Joe R. Lansdale, Michele Masiero e Corrado Mastantuono: “Deadwood Dick: Nero come la notte” (2018) – di Dario Lopez

Audace è un marchio prestigioso che, agli albori della Storia del fumetto nostrano, contribuì a diffondere tra gli italiani la passione per la nona arte, un marchio al quale sono legati i prodromi della nascita della Bonelli, quella che ancor oggi è la più importante e popolare casa editrice di fumetti in Italia. L’Audace nasce nel 1934 come rivista della casa editrice SAEV, già dall’anno successivo inizierà a pubblicare fumetti presentando le avventure del Brick Bradford di William Ritt e Clarence Gray, il Broncho Bill di Harry O’Neill e Radio Patrol di Ed Sullivan e Charlie Schmidt… ma il pezzo forte era il Tarzan di Hal Foster. Con il passare del tempo altri grossi nomi si aggiungeranno alle pubblicazioni della rivista, primo fra tutti il celebre mago Mandrake. Negli anni successivi ai personaggi internazionali si uniscono sulle pagine della rivista lavori creati da autori italiani, tra i quali spiccano Carlo Cossio e proprio Gianluigi Bonelli, il futuro papà di Tex Willer. Con l’imporsi dell’ideologia fascista i personaggi italiani continueranno ad aumentare, a discapito di quelli americani e sempre più opportunità si apriranno per gli artisti italiani coinvolti nell’avventura. La rivista diventerà pressoché autarchica, con la sola eccezione di qualche episodio di Popeye, qui ribattezzato Braccio di Ferro. In seguito, per una trentina di numeri, la rivista passerà sotto l’ègida della Mondadori e altri autori si uniranno al gruppo di creativi: Federico Pedrocchi, Rino Albertarelli, Angelo Bioletto e altri ancora. Purtroppo le restrizioni fasciste e i dettami del MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare) scombinano le carte in tavola, le vendite scemano, la rivista torna alla SAEV che, senza clamore, reintroduce fumetti esteri, iniziando proprio dal Tarzan questa volta di Hogarth. Sotto mentite spoglie e attribuito ad autori italiani fa il suo esordio anche il Superman di Siegel e Schuster, ribattezzato Ciclone (solo in seguito sarà Nembo Kid). Negli anni 40, tra varie vicissitudini, L’Audace (ormai solo Audace) finirà nelle mani di Gianluigi Bonelli che trasformerà la rivista in albo, aumentando le pagine per numero dedicate a ogni singolo personaggio. Sono questi i primi passi che porteranno alla nascita della Bonelli Editore che oggi tutti noi conosciamo. Tutta questa introduzione per dire cosa? Solo per annunciare che Audace è tornata, non come rivista ma come sottoetichetta della Sergio Bonelli Editore. Una divisione matura che dovrebbe (se le dichiarazioni d’intenti verranno confermate) presentare fumetti nuovi, freschi, meno legati a quel concetto di avventura popolare che, seppur ancora attiri molti lettori, ne tiene lontani altrettanti… magari interessati a un approccio più moderno e stratificato al fumetto. Allora si aprono le danze con Deadwood Dick, personaggio ideato dallo scrittore texano Joe R. Lansdale e ispirato a un cowboy realmente esistito, il primo protagonista western di colore della Bonelli, che nei tratti ricorda moltissimo il Jamie Foxx del “Django Unchained” di Tarantino. Lansdale è uno scrittore dai toni pulp, qui tradotto in sceneggiatura da Michele Masiero. L’indole ruspante e genuina dell’autore è confermata anche nell’esordio di questo fumetto (“Nero come la notte”) che sulla notevole copertina esibisce l’inusuale bollino (almeno in Bonelli) Contenuti espliciti. L’albo si apre con il protagonista inchiodato in “una cazzo di situazione”. Dick parla direttamente al lettore e con un flashback provvidenziale inizia a raccontarci la sua storia che prima o poi, lo sappiamo, lo riporterà in quella cazzo di situazione. Il linguaggio è molto diretto, le situazioni anche: Dick è in procinto di arruolarsi nei Buffalo Soldiers, le truppe composte da negri dell’esercito dell’Unione, non per amor di Patria ma per sfuggire a un linciaggio potenziale, per il solo motivo d’aver guardato troppo a lungo il culo d’una bella e invitante donna bianca. In un paio di vignette si assiste a un’immaginaria scena di sesso con posizioni e impeto che difficilmente potremmo vedere in un albo di Tex. Anche dialoghi, scene e descrizioni sono sopra le righe: “D’altronde negro ci sono nato: nero come un buco di culo in una notte senza luna, secondo la definizione di mio padre, non un grande poeta, lo ammetto”. Lungo le sessantasei pagine di questo primo numero impariamo a conoscere un poco il suo protagonista, un buon diavolo sicuramente non avvantaggiato nella vita dal colore della sua pelle, un uomo capace di un’ironia a volte acuta, più spesso sbracata, che da subito non potrà che risultare accattivante. Conosceremo anche il suo compagno di viaggio, incontrato nel bel mezzo d’una profumata cagata all’aria aperta (anche questa scena abbastanza inedita per il fumetto popolare), altro nero di nome Cullen al quale il Nostro si guarderà bene dallo stringergli la mano, vista l’operazione appena terminata. A controbilanciare le sequenze più divertenti ci sono comunque tematiche serie: lo schiavismo, le conseguenze non sempre facili della liberazione (la fame, la perdita di ruoli), la violenza e la guerra. Deadwood Dick sembra un miscuglio di temi molto ben bilanciati, resi su carta con maestria innegabile da un Corrado Mastantuono in splendida forma. Le tavole, graziate da un formato leggermente più grande del classico bonelliano, si fanno ammirare per la loro qualità media davvero alta, superata inoltre da alcune vignette non ingabbiate dalla griglia rigida della pagina che si aprono su panoramiche di grandissimo fascino. Anche sulla confezione di questo numero d’esordio non c’è proprio nulla di cui potersi lamentare. Salutiamo allora con favore il ritorno del marchio Audace – tra l’altro Deadwood Dick è inserito nella collana (anche questa all’esordio) che richiama un altro nome illustre del fumetto italiano: Collana Orient Express – sperando che anche le prossime proposte Audace si avvaloreranno della stessa qualità di questo avvincente esordio.

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