Josephine Foster al “Progresso” di Firenze – di Michele Faliani

Sabato, 2 marzo 2019. È sempre un piacere raggiungere gli amici del Circolo Il Progresso, sia perché ormai ci lega un’amicizia pluriennale sia perché nella loro sala è ormai una piacevole abitudine assistere a concerti di qualità altissima. Anche quest’ultimo, protagonista la folk singer Josephine Foster, non ha deluso le aspettative. Una biografia alquanto sui generis quella di Josephine, che comincia il suo rapporto con la musica come cantante ai funerali e ai matrimoni, in Colorado, passando anche per tutte le altre funzioni religiose. Poi il trasferimento a Chicago, dove le nuove frequentazioni la portano a mescolare la tradizione popolare con il blues, il jazz e perfino con la psichedelia, fino a renderla una dei nomi di punta di quell’avant-folk che vede in Marissa Nadler e Joanna Newsom le esponenti più conosciute. Josephine Foster sale sul palco allestito e illuminato in maniera davvero minimale, ed imbraccia subito la sua autoharp, che lascerà solo per una chitarra acustica e per spostarsi a un vecchio pianoforte verticale. I 70 minuti del suo concerto sono imperniati sui pezzi che compongono “Faithful Fairy Harmony”, il suo ultimo lavoro (e sedicesimo titolo di una discografia che va facendosi piuttosto corposa), qui ovviamente eseguiti con un “vestito” più scarno, senza percussioni, senza violoncellopedal steel. Josephine sembra uscita da un episodio de “La casa nella prateria” e, con la sua voce incredibile, capace di tenui sussurri come di acuti potenti, scalda il pubblico come un buon ponce in una giornata di tramontana, nonostante – ad essere sinceri – di chitarristi migliori di lei ne abbiamo incontrati parecchi. La splendida Soothsayer song, la stranissima Adieu color adieu e la delicata The virgin of the snow, gli episodi migliori del concerto, che sembrano quasi uscire da un vecchio grammofono di una fattoria del Midwest, lasciando immaginare il fruscio e gli scricchiolii di un vecchio 78 giri. Musica evocativa, sfuggente e palpitante che di tanto in tanto profuma di occulto. Di certo un gran bel concerto, che ci ha fatto scoprire meglio una delle folksinger più raffinate degli ultimi tempi. La sua non sarà certo la musica più adatta da ascoltare in macchina, ma se talvolta lascerete uscire qualche suo lavoro dal vostro impianto, le vostre orecchie e il vostro cuore ve ne saranno grati. Io per una volta mi incavolo con me stesso, che mi sono messo a dieta proprio in questa settimana: un bel bicchiere di Southern Comfort, con la musica di Josephine Foster, ci sarebbe stato proprio bene.

Foto e articolo di Michele Faliani © tutti i diritti riservati
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