Joseph L. Mankiewicz: “Eva contro Eva” (1950) – di Marina Marino

Mi chiedo perché non siano citati gli straordinari doppiatori, anzi, attori che danno anima e voce (nella voce non c’è anche l’anima?) ai personaggi di un film, in questo caso, in particolare. Alcuni linguisti sostengono che l’italiano ideale sia quello parlato dai doppiatori degli anni Trenta-Cinquanta. “Eva contro Eva” (All About Eve), diretto da Joseph L. Mankiewicz, vanta il primato di aver ricevuto quattordici nominations  agli Oscar, tra cui quella, vinta, di miglior film del 1950. La storia è quella di Margo Channing, interpretata  superbamente da Bette Davis, attrice di teatro all’apice della carriera, sente il fardello della sua età, quarant’anni (all’epoca nella realtà le attrici a ventisette anni erano pensionabili) che, in un momento di fragilità, solitudine e paura, viene avvicinata da Anne Baxter, nei panni di Eva Hurlington, sotto le spoglie di una giovane e povera vedova di guerra, dalla grazia delicata, adorante ammiratrice. Eva si installa a casa sua rendendosi indispensabile nel giro di un mese. La adula, la compiace, manipolandola, insinuandosi nel rapporto tra Margo e Bill (Gary Merrill) e gli amici che la circondano. Emblematica la scena in cui Margo la scopre specchiarsi con un suo abito di scena e ne sorride, intenerita, materna, profondamente ingenua. Margo beve, urla, si sente vecchia per l’arte e soprattutto per Bill, che ha solo otto anni meno di lei, Eva riveste il classico ruolo della finta ingenua, si fa forte della giovinezza, malattia, ahimè, dal rapido decorso e di un autentico talento. È brava, fallirà nell’intento di sedure Bill (“Quando vado a caccia non mi piace essere preda) ma otterrà quel che voleva, il successo, un premio prestigioso a consacrarlo, le porte di Hollywood e tra le sue molte ombre il ricatto del potente critico Addison DeWitt (Sam Menders), altro Oscar (Ti disprezzo e ti desidero, siamo troppo simili). Margo sposa Bill (una donna, voglio essere solo una donna) e la sera del suo trionfo  la nuova stella trova in camera una bellissima liceale, pronta a  mettere i piedi nelle sue orme, a fare a lei e di lei quanto Eva ha messo in atto con Margo. Quasi impressiona la lista dei riconoscimenti ricevuti da questa pellicola, tra cui quello di uno dei cento film più belli del secolo. Molta la carne messa sul fuoco, il teatro, la rivalità, l’amicizia, il tradimento, gli inganni, le ambizioni, l’età (forse il tasto su cui si batte di più), una brevissima apparizione di Marilyn Monroe, che anni dopo, nella vita reale, ripeterà una frase del film (“Va bene la carriera, ma di notte, quando sei sola, non puoi abbracciare la carriera). In questi tempi in cui la sorellanza femminista a me spesso pare scomparsa tutto sembra attualissimo: come, per le donne, di spettacolo o no, la dittatura dell’età, troppo spesso dimenticando che al non invecchiare si contrappone solo l’esser cari agli dei. Attuale, solo oggi più triste e volgare, e vorrei che ogni diciottenne che  gioca al “mostra e dimostra” su  Instagram ricordasse che alle medie c’è una dodicenne che scalda i muscoli per soppiantarla. In “Eva contro Eva” ci si sbrana tra bicchieri di cristallo, specchi, orecchini di diamanti, vezzi di perle su candidi colli, ci si dispera in fruscianti abiti da sera (indimenticabile quello di Bette Davis) si litiga con dialoghi brillanti e intelligenti e ci si pugnala alla schiena con classe. Dubito sia poco: per sedurre, condurre a sé, basta uno sguardo. Talvolta, almeno.

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