Joe Strummer: “Joe Strummer 001” (2018) – di Lorenzo Scala

Il recensore, dopo aver spento con cura la sigaretta nel posacenere obeso di cicche e dopo essersi bagnato le labbra con una birra chiara, cominciò a battere le dita sulla tastiera: “Joe Strummer 001” (Ignition Records 2018). Il recensore rimase qualche minuto a fissare il titolo, perso in qualche immagine passata. Si mise a pensare al 2002, anno della morte di Joe a causa di una malattia al cuore. In quel periodo, tra gli ormoni, la lotta politica (il trauma ancora fresco del G8 di Genova) e le crisi di identità tipiche dell’adolescenza, la sua morte non l’aveva sconvolto più di tanto. “Basta con questi fantasmi, non fare come il tipico appassionato che si perde nello scrivere ricordi e sentimentalismi, vuoi fare una recensione seria? Allora distaccati dalla tua sfera emotiva e concentrati, focalizzati sulla raccolta in questione. Sei pronto? Allora forza, dimostra il tuo presunto acume e apri la tua ruota di piume, con moderazione mi raccomando, non vorrai apparire un pavone spavaldo… eclettico si ma con un certo stile, che diamine…”. Il recensore tornò presente a se stesso e le sue dita ripresero a battere sui tasti con cadenza lenta ma costante per scrivere quello che segue:
Il 28 settembre del 2018 è stata pubblicata una raccolta preziosa e necessaria. Non ci troviamo di fronte alla classica speculazione post-mortem fatta unicamente per raschiare denari dal fondo del barile. Si tratta piuttosto di un atto d’amore che va finalmente a riempire una lacuna discografica non da poco. Finalmente l’universo poetico di Joe Strummer viene racchiuso in questo splendido ed esauriente cofanetto. In queste trentadue  tracce si dipana tutto il percorso musicale all’infuori dei Clash. Si parte da lontano, dal 1975 con i The 101ers, quando un giovane Joe si dimenava divertito nelle atmosfere frenetiche del surf e del rock‘n’roll. Seguono tracce dalla sua carriera solista e dal sapore country, colonne sonore, sperimentazioni inedite e tantissime collaborazioni. Troviamo la cantilenante Trash city con i The Latino Rockabilly War ma anche la giocosa Afro-cuban be-bop con i The Astro-Physicians. Come se non bastasse, in mezzo a questo vasto repertorio, possiamo  bearci della presenza di Simonon & Howard, Johnny Cash (splendido il duetto sulle note di Redemption Song di Bob Marley) e il compagno d’avventure Mick Jones. Ci sono altre collaborazioni ma non abbiamo intenzione di fare una lista della spesa. Vi invitiamo a scoprirle, ne vale la pena. La presenza che si vuole celebrare, invece (presenza ovvia ma non per questo meno importante), è quella dei The Mescaleros, band che ha avuto la capacità di riportare Strummer attivo e vitale dopo un lungo periodo di smarrimento. Alle canzoni più note si affiancano brani rimasti fuori dall’immaginario collettivo, vere e proprie chicche di un’intensità crescente: l’incalzante Yalla Yalla con le sue incursioni elettroniche, fino ad arrivare alla monumentale Minstrel Boy. Durante l’ascolto di quest’ultima canzone è difficile tenere a bada la pelle d’oca. Un’antica ballata irlandese dal sapore epico e struggente, utilizzata anche come inno dagli irlandesi che combatterono nella guerra civile americana, presente in molte colonne sonore e, soprattutto, suonata e cantata al corteo funebre di Bobby Sands, nel 1981 a Belfast. Strummer insieme ai suoi Mescaleros riesce a riproporre questo pezzo con autentico trasporto… a nostro avviso uno dei brani più commoventi e viscerali di sempre. “Joe Strummer 001” rappresenta l’epopea del condottiero punk-rock, messa insieme con cura certosina da Lucinda Tait Mellor (sua moglie fino al giorno della sua morte), insieme all’amico produttore Robert Gordon. Il risultato è qualcosa di emotivamente coinvolgente. Stop.
Il recensore, dopo aver guardato la schermata del pc con gli occhi annebbiati – un poco per lo sforzo, un poco per l’emozione – pensò di aver scritto rincorrendo un impeto più emotivo che razionale: “Non ce l’ho fatta a rimanere distaccato, al diavolo l’austerità del recensore. In realtà non lo sono affatto. Sono solo uno dei tanti in grado di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Nel pensare a Joe Strummer, questo lancio non può che compiere una parabola sentimentale perfetta”.

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