John Badham: “La Febbre del Sabato Sera” (1977) – di Mattia “Blackjack” Chiarella

Sin dal 1898, anno della sua fondazione, la città di New York è considerata “la terra delle opportunità”. Ogni anno, migliaia di artisti ed intellettuali provenienti da tutto il mondo popolano con i propri lavori le strade, i musei, le gallerie d’arte, i locali e le sale da concerto di una città che la cantante Alicia Keys ha definito “una giungla di cemento fatta di sogni”. Proprio da questa Città, ed in particolare dal sobborgo di Bay Ridge, sito nel quartiere di Brooklyn, nasce l’idea del giornalista britannico Nik Cohn: redigere una pseudo-inchiesta che descriva la vita notturna dei giovani della zona, tra musica ed eccessi. Questo quartiere, da sempre popolato in maggioranza da italo ed afroamericani, viene battuto palmo a palmo da Cohn che, una sera del 1976, si imbatte nel numero 802 della sessantaquattresima strada, oggi sede di uno studio dentistico asiatico. All’epoca, questo indirizzo era associato a una piccola ed anonima discoteca chiamata Odyssey 2001, meta di artisti quali The Trammps e Gloria Gaynor. Qui, il giornalista del New York Magazine, trasse ispirazione per scrivere “Tribal rites of the new Saturday night”, l’articolo-inchiesta dal quale, l’anno successivo, venne tratto il celebre film musicale “La febbre del Sabato sera”. Sceneggiato da Norman Wexler e diretto da John Badham, il film divenne, in breve tempo, il manifesto della Disco Music Era, complice, soprattutto, la colonna sonora “ambientale” composta da David Shire (marito di Talia Coppola, sorella del regista Francis Ford-Coppola, nota al grande pubblico per aver interpretato Adriana nei film della saga di Rocky) ed i brani di Yvonne Elliman (l’interprete di Maria Maddalena in “Jesus Christ Superstar”), The Trammps, Kool & the Gang, tra i quali troneggiano ben sei brani realizzati da tre fratelli australiani meglio noti come Bee Gees tra i quali ricordiamo Night fever e, soprattutto, Stayin’ alive, brano che darà il titolo al sequel della pellicola diretto da Sylvester Stallone e sicuramente molto meno celebre. Il film, com’è noto, segna l’esordio cinematografico da protagonista dell’attore John Travolta (che i più attenti avevano già notato in un ruolo più marginale nel film horror “Carrie” di Brian De Palma giusto l’anno precedente) che proseguirà la sua carriera, tra alti e bassi, mettendo in mostra non solo una recitazione brillante ma anche sue straordinarie doti di ballerino. La leggenda attorno al venditore di vernici Tony Manero ed alle vicende in cui viene coinvolto portano “La febbre del Sabato sera” ad essere inserito nel Registro Nazionale dei Film della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti in quanto “culturalmente, storicamente ed esteticamente significante”. Dal Ponte di Verrazano (con una sola “z” come nella dicitura ufficiale americana) alla pizzeria Lenny’s (al numero 1969 dell’ottantaseiesima strada), la descrizione del più grande tra i quartieri della Grande Mela è realistico e straordinariamente dettagliato: come, del resto, la descrizione della mentalità italo americana della seconda metà degli anni Settanta: basti pensare al discorso di Michael, il fratello di Tony, riguardo il ruolo della famiglia e della religione nella società. Un dialogo che, sicuramente, porta ad una riflessione molto profonda. Come ogni grande capolavoro che si rispetti, anche “La febbre del Sabato sera” nasconde tutta una serie di interessanti curiosità che sapranno soddisfare anche i palati più esigenti. Si pensi, ad esempio, ad Ann ed Helen Travolta (rispettivamente sorella e madre del protagonista): entrambe compaiono nella pellicola in due ruoli marginali. Che dire, poi, della protagonista della serie televisiva comica degli anni Novanta “La tata”. L’attrice Fran Drescher interpreta Connie, la spasimante di Tony incontrata in discoteca. Data la presenza di diverse scene di sesso e violenza al suo interno, la pellicola venne pesantemente sottoposta a censura in diversi Paesi asiatici che ne vietarono, in molti casi, la distribuzione nelle sale cinematografiche e la conseguente vendita home video. Sicuramente più clementi Europa e Stati Uniti che ne vietarono la visione ai minori di 14 anni, nel primo caso, e consigliata la visione a “bambini accompagnati” nel secondo. “La febbre del Sabato sera” (al pari di “Grease”, “Tutti insieme appassionatamente” e “Sister Act”) viene proposto da anni nei teatri di mezzo mondo sotto forma di musical. Nel nostro Paese, il ruolo di Tony Manero (personaggio grazie al quale John Travolta è stato candidato all’Oscar nel 1978) è stato interpretato da attori di grande pregio. In definitiva, potremmo definire questa pellicola non solo una “pietra miliare” della cinematografia americana ma un vero e proprio manifesto di un periodo di grandi tumulti che molti, ancora oggi, guardano con grande ammirazione e nostalgia.

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