John Campbell e il fango del Delta

John Campbell è uno di quei musicisti senza notorietà che con la sua chitarra ha scritto un pezzo importante  della Storia del Blues. Con soli due album pubblicati ha lasciato le sue tracce indelebili lungo l’assolata e polverosa strada della Musica dell’Inquietudine con piglio e autorevolezza… prima che il destino venisse a bussare alla sua porta.

 

John nasce a Shreveport, in Louisiana, il 20 Gennaio del 1952 e vive per molti anni a Center, in Texas. Comincia a suonare la chitarra bambino con sua nonna che possiede una bellissima pedal steel guitar del tipo hawaiano che all’epoca andava per la maggiore. Poi riceve finalmente la sua prima chitarra all’età di otto anni. Suo padre gliela acquista per trenta dollari. Nei primi giorni suona così tanto che le piccole dita cominciano a sanguinare. Non si perde d’animo… decide di fasciarle e continuare senza tregua.

Inizia la sua carriera professionale a tredici anni suonando nelle piccole feste tra amici e nelle sagre di paese… e per 35 dollari e una cassa di birra si esibisce con le sue prime bands. In questo periodo lo coglie anche la passione dei motori – sopratutto moto – arrivando  a gareggiare con le drag cars. Proprio questa passione segna in modo indelebile la sua vita. il 3 Novembre del 1968 John è vittima di un grave incidente durante una gara. Perde un occhio e la funzionalità di un polmone. Dopo l’operazione di chirurgia plastica al volto – per la quale servirono cinquemila punti per ricostruire i suoi connotati – seriamente compromesso durante il tremendo impatto dell’auto contro una centrale telefonica, John è un’altra persona. Ecco come lui stesso racconta l’episodio:

 

“Era una terribile notte di pioggia sul Hart’s Island Strip, perdemmo il controllo dell’auto, ci scontrammo contro un palo telefonico e l’acceleratore rimase bloccato, rimbalzai su quella centrale 4/5 volte. Il mio occhio era completamente fuori dalla orbita. Quando l’operazione fu terminata, ero come una mummia con dolori allucinanti ovunque. Non potevo neppure camminare, dovetti stare a letto per un anno. Ascoltavo la musica tutto il giorno, Howling Wolf, Muddy Waters, John Lee Hooker ecc. Attraverso questa musica, cominciai a sentire qualcosa che non avevo mai provato prima. Non potevo parlare a causa dei punti sul volto, e divenni molto introverso. In quei momenti capii che la musica era la mia salvezza e che avrei fatto musica per il resto della mia vita.”

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A sedici anni John lascia la scuola e si trasferisce a Nacogdoches nel Texas, con un biglietto del bus, la sua chitarra e dieci dollari. Alloggia in una piccola stanza dietro a una chiesa abbandonata e suona più che può –ovunque – almeno quindici ore al giorno, esibendosi alle feste di college, nelle stazioni di servizio, agli angoli delle strade, nelle sale biliardo e in tutti i posti dove vogliono ascoltarlo. Nei giorni peggiori cerca qualche lavoretto occasionale per comprarsi un biglietto di autobus e trasferirsi altrove. Questa vita dura cinque anni, lungo la strada che unisce Houston con New Orleans… su e giu’ senza pausa. Poi nel 1973 John forma un power trio chiamato Junction con Tim Delaney al basso e Skip Bohrer alla batteria. Skip Bohrer viene  in seguito sostituito  da John “Satch” Haupt. In quello stesso anno John sposa Jerry Sue Sutton a Corpus Christi nel Texas… ma è una unione che non funziona, e dopo solo due anni divorzia.

Nel 1979 John arriva finalmente a registrare qualche traccia ai Robin Hood Studios a Tyler, nel Texas. Si cimenta all’inizio con alcuni classici Blues: Walking Blues”, “The Sky is Crying” e “Mojo Hand” (Questa sessione verrà poi pubblicata postuma col titolo “Tyler – Texas Sessions” nel 2000.) Tre anni più tardi, nel 1982, John frequenta la Stephen F. Austin University a Nacogdoches, Texas (1982-1984) e forma una blues band elettrica con il fratello Bill Campbell, Lex Williford e Jim Magruder.

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Nel 1986 John decide di trasferirsi da Nacogdoches a New York City dove incontra Teo Leyasmeyer, pianista e agente della Abiliene Café. Dopo aver suonato in numerosi club fra il Texas e New Orleans adesso è attivo sulla scena di Newyorkese e poco dopo apre i concerti di Hubert Sumlin, Hot Tuna, Johnny Littlejohn e altri nomi di questo livello.

Una sera a New York, il chitarrista Ronnie Earl capita in un club dove John si esibisce con Johnny Littlejohn… ne resta così colpito che gli offre l’opportunità di incidere un album che poi viene intitolato “A Man and His Blues”, commercializzato solamente per la Germania. 

L’album ottiene un grande successo e John riceve nel 1989 la nomination del W.C.Handy Award. La sua fama cresce enormemente nel circuito di New York e la Elektra Records gli offre un contratto discografico; è la svolta che aspettava. Questo sodalizio porta alla registrazione di due album: “One Believer” (1991) e “Howlin’ Mercy” (1993).

Due dischi che lo rendono  molto famoso. I suoi tours sbarcano allora anche in Europa, toccando tutte le più importanti città. La sua carriera è finalmente decollata e i principali Blues festival adesso se lo contendono. Nel frattempo anche la sua vita privata cambia decisamente registro. Si sposa per la seconda volta con Dolly Fox, dalla quale ha una figlia – Paris – che nasce nel dicembre del 1992. Dopo un lungo tour in Europa, nel Giugno del 1993, John comincia a collaborare con Tommy Shannon dei Double Trouble per la registrazione del nuovo album.

 

Purtroppo il destino aveva altri piani per lui. Il 13 Giugno del 1993, John Campbell viene trovato morto dalla moglie nel letto di casa a causa di un attacco cardiaco. Negli ultimi tempi il suo fisico aveva accusato un grande affaticamento, dovuto probabilmente ai medicinali che era costretto a prendere sin dai tempi  di quell’ incidente quasi mortale che gli procurò gravi lesioni ad un polmone e a un rene, rendendoli praticamente inerti.

Durante la celebrazione funebre il suo amico Dr.John commentò così la vita di John Campbell: “Questa terra non è il posto che amo chiamare casa, e tutte le persone che hanno conosciuto John, sanno che ci deve essere un posto migliore. Lui ci ha dato più della musica, ci ha dato se stesso. Veniva dalle radici del Delta, dal fango del Mississipi e ci ha mostrato la via per qualcosa di più elevato.”

 
Magazzini Inesistenti

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JOHN CAMPBELL
”ONE BELIEVER”
1991
 
1 /Devil in My Closet
John Campbell / Dennis Walker/6:01
2 /Angel of Sorrow
John Campbell / Dennis Walker/4:16
3 /Wild Streak
John Campbell / Elmore James / Marshall Sehorn / Dennis Walker/5:01
4 /Coulden’t Do Nothin’
John Campbell / Dennis Walker/3:48
5 /Tiny Coffin
John Campbell / Dennis Walker/4:44
6 /World of Trouble
John Campbell / Dennis Walker/6:09
7 /Voodoo Edge
John Campbell / Dennis Walker/4:09
8 /Person to Person
Elmore James / Marshall Sehorn/3:49
9 /Take Me Down
John Campbell / Dennis Walker/6:45
10 /One Believer
John Campbell / Dennis Walker/5:33

John Campbell /Guitar, Slide Guitar, Vocals
John McKeefrey Dolan Ian Campbell /Guitar, Slide Guitar, Vocals
Richard Cousins /Bass
Brad Dutz /Percussion
Darrell Leonard /Horn, Trumpet
Davis McLarty /Drums
Gary Nicholson /Guitar
Jimmy Pettit /Bass
Jimmy Pugh /Keyboards
Antoine Salley /Bass
Lee Spath /Drums, Percussion
Joe Sublett /Horn
Kenneth Tussing /Horn

JOHN CAMPBELL
”HOWLIN’ MERCY”
1993

1 /Ain’t Afraid of Midnight
John Campbell / Dennis Walker/5:16
2 /When the Levee Breaks
John Bonham / John Paul Jones / Memphis Minnie / Jimmy Page / Robert Plant/6:08
3 /Down in the Hole
Tom Waits/4:53
4 /Look What Love Can Do
John Campbell / Dennis Walker/5:08
5 /Saddle Up My Pony
Traditional/7:15
6 /Firin’ Line
John Campbell / Dennis Walker/5:36
7 /Love’s Name
John Campbell / Dennis Walker/4:17
8 /Written in Stone
John Campbell / Zonder Kennedy / Dennis Walker/5:12
9 /Wiseblood
John Campbell / Dennis Walker/5:13
10 /Wolf Among the Lambs
John Campbell / Dennis Walker/6:12

John Campbell /Guitar, Vocals
Elvin Diablo /Percussion, Shaker
Zonder Kennedy /Guitar
Davis McLarty /Drums
Jimmy Pettit /Bass
Edwin “Clutch” Ravel /Percussion
Antoine Salley /Percussion

4 pensieri riguardo “John Campbell e il fango del Delta

  • Ottobre 31, 2014 in 10:42 am
    Permalink

    Stupendi album li ho tutti e due.
    il problema è che mi hai fatto venir voglia di ascoltarli e non li trovo più
    nel mio caos.
    Adesso mi tocca smontare mezza casa.
    Comunque complimenti la tua conoscenza è infinita.
    buona giornata.

    Risposta
  • Novembre 3, 2014 in 6:10 pm
    Permalink

    un mito che ci ha dato grandi momenti di musica deluxe!
    imperdibili album per gli amanti del “white blues” americano.
    bravo Magar !

    Risposta

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