John Coltrane: “Ascension” (1966) – di Ubaldo Scifo

Dall’Opening Ensemble fino al Concluding Ensemble, l’album “Ascension” pubblicato nel febbraio del 1966 (Impulse!) è la materializzazione della sua idea di musica libera da legami armonici e ritmici, la possibilità di esprimersi al massimo delle proprie capacità tecniche abbandonandosi alle proprie pulsioni creative. John Coltrane sceglie un gruppo di musicisti eccezionali, come farebbe il capitano Kirk per l’ennesima missione della sua Enterprise nello spazio infinito. Di questa nutrita e ricca formazione fanno parte  McCoy Tyner (piano), Jimmy Garrison (basso) e Elvin Jones  (percussioni)… la sezione ritmica che lo accompagna abitualmente, gli hard boppers Freddie Hubbard (tromba) e Art Davis (basso) ed un gruppo di giovani musicisti dell’area free jazz e avanguardia: i tenoristi Archie SheppPharoah Sanders, Marion Brown, l’alto sassofonista John Martin Tchicai e il trombettista Dewey Johnson. Ognuno contribuisce con motivazioni diverse: così, se Archie Shepp o Pharoah Sanders partecipano con la rabbia della reazione nera di Malcom X al razzismo – in molti identificarono nella new thing la new black music Coltrane, ispirato da “Free Jazz” di Ornette Coleman e il suo Double Quartet (Atlantic Records, 1961) aderisce pienamente al free in questa occasione,perché rappresenta un’altra tappa della sua vita e del suo percorso personale musicale e spirituale. “A Love Supreme” (Impulse! 1965), tappa fondamentale di questo percorso, è un canto religiosoAllora “Ascension” è una preghiera? Forse è più un sermone, potente, minaccioso, disperato. Che si trasforma man mano in coro tragico e  caotico dove confluiscono le singole voci fatte di istanze, desideri, paure e dolori. Una ribellione dei Titani, una trance devozionale, un inseguimento di scimmie impazzite in mezzo al traffico di Chicago nell’ora di punta, l’evocazione del lato violento dei sixties. Cos’altro? Coltrane è spinto dall’esigenza di avvicinarsi all’Assoluto e, l’uso del suo strumento ed il suono che ne scaturisce, sono un’appendice della sua anima, che si espande. Le note, in un processo di trasmutazione alla Albert Ayler, diventano rumori, soffi, urla in una sequenza dolorosa, nuda e selvaggia. E’ il caos che prevale e la musica perde la sua veste abituale, il suo significato comune. Pete Welding osservò: “Coltrane ha insistito nei suoi sforzi per raggiungere nella musica una totale astrazione. Ora, in realtà, la sua musica è una liberazione di energia psichica più di quanto non fosse in passato, è un vaso di Pandora di emozioni se volete, in cui si riconosce una spinta catartica. È una musica animata da una forza tremenda, spesso più brutta e brutale che bella, ma sempre intensa e profondamente sincera” (1). Il giudizio di Eric Nisenson, è duro: “dopo alcuni minuti di Ascension, un’esecuzione che avrebbe potuto risultare tonificante si trasforma in un brano semplicemente noioso. Le improvvisazioni di gruppo, pur possedendo un’evidente energia – grida, urli che lacerano l’aria e spaccano i timpani, destrutturando completamente l’edificio che la cultura raffinata accetta come musica – cominciano a somigliarsi tutte, e certe volte sembrano artificiose…” (2). Eppure lo scrittore, critico musicale è autore di una biografia entusiasta e riccamente documentata del geniale John. Da parte mia, pur asserendo che si tratta di 40 minuti di aggressione sonora durante i quali viene messo a dura prova il proprio equilibrio psicologico, sono convinto che a certi eventi bisogna assistere con un stato d’animo sereno e con l’umiltà di chi vuole capire. Alla luce di queste considerazioni vale la pena di ascoltare l’album, tenendo presente che lo stesso Trane raccomandava di non avere fretta di giudicare quello che suonava e come e perchè lo suonava. “Qualche volta vorrei avvicinare la mia musica come se fosse la prima volta, come se io stesso non l’avessi mai sentita. Facendone così inesorabilmente parte, non saprò mai cosa prova l’ascoltatore, che cosa gli arriva, e questo è un peccato.” (John Coltrane) (3)

Versione LP (1966) Musiche di John Coltrane.
Lato 1: 1. Ascension (Part 1) – 18:35
Lato 2: 2. Ascension (Part 2) – 19:15

(1). ”Down Beat”, 23 febbraio 1967. 
(2). Eric Nisenson: ”Ascension” Vita e musiche di John Coltrane (Odoya 2015).
(3). John Coltrane, citato da Nat Hentoff nelle note di copertina per “Om” (Impulse! 1968).

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