John Lee Hooker: “The Cream” (1978) – di Maurizio Celloni

Chicago è la città del blues elettrico ma anche Detroit non scherza. John Lee Hooker si stabilì dal 1943 nella Motor City, come è soprannominata Detroit, quale centro di fiorenti industrie automobilistiche, provenendo dal Delta del Mississippi, dove nacque il 22 agosto 1917 a Coahama Country, località situata nelle vicinanze di Clarksdale. Trovò impiego presso una delle fabbriche di automobili e alla sera, dopo il lavoro, frequentava i numerosi club, juke joint e locali di incontro aperti nella famosa Hastings Street del quartiere nero Black Bottom. La sua crescita musicale è fortemente influenzata dal patrigno Willie Moore, che si prese cura della famiglia Hooker alla morte prematura del padre William. Willie era un cantante originario della Louisiana e il suo blues “era fondamentalmente basato su un ripetitivo e ipnotico accordo. Le canzoni mescolavano strofe tradizionali e strofe improvvisate in una struttura lenta, come una cantilena”, scrive Robert Palmer nel suo “Deep Blues” (ShaKe 1981). Il blues di John Lee Hooker è caratterizzato da un suono cadenzato, sottolineato dal battere ostinato sulla cassa armonica della chitarra o sugli assi del pavimento, molto simile a quello pianistico boogie woogie, e da una voce roca e incantatrice, quale grande interprete degli stilemi originali del deep blues. La sua parabola artistica vede alternarsi momenti di grande successo a periodi di minore impatto nel mercato discografico.
Tra la fine degli anni 40 e tutti i 50 del secolo scorso inanellò una serie di hit a partire da Boogie Chillen, che lo resero celebre, decretandone la grandezza di compositore, chitarrista e cantante. Con l’avvento del rock and roll, che aveva contribuito a creare con il suo stile asciutto e ipnotico, il pubblico si dimenticò del vecchio Hooker che fu riscoperto verso la fine dei 60 dai giovani musicisti bianchi e dai cultori del blues revival, in particolare dai Canned Heat, band statunitense rock-blues con i quali registrò nel 1970 lo splendido “Hooker n’ Heat“. Prima che il suo prezioso cameo incastonato nel film The Blues Brothers (1980) catalizzasse l’attenzione del grande pubblico John Lee Hooker nel 1978 pubblica un doppio album dal titolo “The Cream” (The Tomato Music Company Limited). Si tratta della registrazione del concerto tenutosi al The Keystone di Palo Alto in California, nel settembre del 1977.
In questa occasione John Lee Hooker si avvalse di un gruppo di musicisti diversi dalla sua solita band tra i quali spiccano l’armonicista Charlie Musselwhite e Ron Thompson alla seconda chitarra, che in seguito avrà una discreta carriera solista, costellata da numerose pubblicazioni con i suoi The Resistors. La band non esprime il feeling e il groove dei musicisti, storici collaboratori di Hooker, tuttavia si fa apprezzare per dedizione e rispetto del grande leader, migliorando l’amalgama nel corso del concerto. Il disco è un condensato del blues di Hooker nel suo incedere monocorde e improvvise impennate di solismo chitarristico, come si può ascoltare nei brani contenuti nella facciata A del primo vinile Hey Hey e Tupelo; la voce passa dai toni profondi e vellutati al roco baritonale. Il boogie blues, altro tratto distintivo di John Lee, è ben rappresentato da pezzi quali Rock Steady e You Know It Ain’t Right. Il lato B inizia con un sincopato She’s Gone, un classico blues nella migliore tradizione elettrica.
In questo brano si fa apprezzare l’assolo di chitarra di John Garcia Jr. ma la differenza ancora una volta viene espressa dalla voce autorevole di Hooker e dall’armonica di Musselwhite. Dopo un’intro di chitarra a omaggiare i Maestri del Delta, T.B. Sheets si dipana come il carro che trasporta i lavoratori verso casa al tramonto di una dura giornata nei campi di cotone. L’armonica cesella e accompagna la voce con la chitarra a contrappuntare e ribadire la malinconia e la stanchezza dei braccianti, mentre le ombre si allungano nella sera. Gran bel pezzo, emozionante. Il seguente brano, Sugar Mama, è un up tempo, mentre a chiusura del primo vinile troviamo One Room Country Shack, composizione sussurrata dalla voce di John Lee Hooker e sottolineata dalla sua chitarra con incisivi e brevi assoli.
Il secondo vinile inizia con Drug Store Woman. In questo pezzo Hooker veste i panni del narratore recitante accompagnato da un riff lento di basso e batteria, quasi ossessivo, ma profondo e affascinante. Nel brano successivo, I Want You To Roll Me, la band si esprime al meglio. Si ha la netta sensazione che scaldando muscoli meningi e polpastrelli durante il concerto la resa e il groove migliorassero. Pezzo molto godibile. Bar Room Drinking è la terza composizione del lato tre nella quale tra i ricami della chitarra di Hooker si raccontano le storie maledette e tristi degli avventori, rendendo comunque la tensione un divenire positivo. Il blues riscatta. La facciata termina con Little Girl confermando la crescita della band. Bella e trascinante versione dal ritmo incalzante e assoli di chitarre che si rincorrono. 
L’ultima facciata inizia con Louise, brano nel quale John Lee Hooker sembra invocare con voce sommessa, quasi sussurrata, l’amore della donna. L’armonica implora un perdono e la chitarra, magistralmente suonata da Hooker in modo un po’ impertinente, sottolinea le proprie ragioni. Brano che racchiude in sé, con il successivo When My First Wife Left Me, tutta la poetica e lo stile del Maestro. Il lavoro non poteva che finire con un boogieBoogie On, oltre tredici minuti di ritmo incalzante, chitarre distorte, voce stentorea e affermativa, sezione ritmica e armonica sugli scudi. Immagino gli spettatori tutti ammassati sotto il palco a ballare. Degna conclusione del concerto. Un disco live che testimonia il percorso artistico di un uomo partito dal profondo sud degli Stati Uniti con la sua chitarra economica alla conquista del mondo… e il mondo l’ha conquistato davvero, come testimoniano le collaborazioni con altri grandi musicisti del calibro di Van Morrison, Carlos Santana, Roy Rogers, Robert Cray, Ry Cooder, John Hammond, Los Lobos, raccolte negli straordinari album degli anni 1980 e 1990. Il 21 giugno 2001 John Lee Hooker ci ha lasciato ma la sua musica ci accompagna ancora lungo il percorso delle nostre vite, illuminandole con gusto immutato e lieve.

La band: John Lee Hooker: chitarra solista e voce. Ron Thompson: chitarra ritmica.
John Garcia Jr.: seconda chitarra solista. Mike Milwood: basso. Larry Martin: batteria.
Pete Karnes: armonica.

Musicisti aggiunti: Ken Swank: batteria. Charlie Musselwhite: armonica.
Produttore: Kevin Eggers.

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