John Belushi: “In missione per conto di Dio” – di Capitan Delirio

Come milioni di persone, la prima volta che ho visto John Belushi in azione è stato nel film The Blues Brothers” di John Landis del 1980… per questioni anagrafiche, l’ho intercettato in tv qualche anno dopo la data di uscita, ma non ha importanza: quel che conta è l’effetto che mi ha suscitato a impatto immediato… una specie di colpo di fulmine. Tanto da imporre la musicassetta della colonna sonora, a rotazione continua, nella macchina di mia madre che mi accompagnava a scuola. Non aveva importanza che, quelle della mia piccola cittadina, non fossero le strade di una metropoli; non aveva importanza che non indossassi giacca, cappello e occhiali scuri; non aveva importanza che non fosse un’auto della polizia dismessa… la cosa importante era che risuonasse il Blues, che infondesse lo spirito Soul“non ci prenderanno, siamo in missione per conto di Dio”. Così quella basica Peugeot 205 grigio antracite che mi trasportava come un forzato alle mie prigioni scolastiche… almeno per il tempo del tragitto diveniva per me una Blues Car. Con tutta la voglia di ballare, con tutta la voglia di infrangere le regole, con tutta la voglia di combattere per la salvaguardia della Musica, dell’Arte… Proprio come i fratelli Blues. Elwood (interpretato da Dan Aykroyd) e Jake (John Belushi, appunto). Due fratelli che non hanno esattamente un buon rapporto con la legge… infatti Jake, come si vede nella strepitosa scena iniziale del film, è appena uscito di galera ma, si autoaccollano l’impresa titanica di impedire il fallimento dell’orfanotrofio in cui sono cresciuti, in modo legale (…si fa per dire). L’unico modo che conoscono per reperire fondi in maniera onesta è organizzare un concerto Blues e, per realizzare questa idea, devono mettere insieme tutti i musicisti della vecchia band… così iniziano la ricerca dei loro colleghi e amici sparsi per i vari stati del Paese. Durante il viaggio si imbattono in alcuni grandi musicisti che interpretano loro stessi e altri che recitano un ruolo, sempre inerente la propria arte… in ogni caso, le scene musicali che ne escono fuori, sono da leggenda del cinema moderno. L’esempio più entusiasmante è quello di Aretha Franklin che canta e balla Think, o Cab Calloway che interpreta ancora una volta alla grande Minnie The Moocher, e inoltre John Lee Hooker o Ray Charles. Una sorpresa continua ma, non c’è da stupirsi, perché una volta che James Brown ti ha benedetto con un suo Gospel, può succedere di tutto, anche che Jake veda la luce e che Elwood lo interpreti come un segno del Signore e, anche se durante il percorso di ricerca riescono ad inimicarsi interi corpi di polizia di vari stati, i neonazisti dell’Illinois e la ex fidanzata di Jake che vuole farlo fuori in ogni modo e a tutti i costi… “No, non ci prenderanno, siamo in missione per conto di Dio”. Una pellicola in cui la maestria di Landis riesce a coniugare alla perfezione i generi della commedia e del musical, tra azione, viaggio, gags comico/assurde, scene musicali da piacere assoluto e tanto, tanto Blues e Soul e Rhythm and Blues… Ispirato allo spettacolo messo su dagli stessi Dan Aykroyd e John Belushi che, con la band, giravano il Paese, per rinfrescare la memoria ai loro connazionali sulle radici musicali. Uno dei tanti modi per esaltare le doti da intrattenitore di John Belushi. Ormai un punto di riferimento inamovibile del celebre show televisivo Saturday Night Live” e reduce dal successo al cinema di Animal House” (1978), sempre sotto la direzione di John Landis. Sia in questo ultimo film sia nello show televisivo Belushi riesce a mostrare tutte le sue qualità legate a un naturale senso della comunicazione comica che unisce il gusto per la satira a quello per l’assurdo, non disdegnando la stoccata demenziale. Passione per il canto e, nonostante un fisico appesantito da qualche chilo di troppo… una notevole agilità di ballerino. I suoi interventi erano caratterizzati da una trascinante capacità di coinvolgimento, attraverso l’incontenibile verve dissacratoria, l’improvvisazione e la prorompente fisicità. Tutte doti evidenti fin dagli anni scolastici. Non era, però, l’unica caratteristica che si portava dietro dalla sua adolescenza… insieme a Lui rimanevano anche vecchi problemi e indissolubili vizi che ne segnavano la personalità incapace di gestire  la popolarità che seguiva il successo. Spesso doveva ricorrere all’alcol e alle sostanze per colmare il senso di inadeguatezza al di fuori delle scene: le luci della ribalta che dagli inizi degli anni settanta lo vedevano sempre più protagonista con le sue gags e i suoi personaggi comico musicali che hanno lasciato un segno indelebile . Nel tempo è arrivato a crearne quasi cinquanta, tra cui le indimenticabili parodie di Joe Cocker, John Lennon, John Travolta, Ludwig Van Beethoven… e poi l’amore per il Blues che lo porta in giro per il Paese a tenere concerti; oltre ad interpretare ruoli importanti nel cinema… come “1941: Allarme a Hollywood”, diretto nel 1979 da Steven Spielberg ma anche in parti che mostrano il suo lato più romantico, come in “Chiamami Aquila” (1981). All’aumentare del successo aumentano anche le dosi di sostanze. Spesso si presenta ubriaco sul set e il suo carattere peggiora notevolmente fino a quella tragica notte del 4 marzo del 1982, in cui la dose prende il sopravvento sulle capacità di controllo in stato di ebbrezza. Il suo cuore non regge… anche se John ha soltanto trentatré anni. Dan Aykroyd al suo funerale canta un brano richiesto dallo stesso John quando era ancora in vita, The 2000 Pound Bee. Una canzone che ricorda e evoca il suo spirito, provocatorio, sregolato, irresistibile (anche derivante dalle origini albanesi della sua famiglia) e si impossessa di tutti quelli come noi che lottiamo ogni giorno a modo nostro per salvaguardare l’Arte, la Musica e tutto quello che ci piace… che ci inseguano pure tutti i corpi di polizia del mondo, i neonazisti dell’ultima ora e le ex fidanzate infuriate… noi che continuiamo a correre, a suonare, a ballare,  a scrivere… tanto “non ci prenderanno, siamo in missione per conto di Dio…” 

http://www.magazzininesistenti.it/john-belusci-1941-video/

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.