Joel ed Ethan Coen: “Ave, Cesare!” (2016) – di Dario Lopez

Il Cinema prima di tutto è passione, non solo per chi lo guarda ma anche e soprattutto per chi il Cinema lo fa. Lo è per i fratelli Coen che al Cinema ritornano con questo “Ave, Cesare!”, dopo averlo già esplorato in maniera metalinguistica con “Barton Fink – È successo a Hollywood”. Lo è per il protagonista di questo film, Eddie Mannix (Josh Brolin) che nella finzione sguazza gioioso; non importa quanto la realizzazione di ciò che l’industria cinematografica impone sia faticosa, non importano gli orari duri, non importa il dover avere a che fare con star ingestibili, professionisti al limite del demente, complotti comunisti, rapimenti, giornalisti invadenti e tutta la pletora di problematiche che un set può produrre giornalmente. Quello che importa è starci dentro, dentro l’industria più bella del mondo, quella che regala sogni alla gente, sogni di cartone portati sullo schermo da perfetti e credibilissimi imbecilli, ma in fondo a chi importa? Il sogno rimane, e Mannix vuole continuare a lavorare per quel sogno, a costo di rifiutare anche offerte più comode e remunerative, perché… vuoi mettere la soddisfazione? Ti capisco Mannix, in fondo hai fatto la scelta giusta. Eddie Mannix lavora per la Capitol Pictures, il suo compito è quello di accertarsi che le cose sui vari set della casa cinematografica filino lisce, fa da badante alle star, risolve problemi, gestisce la stampa, unge i poliziotti quando serve. Nello specifico… la bella star DeeAnna Moran (Scarlett Johansson) è incinta e non sa per certo chi possa essere il padre del futuro pargolo, un discreto scandalo per l’epoca, siamo nei primi anni 50. Baird Whitlock (George Clooney), il protagonista di “Ave, Cesare!”, un kolossal su cui la Capitol punta molto, viene rapito da un gruppo di intellettuali filocomunisti che farebbe la gioia del Senatore McCarthy. Hobie Doyle (Alden Ehrenreich), divo del Western, viene prestato al Cinema d’autore e nelle mani del regista Laurence Laurentz (Ralph Fiennes) si rivela un perfetto idiota. Il divo del musical Burt Gurney (Channing Tatum) potrebbe avere contatti sospetti con la Grande Madre Russia. Le sorelle giornaliste Thora Thacker (Tilda Swinton) e Thessaly Thacker (Tilda Swinton) sono alla continua ricerca del pezzo scandalistico che potrebbe affossare questa o quell’altra star. Tutte preoccupazioni per il nostro Eddie Mannix, tutte rogne che gli impediranno di smettere di fumare, facendogli infrangere la promessa fatta alla dolce signora Mannix (Alison Pill). “Ave, Cesare!” è l’occasione per i fratelli Coen di rendere omaggio al Cinema, magari ridicolizzando anche un poco diversi aspetti di questa industria… è un giocattolone a tratti idiota che però ricrea con toni moderni generi e stilemi del passato della gloriosa Hollywood. Come non rimanere incantati davanti a un bravissimo Channing Tatum che ricostruisce le atmosfere dei musical di Gene Kelly (“Un giorno a New York”) con invidiabile leggerezza? Come non apprezzare gli strafalcioni del peplum e l’intensità posticcia ma convincente del divo Clooney? Vogliamo parlare dei film acquatici e delle acrobazie aeree di Scarlett Johansson? Tutti elementi dei tanti film nel film che servono a dare corpo a questa narrazione che non rivendica grandi pretese, che si pone come un divertissement sul Cinema. Un film riuscito nella misura in cui non si pretenda dai Coen un film dagli esiti pari ad altri dei loro precedenti capolavori. “Ave, Cesare!” non è “Il grande Lebowski”, non è “Fargo”, non è “L’uomo che non c’era” e non è probabilmente all’altezza almeno della metà dei film girati dai Coen… è un film divertente, moderno che si giova di un cast in grado di innalzarne il valore intrinseco. Bastano pochi minuti a un mostro come Ralph Fiennes, qui supportato da Ehrenreich, per dar vita a una delle scene più esilaranti del Cinema degli ultimi anni (… vorrei che fosse così semplice), Brolin è un protagonista molto convincente, Clooney sembra veramente un cretino preso all’amo dall’intellighenzia marxista. Tanto talento all’interno di un film che, ripetiamolo, non pretende d’essere il capo d’opera dei due fratelli Coen… ma questo poco importa, quello che importa è che ci siano ancora sogni in cui perdersi, magari farlocchi, dementi, ma pur sempre sogni.

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