John “Cuore di Tuono” Trudell ci ha lasciati… – dalla redazione

L’8 dicembre, giorno della Immacolata, mentre tutti noi eravamo impegnati nelle prime spese di Natale, John Trudell, nativo americano Sioux-Santee, noto poeta, cantautore, attore e attivista per le minoranze indigene, si spegneva all’età di 69 anni. Con lui scompare un simbolo di riferimento della resistenza dei popoli Nativi Americani.
La sua battaglia contro quel vergognoso pozzo nero che è l’FBI merita di essere ricordata come una delle pagine più intense della lotta in difesa della dignità umana. A lui e a tutti gli Inesistenti che continuano a combattere l’assurda dittatura dei governi totalitari, va il nostro ringraziamento e la nostra sentita ammirazione. Ricordiamo la sua figura, ripubblicando il notevole articolo uscito sulla nostra rivista nei primi giorni dello scorso giugno.

John Trudell: da “Stickman” a “Blue Indians” – di Patrizia Orlando
“Stickman” di John Trudell (Poems, Lyrics, Talks, A Conversation by Paola Igliori – Inanout Press, 1994) è un libro, tornatomi in mente in questi giorni, non so perché. Probabilmente per la sensazione di paura che gli eventi degli ultimi tempi mi trasmettono…
Un drammatico racconto di sfruttamento e di popoli perseguitati. 
Nel libro un uomo si racconta, porta alla luce la sua tragedia personale e la sua lotta. Poesie e canzoni dall’anima di un guerriero Santee…
John Trudell appunto. 
Indiano Sioux santee del Nebraska con alle spalle un sentiero di violenze e dolori.
Portavoce dei diritti civili della sua gente, segretario dell’American Indian Movement dal 1973 al 1979, è stato costretto a subire per la sua militanza ingiustizie e follie, culminate in tragedia.

Il 2 febbraio 1979, dodici ore dopo che Trudell aveva bruciato una bandiera americana davanti al quartier generale dell’FBI a Washington, un incendio rase al suolo la sua abitazione nella riserva Shosone Paiute in Nevada.
Persero la vita la moglie, i tre figli e la suocera. L’FBI si rifiutò di investigare e l’incendio venne archiviato immediatamente come “incidente di natura accidentale”.

Da quel momento la sua vita è sconvolta. Troverà poi la forza di continuare grazie all’incontro con Jackson Browne… che lo convinse a mettere in musica le sue denunce. Ebbi la fortuna di esserci quella domenica 23 luglio 2000 nella piazza della mia città per uno dei suoi concerti. tornò poi altre volte e sempre mi trovò lì ad ascoltarlo.
Quel suo primo concerto di Asti Musica 2000 durò molto poco, la pioggia cominciò a scendere copiosa, sembrava autunno anziché estate, restammo a lungo sotto quel palco in attesa che smettesse ma dovemmo desistere.

Un “ringraziamento” andò all’organizzazione sempre così precaria e poco attenta. Tornai a casa delusa, non certo per quell’uomo piccolo di statura ma grande per carisma e intelligenza. La sua musica tra rock urbano e fraseggi che a tratti ricordano il miglior Lou Reed, blues e ritmi antichissimi della sua tradizione, compongono sempre un grande spettacolo… anche se di breve durata come quella prima volta. La sua forza di comunicazione è potente, anche se combatte la sua guerra con le parole. Mark Shark alla chitarra, Quiltman cantante nativo americano, Rick Ecksteine alla batteria lo accompagnano sottolineando con la musica e i cori tradizionali le sue poesie. Le parole diventano pura espressione dell’anima e tutto si fonde trasportandoti nel suo dramma, nei suoi pensieri, nella sua determinazione di non smettere mai di combattere.
Tornando al libro, in forma di conversazione tra Trudell e Paola Igliori che ne è curatrice, fin dalla prefazione si coglie il senso di questo bel lavoro:
“(…) la sua voce è la più vera, essenziale e profonda che esiste in America e ha un dono di grande potere: lui dà veramente orecchie al cuore e attiva qualcosa di profondo. John porta lo spirito puro verso una percezione molto umana, straordinariamente chiara, intensa, ed è contagioso! (…)”.
Leggerlo per me è stato in qualche modo confortante come lo può essere ritrovarsi, avere conferma di un modo di pensare, di trarre conclusioni e di provare certi sentimenti del tutto simili ai miei. Sentire di avere ragione nel credere nella vita in tutte le sue manifestazioni e nel suo rispetto più profondo.
Ritrovare la spiritualità che ci serve per combattere la nostra battaglia.

Trudell usa il bastone, ma non c’è dolore se non nella sua anima. La sua è poesia in musica ma anche musica che diventa poesia. E’ poeta e musicista allo stesso livello insomma… e le sue parole mescolano modernità e tradizione, disegnano paesaggi a volte interiori altre volte del mondo che c’è fuori.
“Ma se la visione era vera e potente, come so, allora è ancora vera e potente; poiché certe cose sono dello spirito, ed è nel buio dei propri occhi che gli uomini si perdono” – Alce Nero.
A rileggerlo questo libro mi riporta fatalmente a quel primo concerto durato troppo poco. L’atmosfera era emozionante, c’era perfino Don Mauro, sacerdote cattolico appassionato delle vicende dei nativi americani. Lo vidi confabulare con Trudell e dopo poco ritornare con un libro tra le mani. Mi sorrise come mai l’avevo visto fare prima e mi disse: “gli ho parlato, gli ho regalato una maglietta e Lui ringraziandomi mi ha donato un suo libro”… “Fantastico” replica io… ma si era già allontanato perso in chissà quali pensieri.
Il concerto ebbe finalmente inizio, John indossava la maglietta di Don Mauro e le sue parole cominciarono a fluire…
la chitarra elettrica ribadiva e il mitico Quiltman sottolineava portandoci lontano… laggiù tra le praterie sconfinate, tra guerrieri e uomini di medicina, visi segnati e rituali antichi. Uomo smarrito in cerca del suo senso… così come recita in “Blue Indians”, disco con una base di suoni e ritmi presi principalmente dal blues, dove le percussioni, il pianoforte, le chitarre e le voci dei Bad Dog – la sua tradizionale band – sono magistralmente accostati ai canti rituali che Quiltman evoca magicamente… in un intreccio davvero esaltante. John canta di rado preferendo raccontare con ritmo musicale. Più lo ascolto e più mi sembra di esserci, quei ritmi mi raccontano qualcosa che conosco…

“Io, figlia delle figlie, acque di luna crescente piango e aspetto e ascolto, mi stendo e mi elevo spingendo di più apro le me mie braccia e abbraccio, canto le mie canzoni sconfiggendo le tempeste, vibro la notte e gioisco”

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