Joni Mitchell and The L.A. Express: “Miles Of Aisles” (1974) – di Mr. Hyde

L’album sembra dare una chiave di lettura della “poetica” di Joni Mitchell, e vi si leggono le sue origini country/folk, poi veicolate dal rock, e l’infatuazione per il blues ed il jazz: dentro c’e tutto questo o una buona anticipazione. Brani che appartengono al periodo 1968-1974, anno a cui risale, a novembre, la pubblicazione per Asylum di questo “Miles Of Aisles”, doppio vinile contenente materiale Live registrato durante i concerti tenuti dall’artista canadese nel 1974, insieme ad una band di fusion, la L.A. Express, formata da  musicisti di grande rilievo: Tom Scott ai fiati che proviene dalla corte di Quincy Jones, Robben Ford chitarrista talentuoso e raffinato bluesman, che avrebbe accompagnato, qualche anno dopo, Miles Davis durante il suo tour del 1986 e poi la sezione ritmica, formata da Max Bennett al basso, John Guerin, batterie e percussioni e Larry Nash al piano. Grazie a questa collaborazione Joni alleggerisce il peso emotivo sulla propria performance, condividendola con grandi musicisti che arricchiscono la sua musica, stimolando anche la sua creatività e la sua curiosità. Tuttavia l’Artista si riserva una parte del concerto proponendosi da sola al piano, con la chitarra acustica o il dulcimer, per eseguire i successi su cui ha sperimentato il consenso del pubblico: parlo di canzoni come All I want, A Case Of You daBlue” (Reprise Records 1971) o anche Cactus Tree, unico brano da ”Song to a Seaguill” (Reprise Records 1968), A Woman of Heart  and Mind da “For The Roses” (Asylum Records 1972). Accanto a queste, le nuove  proposte insieme alla L.A., come Real Good For Free, Jericho (che sarà pubblicata anche sul doppio “Don Juan’s Reckless Daughter” (Asylum 1977con la partecipazione di Jaco Pastorius), una versione acustica di People Parties, unica anticipazione dell’album Court and Spark” pubblicato nel gennaio 1974 per la Asylum Records. Dal nuovo repertorio emerge anche il nuovo atteggiamento di Joni:Sto vivendo solo su nervi e sentimenti / Con una mente debole e pigra / (…) / Vorrei avere più senso dell’umorismo / Mantenere la tristezza a bada / Lanciare la leggerezza su queste cose / Ridere tutto via…”. È un chiaro desiderio di voltare pagina, di spiccare il volo, di spazzare via alcune paure che si concretizzeranno in tutti gli album successivi fino all’altro Live, più coerente e qualitativamente superiore, “Shadows and Light” (Asylum Records 1980), dove raggiunge il picco della sua evoluzione musicale. Joni dopo aver buttato giù dal Canyon il suo dulcimer (è una metafora..) e moderato i suoi acuti, vinto la sua battaglia con lo spettro di Joan Baez, è diventata ancora più interessante.  Da segnalare ancora,  alcuni notevoli nuovi arrangiamenti  di canzoni, come You Turn Me on, I’m a Radio – da “For the Roses” (Asylum Records 1972) – dove Joni ad un certo punto ingaggia un delizioso botta e risposta, voce-chitarra con Robben Ford, che ricorda un po’ il duetto Gillan-Blackmore in “Live in Japan” dei Deep Purple del 1972, con minore sollecitazione delle corde vocali; poi la ballata Both Sides Now – da “Cloud” (Reprise Records 1969) – accattivante e carezzevole come una nenia;  tre selezioni da “Ladies Of The Canyon” (Reprise Record1970): Rainy Night House che ad un certo punto assume i connotati di un brano prog e gli immancabili inni di un sogno infranto Woodstock e Circle Game. Quest’ultima, nella versione cantata da Buffy Sainte Marie, fa anche parte della soundtrack del film “Fragole e Sangue” (1970): un crudele anticipo di quelli che sarebbero stati i difficili anni 70.
Siamo prigionieri sulla giostra del tempo / Non possiamo tornare, possiamo solo guardare indietro / da dove siamo venuti / E girare in tondo in tondo / Nel gioco del cerchio…” (Joni Mitchell da  Circle Game).

Lato A: 1. You Turn Me on, I’m a Radio – 3:55. 2. Big Yellow Taxi – 3:05.
3. Rainy Night House – 4:00. 4. Woodstock – 4:25. 
Lato B: 1. Cactus Tree – 4:50. 2. Cold Blue Steel and Sweet Fire – 5:30.
3. Woman of Heart and Mind – 3:30. 4. A Case of You – 4:18. 5. Blue – 2:40.
Lato C: 1. Circle Game – 5:20. 2. People’s Parties – 2:30. 3. All I Want – 3:20.
4. Real Good for Free – 4:15. 5. Both Sides Now – 4:10.
Lato D: 1. Carey – 3:20. 2. The Last Time I Saw Richard – 3:45. 
3. Jericho – 3:30. 4. Love or Money – 4:48.
Musicisti: Joni Mitchell: voce, pianoforte, chitarra, dulcimer.

The L.A. Express: Tom Scott: strumenti a fiato (woodwinds e reeds).
Max Bennett: basso elettrico. John Guerin: batteria, percussioni.
Robben Ford: chitarra elettrica. Larry Nash: pianoforte.

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3 pensieri riguardo “Joni Mitchell and The L.A. Express: “Miles Of Aisles” (1974) – di Mr. Hyde

  • Luglio 19, 2019 in 3:54 pm
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    Esaustiva descrizione di un album che se la Mitchell fosse stata un musicista uomo sarebbe ricordato oggi alla stregua di “4 way street”. Per me non è inferiore allo straordinario ” Shadows & light” ma complementare ad esso. È importante che il talento venga ricordato e segnalato alle nuove generazioni.

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    • Luglio 31, 2019 in 7:14 pm
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      Hai detto bene: è complementare, serve a capire che in quel momento Joni stava cambiando e la mette a nudo: la sua anima folk era distratta dal jazz..Presto sarebbero nate “Hejira”, “The Hissing of Summer Lawns”, “Mingus”..
      Un saluto

      Risposta
  • Luglio 31, 2019 in 7:13 pm
    Permalink

    Hai detto bene: è complementare, serve a capire che in quel momento Joni stava cambiando e la mette a nudo: la sua anima folk era distratta dal jazz..Presto sarebbero nate “Hejira”, “The Hissing of Summer Lawns”, “Mingus”..
    Un saluto

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