John Mayall’s Bluesbreakers: “Crusade” (1967) – di speea

John Mayall o se preferite il “leone di Macclesfield, nacque nel 1933 nella cittadina che si affaccia a nord-ovest sul mare d’Irlanda, molto vicina a ManchesterLiverpool e a 300 km di distanza da Londra. John da subito s’innamorò della musica, anzi s’innamorò del Blues americano e, finito il servizio militare – tre anni nell’inferno della guerra di Corea – si buttò a capofitto nella sua passione e non perse tempo ad aggregarsi, a metà degli anni 50, a gruppi che suonavano Blues, dando sfoggio delle sue capacità. Come già detto Londra non era vicinissima, ma gli echi fortunatamente rimbombavano anche a lunghe distanze e nella capitale britannica c’era Alexis Korner (un musicista nato a  Parigi ma rifugiatosi da ragazzo a Londra per scappare dalla guerrache come il nostro John si nutriva della musica d’oltreoceano che i soldati americani si portavano appresso. Korner era di cinque anni più grande di Mayall ed in terra d’Albione già faceva proseliti quando lo incontrò e, come un padre premurosolo aiutò ad inserirsi da subito nella scena dei pub fumosi, intrisi e vogliosi di Blues. Alla fine del 1964 John si presentò con una sua band al Klooks Kleek di Hampstead, vero e proprio crogiolo di musicisti, scrittori, intellettuali della Città.
La serata venne registrata e, con il titolo “John Mayall Plays John Mayall” (Decca 1965), ci fu il debutto discografico che il geniale Gus Dudgeon, ingegnere del suono e personaggio storico della Decca Records che quattro anni dopo curerà e produrrà, tra gli altri, Undead” (Decca 1968) dei Ten yeras After con la facciata B registrata nello stesso locale. Il grande merito di Gus fu quello di rendere al meglio il suono con tecnologie e strumenti non certo performanti se si pensa alle possibilità di oggi. Sulla back cover  di questo notevole debutto troviamo una presentazione della band e del disco dello stesso Alexis Korner, una specie di viatico che si usava a quei tempi, tanto che lo stesso fece Mayall qualche anno dopo con i Flock, band esordiente guidata dal violinista Jerry Goodman che poco dopo si unì alla Mahavishnu di McLaughlin. John li incrociò in concerto a Los Angeles verso la fine dei sixties e volle vergare sul retro della copertina il suo omaggio per il loro Flock” (Columbia 1969).
Tornando a “John Mayall Plays John Mayall”,
il Nostro si presentò subito come autore di valore anche se acerbo, protagonista di un “nuovo corso” della musica britannica, firmando dieci dei dodici brani. Per l’occasione, nella band figurava uno “sconosciutissimo” bassista, John Mcvie, che Mayall portò con sé per la realizzazione di cinque album, tra cuiA hard Road” eCrusade”, entrambi del 1967. Val la pena ricordare John Mcviefuturo marito di Christine Perfect – proveniente dai Chicken Shack di Stan Webb – e fondatore con Peter Green dei Fleetwood Mac, che si dimostrò affidabile, poderoso e preciso, ritagliandosi un ruolo di spicco nei BluesBreakers fin dall’inizio. Abbiamo ricordato i primi passi di John, questo artista meraviglioso e seminale non solo nel Blues e di cui parleremo tanto ancora ma qui “oggetto del desiderio” è un album fondamentale nella discografia di Mayall“Crusade” (Decca 1967), tra le tante altre meraviglie, vede anche il debutto di un chitarrista allora sconosciuto a i più, Mick Taylor “faccia d’angelo”, classe ’49. Quando “Crusade” fu registrato aveva da pochi mesi compiuto 18 anni: un ragazzino imberbe ma che sapeva già molto bene cosa fare della sei corde e l’album in questione ne è la chiara testimonianza. La storia ha poi reso merito a Mick, anche se, a nostro avviso, ha avuto la sfortuna di cadere nelle grinfie del duo Jagger-Richard che fatalmente ha tarpato le ali alla sua creatività. Il disco, colpisce soprattutto per la sua anima Blues profonda e può essere considerato come un testamento spirituale e musicale delle passioni giovanili di Mayall.
The dead of JB Lenoir penetra l’anima trasmettendo tutto l’amore e la passione verso un’artista scomparso a soli 38 anni. Sonny Boy Williamson è invece celebrato con il brano che chiude l’album, quel Checking on my baby eseguito da tantissimi… e qui la grandezza di Mick Taylor non è limitata a questi due brani rispetto alla bellezza sconvolgente di tutte le dodici tracce ma la si può cogliere, ad esempio, anche nel brano che chiude la side one, quel Tears in my eyes che la chitarra di Taylor eleva all’ennesima grandezza e bellezza: un blues tiratissimo che fa subito dubitare sulla sua reale età… e poi il brano che apre la side two, quel Driving Sideways di Freddy King dove il Blues viene letteralmente masticato e sputato fuori volgendo a un rock’n’roll che sprigiona energia e tecnica chitarristica da tutti i pori; strumentale come Snoowy Woodunico brano scritto dall’accoppiata Mayall-Taylorcon ancora Mick sugli scudi – ammaliante abbagliante – e tutti gli altri a fargli da supporto.
Crusade”, già dalla copertina, trasmette il messaggio racchiuso nel titolo e ci mostra i musicisti che manifestano con tanto di cartelli per propagandare l’ascolto del Blues… come in una crociata per la “musica del diavolo”. Nel retrocopertina domina ancora la croce ed i musicisti all’interno di essa in piena azione. Oltre a Mayall, Taylor e McVie, in Crusade” troviamo un batterista scarno ed essenziale come Keef Hartley, altro “fido scudiero” del bluesman di Macclesfield che poi fonderà la Keef Hartley banddue fiatisti in grande spolvero come Chris Mercer e Rip Kantrispettivamente al sax tenore e al baritono. I brani, proprio perché l’album è una crociata e quindi una celebrazione degli idoli e padri del Blues, sono cover che risplendono nel corso di tutto il disco: dalla traccia iniziale, Oh, pretty woman di A. C. Williams e Albert King, passando per Buddy Guy con My time after a while (altra fantastica prova di Mick Taylor), alla celeberrima I can’t quit you baby di Willie Dixon e Otis Rush (replicata da tantissimi artisti e dai Zeppelin nell’album d’esordio) e Me and my Woman di Little Joe Blue,dove il basso di John McVie diventa il protagonista assoluto ma, all’interno ci sono altre tracce come Stand back baby, dove Mayall affila le lamelle della sua armonica e si cimenta coraggiosamente sulla Slide Guitar… ed ancora My time after a whilecon la voce di Mastro John” accompagnata dai fiati e Mick che si lancia in un assolo che sgocciola Blues riempendoci il cuore di amore.
Anche qui i Sassofonisti fanno la loro parte, prima sostenendolo e poi ribadendo quanto siano fondamentali nelle idee progettuali di questo “nuovo corso” gli ottoni… e la meraviglia continua con Man of Stone dove, in ordine sparso, l’armonica e la slide guitar di John la sei  corde Mick ed il sax baritono di Rip Kant giocano splendidamente in soli 2’30”: bellissimo sentir duettare sax ed armonica, un puro concentrato che spremi come un limone fino all’ultima goccia. Sulle note di copertina Mayall rende in dettaglio la scelta dei musicisti, del materiale sonoro per rendere omaggio ai padri del Blues, e ci chiarisce il senso della dedica a JB Lenoir di cui sopra: Mi ha soprattutto rattristato il fatto che la sua morte sia stata ricordata con pochissime righe, soltanto da una rivista musicale inglese e ho l’impressione che nella sua breve esistenza lui abbia lavorato molto e bene e senza nessuna ricompensa”. Poi Mayall lascia all’ascoltaore il suo messaggio:
Era ora che i fans facessero un po’ di scalpore contro un sistema che continua a ritenere che gli amanti del blues siano soltanto una sparuta minoranza nel mondo della musica. Ecco perché il titolo di questo nuovo album dei BluesBreakers è “Crociata”. Io ho dedicato la mia vita al Blues e spero adesso di avere il vostro sostegno”.
Il ruolo fondamentale di “Crusade” 
nel percorso artistico di Mayall è evidente perché sovverte i canoni espressi dal blues fino a quel momento con una linfa nuova e vigorosa. L’inizio di un nuovo percorso, con le “radici” che restano forti ed indistruttibili ma non più ancorate ed allineate ai canoni tradizionali. Il vero intento, insomma, è quello di sovvertire il lento scorrere del “Blues revival” con idee e sonorità che porteranno Mayall a cambiare e sperimentare in continuazione, aprendo strade inaspettate per il futuro di tutta la musica a venire. 

John Mayall: voce, armonica, organo, pianoforte, chitarra slide (bottleneck).
Mick Taylor: chitarra solista. John McVie: basso elettrico. 
Chris Mercer: sassofono tenore. Rip Kant: sassofono baritono.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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