Johnny Jenkins: “Ton-Ton Macoute!” (1970) – di Claudio Trezzani

Esistono artisti che non hanno mai raccolto per quello che avrebbero meritato, gemme nascoste mai dimenticate, gelosamente tenute al riparo dalla massa, dai collezionisti e dai conoscitori della musica vera, quella che si tramanda col passaparola. Ecco, Johnny Jenkins, straordinaria chitarra mancina e armonicista sopraffino, è uno di questi artisti, del Sud degli Stati Uniti, influenzato dalle paludi, da New Orleans e dal Blues del Delta. Uno che venne definito la miglior chitarra mancina di sempre e non chiamarsi Jimi Hendrix, rimasto sempre ai margini del successo, a torto aggiungiamo, fino ad oggi che si è deciso finalmente di ridare alle stampe il suo capolavoro (non è la prima volta), “Ton-Ton Macoute!”, registrato nel 1970. Una gemma fuori dal tempo che i collezionisti avevano tenuto nei loro scaffali per anni, un’irreperibilità che aveva fatto lievitare i prezzi dei pochi pezzi rimasti in giro. Un album nato da un allineamento astrale pazzesco. Il disco è un bigino della musica sudista di quegli anni, un lavoro che avrebbe dovuto essere solista di quel genio che risponde al nome di Duane Allman, durante un momento di dubbio riguardo alla Allman Brothers Band, ma che comunque parteciperà in sei pezzi degli undici, con la sua slide-guitar, con il suo tocco assolutamente inimitabile che renderà ancora più immortale e fondamentale questo album. I musicisti presenti, oltre ai due geniali già citati, sono il meglio che il Sud potesse offrire in quegli anni ribollenti di ispirazione e libertà : Jaimoe e Butch Trucks alla batteria e percussioni, la chitarra di Pete Carr, le Southern Comfort ai cori, Bruce Hornsby al piano e il basso alternato fra Barry Oakley e Robert Popwell. Una sorta di all-star game di southern music. Parlarne pare una pomposa celebrazione ma, fidatevi, è un gioiello assoluto… potremmo citare l’opener, la meravigliosa versione di I Walk On Gilded Splinters di Dr.John,  ricamata dalla dobro di Duane Allman e dalle percussioni del duo meraviglia Jaimoe/Trucks, intinta nel fango delle paludi di Muscle Shoals e del Mississippi, un pezzo incredibile che vorreste non finisse mai, una di quelle canzoni che ti entrano dentro e non ti mollano più. Vorreste uscire dalla palude, da quel sapore appiccicaticcio che sentite attorno… ma poi vi imbattete in Blind Bats And Swamp Rats e venite rapiti da quel feeling sudista, un lento vortice paludoso che lo stupendo giro di chitarra di Pete Carr non fa che rendere ancora più viscoso e assolutamente perfetto. Southern fino al midollo! Non si può fare a meno di parlare della più incredibile versione di Rollin’ Stone (Catfish Blues) non uscita dalle dita di Muddy WatersDuane Allman dipinge un capolavoro supportato dalla stupenda prova vocale di Jenkins. Una gemma, uno di quei brani che dimostrano come ci sono stati pochi eletti nel mondo dell’arte con una genialità pari a quella del compianto Duane. undici pezzi undici gemme imprescindibili per la musica americana, una ristampa fondamentale che non può mancare nello scaffale di un vero amante di Blues Soul e Rock, ma anche di un generico amante dell’arte.

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