Johnny Winter: “Second Winter” (1969) – Lino Gregari

Johnny Winter ha prodotto grande musica per oltre quattro decenni, ma pochi conoscono realmente la storia di uno dei chitarristi più amatI e rispettati di tutti i tempi. Johnny ha vissuto una vita incredibile e molte sono le sfide che ha superato per arrivare a guadagnarsi un posto tra i grandi chitarristi blues-rock della storia. La cosa più strana che possiamo dire su di lui è che per suonare ha usato per tutta la vita lo stesso pezzo di tubo idraulico con il quale ha iniziato. Winter è ampiamente riconosciuto come uno dei più grandi chitarristi slide di tutti i tempi, e come molti di loro, che utilizzano oggetti strani per scivolare su e giù sulla loro tastiera (Duane Allman usava notoriamente le vecchie bottiglie di Coricidin), la scelta di Winter è altrettanto unica. “Usavo qualsiasi cosa, da un cristallo da orologio a provette rotte a astucci per rossetto, bottiglie… Ho provato di tutto, ma niente mi dava il suono che avevo in mente, fino a quando non ho trovato questo tubo… e ho usato lo stesso pezzo di tubo per 30 anni, sia nei set acustici che in quelli elettric. È solo un pezzo di tubo idraulico che si adatta perfettamente al mio dito” racconta lo stesso Johnny, e sicuramente la cosa non può che suscitare curiosità, e l’industria discografica, allora come oggi, è molto attenta ai particolari, sopratutto a quelli che fanno la differenza tra un buon musicista e un grande artista. Nel 1968, i Led Zeppelin, firmarono un contratto con la Atlantic Records con un anticipo record di $ 200.000, ma solo un anno dopo, Winter firmò un accordo con la Columbia per un importo di $ 600.000. Storia del Rock, di grandi personaggi che stavano cambiando il corso degli eventi musicali. Ma Johnny è stato un personaggio a tutto tondo, capace di interagire con il mondo che lo circondava in molti modi. È passata alla storia la diatriba che lo contrappose alla DC Comix, di cui possiamo provare a sintetizzare gli eventi. Nel 1996, Johnny e suo fratello Edgar citarono la DC Comics per diffamazione in seguito a un numero di Jonah Hex: Riders of the Worm, che conteneva due personaggi Johnny e Edgar Autumn. Alla fine la Corte Suprema della California sentenziò che “anche se i personaggi immaginari di Johnny ed Edgar Autumn sono evocazioni di Johnny ed Edgar Winter, i fumetti non rappresentano letteralmente i querelanti, e le loro figure non minacciano i loro diritti”. Era un caso limite che tuttavia diede ai fumetti un vero e proprio dominio della parodia sui personaggi pubblici. Una sentenza che ha fatto davvero la storia del Diritto AmericanoWinter dimostrò da subito di avere un carattere poco conciliante: era duro e puro. Le cose andavano fatte come diceva lui. Ne sa qualcosa il produttore/ingegnere Eddie Kramer che ha lavorato con alcuni dei più grandi nomi del rock, dai Kiss ai Led Zeppelin, da Jimi Hendrix ai Rolling Stones. Johnny lo licenziò in tronco durante la lavorazione di “Second Winter”. “Non stava facendo il suo lavoro, disse in seguito. “Era fuori dallo studio e registrava effetti sonori piovosi. Quindi lo abbiamo licenziato a metà del lavoro, e fummo io e Edgar a finire il lavoro di produzione e registrazione dell’album”. Se volevi avere a che fare con lui, dovevi aspettarti una intransigenza al di fuori dell’ordinario. Prendere o lasciare. Non dimentichiamoci del fatto che fu uno dei pochi artisti ad essere pagato per esibirsi a Woodstock. Il Festival di Woodstock è uno dei più noti esempi di cattiva gestione del denaro nella storia del rock, con molti artisti che non videro mai un centesimo dai promotori per il loro lavoro. Johnny Winter però è stato una eccezione e ha ricevuto $ 3.750 per il suo set anche se, a causa di una mancanza di accortezza del suo manager, finì per perdere la parte più consistente del guadagno: “Steve Paul non voleva che fossimo nel film perché pensava che non avremmo fatto soldi”, ha ricordato nella sua biografia. “Pensava che ci sarebbero state complicazioni, quindi non voleva che fossimo coinvolti”. Con il senno di poi, ammise che quello fu davvero un grande errore.
Quando Winter arriva a New York City, diventa immediatamente un personaggio molto noto, suonando in un club chiamato The Scene, frequentato dall’élite del rock. Fu li che Hendrix lo vide, invitandolo a registrare qualcosa con lui. Non si conosce molto di quelle session: Johnny racconta che suonò con lui una decina di volte, ma che l’unica traccia registrata fu The Things that I Used to Do. Nel 1962, a soli 17 anni, Winter stava iniziando a farsi un nome intorno alla scena del blues in Texas e Louisiana. Una notte, lui e suo fratello Edgar andarono in un club a Beaumont, in Texas, per prendere B.B. King. Dopo un po’ di lusinghe, il Bluesman permise a Winter di salire sul palco per mostrare cosa poteva fare. “Gli ho fatto vedere come suonavo”, ricorda Winter a Jam Magazine. “Ho avuto una standing ovation per questo. Era la prima volta che suonavo il blues di fronte a un pubblico nero. Io, mio ​fratello e un paio di nostri compagni di band eravamo gli unici bianchi tra il pubblico”. Il tutto nonostante i problemi di ansia che lo accompagnarono per tutta la vita. Una delle tante sfide affrontate dal chitarrista di Beaumont è stata quella che lo ha contrapposto all’ansia: un compagno di viaggio che raggiunge il culmine nel 1990 durante un concerto tributo per la leggenda del blues John Lee Hooker. “Mi sentivo malissimo”, racconta Winter a Guitar World. “Non pensavo proprio di farcela. Volevo solo morire. Volevo davvero fare lo show, anche per il mio amore per John Lee Hooker, ma mi sentivo davvero male. E non ho idea del perché. Stavo solo avendo terribili attacchi di panico. È stato allora che ho iniziato a prendere i farmaci per affrontare l’ansia. Sono stati un grande aiuto, ma ho finito per usarne troppi, diventandone succube. Tutto questo però non gli ha impedito di essere protagonista principe della storia, come quando, nella seconda metà degli anni settanta, produsse un disco per un certo Muddy Waters, finito un po’ ai margini del grande circo del rock. Alla fine il rapporto tra i due divenne così stretto (Johnny produsse per Muddy tre album di studio e uno dal vivo), che Winter fu uno dei pochi presenti al matrimonio di Waters con Marva Jean Brooks, e il Grande Padre del blues di Chicago arrivò a considerarlo come un figlio. La passione per la “musica del diavolo” si manifesta per Johnny attorno ai 12 anni, quando si reca in un teatro a San Antonio, in Texas, per assistere alla proiezione di un film dei ruggenti anni Venti. Nella sua biografia, “Raisin ‘Cain: The Wild e Raucous Story” di Johnny Winter, il chitarrista lo ha ricordato come un momento decisivo nella sua vita. “Ricordo quel film che mi ha fatto desiderare di essere un musicista”, ha detto. “Era vera musica blues, con canzoni a cui potevo fare riferimento. La parte di Pete Kelly non mi è piaciuta molto: è stata la musica che mi ha catturato”Fu li che tutto ebbe inizio.
Tra i diciannove album che compongono la Sua discografia, “Second Winter” (1969), rappresenta probabilmente l’apice della sua lunga e leggendaria carriera. Tecnicamente parlando, questo è stato il terzo disco di Johnny se si tiene conto di “Progressive Blues Experiment” del 1968, che è stato rilasciato dalla piccola Sonobeat Records di Austin prima che Winter firmasse con la Columbia, un’etichetta così potente, che non si fece alcuno scrupolo sulla revisione della contabilità storica. In ogni caso, il talentuoso fenomeno coglie questa opportunità e scatena una strepitosa dimostrazione di abilità su tutti e tre i lati vinilici del disco. Chiunque abbia una copia originale, può raccontare che l’album è stato rilasciato come un raro set a tre lati: il risultato di una sessione di registrazione ispirata a Nashville che ha prodotto una quantità di materiale troppo grande per essere ridotto a un normale LP a due facciate, ma non abbastanza per un doppio. Winter inizia mostrando la sua voce soul in una cover di Memory Pain di Percy Mayfield, prima di consegnare i riflettori a Edgar per I’m Not Sure, per poi arrampicarsi sulle note della sua Gibson Firebird in The Good Love di Dennis Collins. La seconda parte, sorprendentemente, si trasforma in una festa a suon di rock ‘n’ roll anni 50, dove Winter si fa largo tra classici come Slippin ‘e Slidin e Miss Ann (entrambi resi famosi da Little Richard) e la strepitosa Johnny B. Goode di Chuck Berry. Ma la sorpresa più grande arriva alla fine: una reinvenzione di Highway 61 Revisited di Bob Dylan con un tour-de-force di slide-guitar che viene unanimamente riconosciuto come il clou della carriera di Winter. La terza parte sposta il focus sul songwriting di Winter, incluso il divertente e contraddittorio connubbio tra I Love Everybody e I Hate Everybody, tra le quali trova spazio l’ironica Hustled Down in Texas, per poi concludersi con la sperimentale Fast Life Rider. “Second Winter” è sicuramente il vertice della carriera di Johnny ma, ascoltando la sua corposa discografia, si resta comunque attoniti di fronte al talento di questo Artista, che unisce a una tecnica di rara efficienza, un songwriting davvero sontuoso, in grado di lasciarci testimonianze di classe pura. Partendo da quel monumento che si intitola “The Progressive Blues Experiment”, dove suonano tra gli altri Willie Dixon e Little Walter, per arrivare al postumo “Step Back” (2014), niente può essere trascurato, perché ogni singolo solco dei suoi album trasmette emozioni difficili da descrivere. L’Albino di Beaumont muore il 16 luglio del 2014, in una camera di albergo a Zurigo. Nessuna altra notizia viene riferita, ma non ha nessuna importanza: la sua musica racchiude ogni singolo frammento della sua anima. Se volete trovarla, ascoltate i suoi dischi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.