al letto e getto la coperta per terra. Ciondolo pensando al tuo silenzio, “cammina in silenzio, la tua confusione, le miei illusioni”. Apro la porta di casa e c’è un oceano bianco, oceano sull’erba, sugli alberi, oceano nel cielo, oceano di neve ovunque. “Non andartene in silenzio, non andartene”. Atmosphere dei Joy Division mi ricorda che Ian Curtis se ne è andato nel maggio del 1980, aveva ventitrè anni. Lascio qualche impronta sulla neve, guardo il cielo bianco sporco, urino tra gli alberi del mio giardino per sciogliere il freddo che ho dentro. A casa non ho caffé. Non ho niente. Solo pensieri slogati e schizofrenici, così mi dico che tanto vale rientrare. Ho solo un vaso di marmellata senza il pane, i miei cuccioli meticci dormono in bagno, i miei cuccioli interiori invece si dibattono per uscire. Ian Curtis se ne è andato a soli ventitrè anni. Ventitrè, dieci anni precisi meno di me. Tu invece semplicemente hai preso la tua strada, hai prima cercato invano di addomesticare l’abitudine con sorrisi al napalm, poi hai raccolto le tue cose, le cianfrusaglie e le bigiotterie, la play station che usavamo per vedere film muti. “Quando la routine morde forte e le ambizioni sono basse e il risentimento vola alto, ma le emozioni non crescono e noi stiamo cambiando i nostri metodi prendendo strade diverse, allora l’amore, l’amore ci farà a pezzi di nuovo” (Love Will Tear Us Apart Again). Mi chino a raccogliere un pezzo della mia anima e cerco di rimetterlo a posto, ma i contorni non combaciano più, lo butto nel secchio… mai avuta la pazienza di fare un puzzle. Prendo “Substance 1977-1980” dei Joy Division, del 1988 (Factory Records), lo adagio sul piatto e libero l’atmosfera. Quando ascolto la musica decadente degli anni ottanta vado fuori di testa, si dilatano le pupille e si drizzano i peli. Oggi non si lavora, oggi è scesa la neve e il mondo si è fermato, tu te ne sei andata… ormai sei solo una voce nell’appendice della mia storia, il panorama da un angolazione perduta; preferisco concentrarmi sulla faccia pallida dentro una cornice gotica, dai lineamenti morbidi, neanche fossero disegnati da una matita ai frutti di bosco… di Ian Curtis. Recita drammatico descrivendo lo sbandamento di una venere e io mi cullo nel suo disastro privato, nel suo e nel mio: “Dice tutto la confusione nei suoi occhi, ha perso il controllo e si aggrappa al passante più vicino, ha perso il controllo e svela i segreti del suo passato” (She Lost Control). Ian… il tuo inferno non era la semplice cripta esistenziale di un adolescente irrequieto. La tua malattia aveva un nome: epilessia fotosensibile e ti ha stroncato. Questo pensiero si apre come un fiore di carta tra le mie visioni. Decido che dopotutto è un ottima giornata per uscire, lasciare impronte sulla neve alta venti centimetri, cercare un bar aperto e prendermi un caffè, magari trovare del pane per la marmellata. Magari il tempo ha deciso finalmente di allontanare la sua lama dalla mia gola. Tu sei andata via. Forse è il caso che esca anche io. “Potrei vivere un po’ meglio con i miei limiti e le mie bugie” (She Lost Control). Grazie Ian.

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