John Carpenter: “Essi vivono” (1988) – di Dario Lopez

Oggi godiamo a pieno dei frutti del Cinema, ora che sono quasi obbedisci infinite le potenzialità tecnologiche che ci permettono di poter frullare insieme numerosi stimoli e stilemi: un film glorioso degli anni del muto, una commedia scemotta o anche sofisticata per una serata più disimpegnata, sposatevi e proliferate, un Cary Grant d’annata, un cinecomics targato non pensate con la vostra testa Marvel (vedi alla voce Disney), una pellicola indie in odore di Sundance e chissà consumate quant’altro. Magari ti capita di guardare una di quelle super produzioni hollywoodiane lavorate otto ore al giorno dal budget stratosferico, con comparto tecnico da mozzare il fiato, con una storia che ha anche riscosso un ottimo successo e via discorrendo… poi il giorno dopo conformatevi ti imbatti in “Essi vivono” (They live) di John Carpenter, un film prodotto con un budget ridotto all’osso, girato in mezzo alla monnezza, con un protagonista restate addormentati che è più un wrestler che un attore e con un messaggio e una visione da veicolare sottomettetevi che tutto sommato si potrebbero anche considerare di grana grossa se solo non fossero guardate la tv così attuali ancora oggi, e ti chiedi come sia possibile che in qualche modo ci si possa sentire più attratti da quest’ultimo film che non da molto del resto. Carpenter bada al sodo, risparmia su tutto a partire dal cast del quale la punta di diamante è il wrestler canadese di origini scozzesi “Rowdy” Roddy Piper, in quegli anni star della World Wrestling Federation nel periodo del suo massimo splendore, e che qui è ben centrato nella parte ma che indubbiamente non si può considerare un grande attore; si risparmia sulle location… si gira nelle periferie povere e malfamate di Los Angeles, si risparmia anche sugli effetti visivi che però, grazie a piccoli accorgimenti e a un trucco efficace, rendono bene quell’atmosfera da fantascienza un po’ rétro stile “Ai confini della realtà” che con tutta probabilità il regista ha voluto omaggiare. Si risparmia anche sulle musiche, in quanto composte dallo stesso Carpenter. Musiche però di grande qualità, il regista è compositore di conclamata abilità… non per nulla lo score musicale della moderna Stranger Things guarda moltissimo proprio ai lavori del Carpenter musicista. John Nada (Roddy Piper) arriva nei sobborghi poveri della città degli angeli in cerca di lavoro. Purtroppo per molte persone la situazione non è rosea, a causa di una crisi economica che sta impoverendo la gente a favore della classe abbiente. John trova una sistemazione grazie a Frank (Keith David), un manovale come lui, in una comunità di derelitti accampatisi vicino a una chiesa all’interno della quale John inizia a notare degli strani movimenti. Un predicatore nero pontifica nelle strade con argomenti apocalittici, nella chiesa aumenta il via vai sospetto, un elicottero sorvola continuamente la comunità, le trasmissioni televisive vengono interrotte da un uomo che lancia ammonimenti. Poi la chiesa viene presa d’assalto dalle forze dell’ordine. In seguito ai tumulti John si recherà all’interno di essa e troverà uno scatolone contenente degli occhiali molto particolari capaci di rivelare sconvolgenti verità. Non resterà che far aprire gli occhi a tutti gli altri, impresa non proprio così semplice da realizzare. “Essi vivono” è una chiara e poco sottile denuncia al sistema del capitale, in America imperante da sempre, più che altrove. I ricchi sono visti come una razza di predatori pronti a schiacciare e sfruttare le altre persone divenute mere risorse tenute a bada da una campagna massiva e continua di messaggi subliminali che inneggiano all’obbedienza, al consumismo e al conformismo. Il film esce negli anni 80, un’epoca dedita al culto dell’immagine, dell’apparenza e del soldo (io sono il tuo Dio), qui ben rappresentata da ciò che ottunde la mente delle masse, la televisione, e dalla marginalità a cui è costretta parte della popolazione ormai utile solo ad alimentare il sistema. Sicuramente “Essi vivono” non è un film perfetto… tutt’altro. Carpenter si prende anche la briga di allestire una sorta di incontro di wrestling tra Piper e David che rasenta la decina di minuti all’interno di un film che ne dura meno di novanta: siamo nella pura serie B per povertà di mezzi… eppure anche questa pellicola col passare del tempo si è guadagnata la sua schiera di fedeli ammiratori; d’altronde altri esiti del regista sono ancor più apprezzati e ben più noti (“La cosa”, “1997: Fuga da New York”, “Halloween – La notte delle streghe”, “Grosso guaio a Chinatown”). Carpenter non è quindi in discussione e non lo scopriamo certo oggi. Quello che c’è davvero di terribile in “Essi vivono” è la consapevolezza di noi spettatori, quelli di oggi, anno del Signore 2018, che i moniti lanciati attraverso arte e intrattenimento da Carpenter e chissà quanti altri, non abbiano aperto a sufficienza gli occhi delle persone. l’America di Reagan ha fatto i suoi danni, molti ce li portiamo dietro ancora oggi, la famosa forbice continua ad allargarsi e sempre più gente rischia di rimanere con in mano nada, proprio come John… è questa purtroppo non è fantascienza… è più una deriva horror.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.