Joe Strummer: The Clash, il Punk e molto altro… – di Capitan Delirio

Non lo sapevamo, non lo potevamo sapere, quanta Cultura potesse contenere la Controcultura. Ogni volta che mettevamo su un disco dei Sex Pistols o dei Clash, lo facevamo solo per il desiderio di mettere a ferro e fuoco il mondo, e ci arrivava l’eco e il calore delle fiamme che incendiavano l’atmosfera londinese dal 1976 in poi. Ci facevamo coinvolgere dalla stessa voglia di ribellarsi a tutto, di incendiare le nostre città (qualsiasi città fosse: Bologna, Roma, Palermo). Anche se gli anni settanta erano passati da un bel po’ di tempo ci eravamo tatuati la frase “No Future” sul cuore e la evocavamo ogni volta che occupavamo una scuola o un’università. Ogni volta che sfilavamo cantando in una manifestazione. Ogni volta che, idealmente, ci piazzavamo, insieme allo studente cinese disarmato, di fronte a un carrarmato. Ogni volta che scappavamo a gambe levate davanti agli scudi e ai manganelli dei gendarmi. Ogni volta che qualcuno ci passava una canna o una pasticca, e a stento rifiutavamo una siringa. Ogni volta che volevamo scioccare l’opinione pubblica con le nostre azioni. Tutti eravamo Punk, cioè di ”poco conto…” e volevamo “molto conto”. Volevamo far sentire la nostra voce. La urlavamo a squarciagola anche senza niente da dire. L’importante è che rompesse il torpore della normalità. Forte… il più forte possibile. Questo, valeva soprattutto per me, e quelli come me,  che pur di far sentire la propria voce o la propria embrionale arte, sottraevamo le piazze al pubblico ludibrio della piccola borghesia e le utilizzavamo per le nostre performances, reclamando il diritto di fare poesia strimpellando. Ero fiero di essere uno strimpellatore, uno strummer. Proprio come Joe Strummer, uno dei protagonisti assoluti di quell’incendio scoppiato a metà degli anni Settanta e propagatosi fino alla mia generazione e a quelle successive. Avendo imparato a suonare per strada, anche Joe sceglie di essere uno strimpellatore, lo sceglie come nome, Strummer, al posto di quello suo vero, Graham Mellor. Il suo è un cognome borghese; è il cognome di suo padre che è un diplomatico, e non va bene per il tipo di musica che ama lui… ma è anche grazie a questa provenienza che ha avuto la possibilità di girare il mondo durante l’infanzia e ampliare le sue vedute. Canta i testi di Woody Guthrie e ha una voce arrochita dalle sigarette. Viene notato per queste sue qualità da Bernie Rhodes, il manager di una band che si sta appena formando, con Mick Jones alla voce e alla chitarra elettrica e Paul Simonon al basso. L’incontro con Mick Jones non è tutto rose e fiori. Sono scintille fin da subito. Scontri, collisioni ma, come per reazione uguale e contraria, da questi scontri, da queste collisioni poi nascono i testi dei loro brani. Diretti, freschi, rudi, senza peli sulla lingua, apocalittici e incitanti. Incitanti alla rivolta. Con il loro primo batterista si accodano al tour dei Sex Pistols. In quel tour sperimentano la potenza della sonorità Punk, il piacere profondo di cavalcare questa detonante energia, e mettono le basi per quello che sarà il loro sound. C’è la rivolta, la ribellione a tutte le forme di comunicazione e di arte precedenti. L’abbassamento della tecnica musicale per permettere a tutti, anche quelli meno qualificati, di esprimere il proprio malessere. C’è la volontà di scioccare, nel modo di vestire, nel modo di suonare. Amplificazione al massimo, da sfondare le orecchie, batteria pompata, da sembrare una cavalcata di bisonti impazziti, e ritmi da mozzare il fiato. Fino alla fine. Fino alla distruzione. C’è il nichilismo, nel non riconoscere nessuna entità, umana o divina, a regolare il sistema sociale e spirituale. C’è l’anarchia, sistematica, ostinata, disobbediente sempre e per sempre. Molti dei brani registrati in quel tour compongono il primo loro omonimo album “The Clash” del 1977. Un’ondata di caos sonoro e vitale che contiene molti dei brani che hanno fatto la storia del genere. Come dimenticare Janie Jones, White Riot o London Burning. Nella scottante lista dei brani si può intuire la loro vicinanza artistica con i generi a loro più affini, come la Garage Music o il Reggae. Dal vivo il loro sound è una vera esplosione, soprattutto con l’ingresso nella band del nuovo batterista, il geniale e maledetto Topper Headon. La richiesta di concerti aumenta e la loro fama sbarca in America già con il secondo album “Give ‘Em Enough Rope” (1978). Anche il secondo disco si rivela esplosivo e ispirato, basta citare i brani Safe European Home o Tommy Gun. Il dialogo tra i componenti della band migliora di mese in mese; è la base ritmica fornita da Topper Headon a reggere tutto il carrozzone, insieme alla voglia di ampliare la possibilità di arrangiamento di Joe Strummer… oltre a avviare una nuova strada per i testi. Il loro impegno si estende a invettive antimilitariste, alla lotta per i diritti civili e sociali, sempre al fianco dei più deboli, ad appoggiare le battaglie politiche di quelli che non possono far sentire la propria voce… è in questo momento che la Controcultura diventa Cultura. Da London Burning (Londra brucia) si passa a London Calling (Londra chiama). La confusione del Punk si apre alla fusione espressiva. Così si possono permettere di proporre all’interno del loro caratteristico sound ritmi Rockabilly, Jazz, andalusi, dub, rap, arabeggianti e orientaleggianti. La parola d’ordine è Fusion, contaminazione, dialogo. “London Calling” (1979) (con la traccia omonima, o con altri brani esemplari come Spanish Bombs, o The Guns Of Brixton… e ancora Train In Vain) è un successo mondiale, così come lo è “Sandinista”(1980), un triplo album venduto al prezzo di uno soltanto. Il titolo dell’album è una dichiarazione d’intenti sulle loro posizioni politiche e contiene The Magnificent Seven, o Charlie Don’t Surf, solo per citare i brani più celebri. Forse l’apice della creatività lo raggiungono con “Combat Rock” del 1982. L’album che dal punto di vista dei testi prende spunto dalle lezioni del miglior Bob Dylan o Lou Reed. Affonda le radici nel lavoro del loro vero ispiratore letterario, il sovvertitore di parola, William Burroughs. Grazie anche alla partecipazione del poeta Beat Allen Ginsberg, nel brano, ormai epico, Ghetto Defendant. Non sono da meno Know Your Rights, o Car Jamming… e lo strepitoso Straight To Hell. La disoccupazione, l’immigrazione, l’emarginazione, la distopica società occidentale vista con gli occhi di un bambino asiatico abbandonato durante la guerra in Vietnam. Un capolavoro assoluto. Anche dal punto di vista musicale presenta delle novità assolute per il loro modo di suonare: il brano, infatti, è impreziosito dall’uso del violino. Le contaminazioni sono presenti in ogni pezzo, tanto da farne uno degli album Punk più aperti della storia… trainati dal successo planetario di Rock The Casbah. Poi come ogni band nata in quel periodo caotico e vulcanico finisce per autodeflagarsi. Joe Strummer prova a portare avanti il nome dei Clash per qualche anno ancora ma non è più la stessa cosa senza Mick Jones e, soprattutto, senza Topper Headon. Passerà del tempo, dedicato al cinema e alle altre arti prima che torni a provare la stessa sintonia con dei musicisti. L’alchimia si crea nuovamente con un gruppo di artisti che si riuniscono sotto il nome di The Mescaleros. Così Joe Strummer può finalmente tornare a proporre la sua musica, le sue idee e le sue lotte. Con altri tre album intensi e alla sua maniera. L’idea di Joe Strummer di fare arte era molto legata alla ricerca musicale e all’impegno sociale, sostenuta fino alla sua morte, avvenuta nel 2002 per un arresto cardiaco (dovuto a un difetto congenito non diagnosticato) che lo porta via a cinquanta anni appena compiuti. La morte, però, non può portare via le sue idee… le sue lotte continuano. Continuavano in studenti come noi che, negli anni novanta, credevano ancora nella lotta e nell’impegno. Finalmente la riconciliazione con il passato, riscoprendo artisti, scrittori, musicisti, che prima di noi, molto prima di noi, avevano lottato per le stesse battaglie e per il trionfo della Verità. Soprattutto, ogni volta che assistevamo allo scoppio di un nuovo incendio, come quello del Grunge o del Trip Hop, sapevamo, adesso, da quale scintilla controculturale proveniva… ed eravamo lì… e siamo qui… ogni volta che Londra brucia… e Londra chiama

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3 pensieri riguardo “Joe Strummer: The Clash, il Punk e molto altro… – di Capitan Delirio

  • Agosto 11, 2019 in 2:12 pm
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    Grazie per questo articolo. Scusami, ma come fai a scrivere una cosa del genere, dal cuore, e scrivere male i nomi dei protagonisti?
    John Graham Mellor.
    Mick Jones.
    Janie Jones (nome del canzone)

    Risposta
    • Agosto 11, 2019 in 5:35 pm
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      Ci scusiamo per i refusi e ti ringraziamo per la segnalazione attenta. Devi sapere che per una rivista come la nostra una lettrice precisa e partecipe come te è una ricchezza…

      Risposta
  • Agosto 14, 2019 in 11:37 am
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    He was a John Graham in my view.

    Risposta

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