Jorma Kaukonen & Jack Casady: “Before We Were Them” (2018) – di Maurizio Garatti

Owsley Stanley ci ha lasciato ormai da otto anni, ma ancora oggi possiamo godere della sua opera e della sua lungimiranza, come nel caso dello stupefacente Live di Jorma Kaukonen e Jack Casady registrato a Santa Rosa (California) il 28 giugno del 1969, che rappresenta l’ennesimo manifesto psichedelico di un’era irripetibile. Owsley era un tipo davvero particolare, grandissimo ingegnere del suono, meticoloso e preparato, a cui si devono alcune delle pietre miliari del periodo della controcultura americana. Con lo pseudonimo di Bear, fu l’artefice assoluto del suono dei Grateful Dead: dopo l’incontro con i musicisti, avvenuto in uno degli storici Acid Test, grazie all’invito di Ken Casey, Owsley divenne l’uomo dietro al mixer della Band. La sua perseveranza gli permise di registrare innumerevoli serie di concerti che ancora oggi suonano in modo incredibile: il suo Wall of Sound, uno dei più grandi sistemi audio pubblici mai costruiti e le sue capacità tecniche, hanno permesso a queste registrazioni di arrivare fino a noi in modo assolutamente perfetto. A tutto questo va aggiunto il fatto che fu proprio lui a creare il celebre logo del teschio dei Grateful Dead e che la sua figura è anche ricordata per il fatto di essere stato probabilmente il primo a produrre quantità ingenti di LSD. Si stima che tra il 1965 e il 1967 Stanley produsse acido per almeno cinque milioni di dosi. Un personggio davvero particolare, geniale in ogni sua forma, che ha saputo cavalcare e domare il suono della Bay Area come nessun altro ha saputo fare.
Proprio come fece quella sera, a Santa Rosa
Siamo nel giugno del 1969, e una costola dei Jefferson Airplane inizia un percorso alternativo che sfocerà in una band diventata altrettanto mitica: gli Hot Tuna. Jorma Kaukonen, Jack Casady, e Joey Covington si ritrovano al Vets Memorial Bldg (Veteran Memorial Building) per un concerto elettrico che tiene caldi i musicisti coinvolti nel tour che i Jefferson Airplane stanno preparando a supporto di “Volunteers”, album fortemente politicizzato che uscirà nel novembre di quell’anno. Covington è il batterista destinato a prendere il posto di Spencer Dryden, la cui avventura nella Band è ormai giunta al capolinea. Il set è tiratissimo, e i tre dimostrano di avere una potenza di fuoco che ha pochi eguali, e un impatto sonoro che probabilmente solo i Cream e la Band of Gypsys di Hendrix possono vantare. Sicuramente nessuno dei presenti al concerto quella sera si aspettava di meno, vista la qualità dei musicisti che bazzicavano la Bay Area in quel periodo ma… il concerto va oltre ogni aspettativa.
E dietro al mixer c’è Owsley. Che ovviamente registra il tutto.
Sono tre grandi artisti che suonano in modo pressochè perfetto, lasciando fluire in modo estremamente naturale tutto il loro vissuto. Kaukonen è un americano atipico che vanta origini finlandesi da parte di padre ed ebraico russe da parte di madre. Terminato il liceo si trasferisce a Santa Clara in California per frequentare l’università e, visto che come chitarrista non è niente male, suona nei locali della città, accompagnando una certa Janice Joplin (Jorma la chiamava così) e, dato che una sera Janis non si presenta, improvvisa un set country blues, dando il via a una carriera che avrà pochi eguali. Nel 1965 incontra Paul Kantner e Marty Balin, che sono alla ricerca di una chitarra solista per la loro Band, e si lascia convincere ad entrare nel gruppo. Il primo pensiero è per Jack Casady, con il quale ha condiviso l’adolescenza e un gruppo di Rock ‘n’ Roll. Jack, visto che i bassisti sono merce rara in un periodo nel quale tutti i ragazzi vogliono suonare la chitarra, ha optato per il basso, trovando stimoli e vibrazioni positive nello strumento, accetta l’offerta (sicuramente anche per i 50 dollari a settimana che gli venivano garantiti) e raggiunge il compagno di avventure. La Band sta prendendo forma, e quando Jorma una sera racconta di se e delle sue esperienze citando il suo soprannome, Blind Lemon Jefferson Airplane (mutuato dal grande bluesman degli anni 20) ecco arrivare anche il nome tanto cercato: l’Aeroplano californiano è pronto a decollare e a scrivere la Storia. Casady suona il basso in modo poco convenzionale, non limitandosi a fornire il semplice supporto ritmico, ma aggiungendo vere e proprie linee melodiche create con la progressione degli accordi. Il suo personalissimo stile, chiamato “Walking Bass”, inserisce nel rock linee tipicamente jazz, e il suo riconoscibilissimo timbro, frutto di un basso Guild Starfire attaccato ad un amplificatore Versatone, verrà poi sostituito dal raffinato suono del basso Alembic “Mission Control”, raggiungendo probabilmente l’apice proprio in quegli anni.
Tornando a noi e a quella sera a Santa Rosa, dobbiamo dire che il terzo lato di quel fenomenale triangolo è un batterista con i crismi della rock star. Joey Covington inzia a suonare la batteria a dieci anni, ed è completamente autodidatta, e il fatto che in seguito diventi un pluripremiato cantautore in grado di pubblicare oltre venti album di cui almeno sedici sono poi diventati dischi d’oro e di platino, non deve far dimenticare la sua splendida predisposizione per le percussioni. Covington è un drummer sontuoso, che sa essere ruvido e tecnico allo stesso tempo: in lui convivono tecnica, precisione e impeto rock, e il muro di suono creato dalla sua batteria pulsa in modo incredibile. Ovviamente un trio simile non può deludere i fortunati spettatori, e in effetti il concerto è memorabile. Gli Hot Tuna sono ancora di là da venire, ma questa sontuosa anticipazione regala momenti di puro piacere. Si, perchè il “Tonno Caldo”, nome scelto perché le case discografiche non trovavano adeguata la prima opzione della Band (Hot Shit), è un progetto nato in modo semplice e naturale: quando Grace Slick si sottopose a un delicato intervento alle corde vocali, alcuni membri dei Jefferson crearono questo inusuale gruppo, che alla fine divenne l’opening act proprio degli Airplane. Una cosa buffa a pensarci bene: una parte dei Jefferson apre i concerti della propria band. Cose californiane, cose anni 60
Dunque, 28 giugno, serata estiva in California: clima mite, sensazioni stupende, e la musica che dal palco cala e avvolge gli spettatori in un torrido e rauco abbraccio. Si comincia con la stupefacente Rock Me Baby di B.B. King, otto minuti abbondanti di pura estasi hard blues. Il basso di Casady è vitale, pulsante e limpido, mentre il timbro secco della batteria di Covington riempie il suono; poi c’è la chitarra di Jorma, acida, lisergica, ritmata e a tratti lancinante, in grado di trasportare il tutto in una dimensione onirica. La voce è perfettamente incorporata nel muro di suono che i tre sono in grado di produrre. L’incisione è così vitale che sembra di essere al concerto: Owsley era un mago, e questa registrazione è una ulteriore prova della sua grandezza. Un inizio strabiliante che mette subito di ottimo umore. A seguire ecco gli oltre dieci minuti di Turnaround, a firma Casady/Kaukonen, brano non cantato che profuma di puro San Francisco Sound. Il suono è quello che potete sentire anche nelle prime incisioni dei Quicksilver Messenger Service: duro e puro: la matrice del Rock Californiano. Il trio riempie l’aria come solamente i grandi sanno fare, e se la ritmica del duo Casady/Covington è stupefacente, sono le note della chitarra di Kaukonen a volare talmente alto da trascinare via chiunque le ascolti. Dopo diciannove minuti di concerto ci ritroviamo ansanti e sudati, in attesa di ulteriore grande musica. La funambolica Star Trek, a firma Kaukonen, ha dalla sua parte una melodia che cattura subito, stemperata lentamente in quel substrato acido che permea tuttol’album. Jorma canta, sussurra, in modo suadente, e gli oltre sette minuti del brano ci scorrono addosso mentre con gli occhi chiusi seguiamo le evoluzioni del trio. A questo punto siamo in perfetta simbiosi con i musicisti, e i quasi quattordici minuti di Through The Golden Gate arrivano a portar via la parte ancora cosciente di noi, immergendoci in un magma ribollente entro il quale basso e chitarra jammano in modo così vibrante da lasciare storditi: il brano suona come una lunga e poderosa jam elettrica e lisergica che riesce a farci toccare con mano l’estate californiana. Come Back Baby è un pezzo di Walter Davis del 1940, e la versione proposta dai tre è un concentrato di blues sperimentale di incredibile potenza, con la batteria di Covington che pare voler uscire dai diffusori tanta è la grinta con la quale viene affrontata. Il basso attorciglia continue linee melodiche sulle quali la voce e la chitarra di Jorma si arrampicano platealmente: è la quintessenza del potere della “musica del diavolo”, trascinata in una dimensione roca e visionaria. Il set si chiude con gli undici minuti di Through The Grove, altro brano fortemente psichedelico a firma Casady/Kaukonen. Melodico quanto basta, il brano è un affresco di quello che significava jammare elettricamente nelle notti californiane: fantasia e tecnica al servizio di corpi sudati immersi nell’improvvisazione più lisergica. C’è spazio anche per una bonus track dal titolo Inspiration In The Hall Of Arrivals, che con i suoi otto minuti ci ricorda che esistono altre registrazioni di questa qualità (il brano è tratto dal set della sera precedente). Kaukonen, Casady e Covington erano in stato di grazia, e questa stupefacente trinità si è lasciata dietro tracce di un incredibile passato, che solo il grande amore per questo mondo a sé stante di Owsley Stanley ha fatto sì che siano giunte alle nostre stupite orecchie. Con i suoi settanta minuti di musica, “Before We Were Them” rappresenta uno dei capisaldi elettrici ai quali non possiamo rinunciare. E se “Bless Its Pointed Little Head” dei Jefferson Airplane, il Live Album del 1969 e “Hot Tuna”, il Live Album del 1970, restano nei nostri cuori come manifesti programmatici di un movimento culturale di enorme importanza, questo ulteriore tassello non fa che aumentare il nostro malcelato amore per quel sogno ancora così presente in noi.

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