Joe Pass: Chitarra e Libertà – di Capitan Delirio

Chissà a cosa pensava Joseph Passalacqua in tutte quelle ore, di tutti quei giorni passati in carcere, durante gli anni cinquanta… Forse, facendo rimbalzare il suo sguardo tra il tetto e la brandina, pensava a come arpeggiare tra le proprie vene per avere il massimo sballo dalla sua dose di sostanze. Si trovava in cella proprio per questo, per la sua dipendenza, il possesso e il conseguente spaccio o forse, pensava a come arpeggiare sulle corde della sua chitarra per raggiungere il massimo risultato tra melodia e improvvisazione. Ci si potrebbe chiedere cosa c’entri la chitarra in tutto questo. La chitarra, però, c’entra eccome, perché Joseph Passalacqua quando saliva sul palco e indossava i panni di Joe Pass, probabilmente era il più grande chitarrista Jazz che in quel momento la scena musicale potesse conoscere. O forse – forse – non pensava proprio a niente, perché quando si è dipendenti dall’eroina si pensa soltanto a lei e basta. Si pensa soltanto a farsi un’altra dose e poi un’altra ancora e nient’altro. Tutto si annulla, ogni valore, ogni talento. Non rimane che guardare oltre le sbarre alla finestra e valutare dove il raggio visivo può arrivare, portandosi dietro i ricordi. La prima chitarra regalata dal padre siciliano, un operaio che non ha mai avuto a che fare con la musica…  ma riconosce il talento del figlio e lo incita costantemente a migliorare la propria tecnica e a costruire un proprio repertorio. I primi concerti con le band adolescenziali, la scoperta e poi l’acquisita consapevolezza di avere già una spiccata qualità espressiva, che lo porta a girare gli States come una star. L’arrivo a New York, l’ingresso nel mondo nebuloso e sfavillante dei grandi jazzisti; dove si è ormai consolidato il filone Be Bop e le sostanze sono una possibilità di ampliare le visioni artistiche. L’incontro fatale con l’eroina. Forse, dove si ferma il raggio visivo, si può andare oltre grazie al pensiero libero e la volontà interiore… e la sua volontà è quella di non distruggere Joe Pass. Finalmente comprende fin nelle fibre più profonde del suo essere che la chitarra è la sua libertà. Joe vuole ancora essere il migliore. Così, durante il suo tempo nel centro di riabilitazione di Synanon mette su una band con tossicodipendenti talentuosi come lui (tra cui Dave Allan, Greg Dykes e Arnold Ross) e riprende il suo strumento. Prova nuova emozione a ricollegarsi al discorso interrotto. Ritrova la familiarità con i giri di accordi, mai abbandonati a se stessi, sempre accompagnati da seminote riempitive, grazie ad una velocità di arpeggio sempre maggiore nell’eseguire le scale modali ed ad inventarle. Le sue dita non sembrano neanche toccare le corde e i tasti; volano dotate di movimento proprio, danzanti, piroettanti, in totale libertà. Melodia e improvvisazione si alternano con una facilità da non fare avvertire il momento del cambio. Sono fuse tra loro, un tutt’uno. Il risultato del loro lavoro è ripreso nell’album “Sounds Of Synanon” del 1962, che contiene brani dei vari membri della band e alcuni scritti  proprio da Joe, come C.E.D., mettendo in mostra anche la sua abilità compositiva. Il rientro in scena è galvanizzante. La musica, l’elemento per cui lui è nato è lì,  nella sua totalità… e adesso non serve nient’altro. Viene immediatamente scritturato dai dirigenti televisivi del periodo per suonare nelle orchestre delle varie trasmissioni e accompagnare tutte le stelle della musica. Suona, infatti, per Sarah Vaughan, o Frank Sinatra. Alternando pregevoli lavori in studio come “Catch Me!” (1963) e l’immancabile tributo al suo massimo ispiratore, Django Reinhardt, raccolto nel disco “For Django” del 1964. Non si può non ricordare “Simplicity” del 1967, perché forse è l’album che più di tutti fa da ponte con l’incisione che lo consegna alla storia del Jazz e della chitarra in genere: “Virtuoso”. Pubblicato nel 1973, con la sua Blues For Alicansinterpretazioni fenomenali di brani di altri autori, è riconosciuto come uno dei passaggi fondamentali della musica mondiale. La tecnica di Joe raggiunge livelli ineguagliabili tra poesia, creata attraverso i colori delle note, e genio esecutivo. “Virtuoso” è soltanto il primo di una serie di capitoli che termina nel 1983 con “Virtuoso n. 4”. La sua esplosione incontenibile lo porta, negli anni settanta, a innumerevoli collaborazioni eccellenti tra cui quella con Herb Ellis, con cui inaugura l’etichetta Concord Jazz e che lo vede impegnato anche a livello didattico; e quella con la divina Ella Fitzgerald con cui interagisce in una sintonia quasi sentimentale per tutta la parte finale della sua carriera. Pubblicando con Lei quattro album: da “Take Love Easy”sempre del 1973, all’ultimo “Easy Living” del 1986. Scintillante e acclamata la partecipazione nel trio di Oscar Peterson del 1974. Le sue collaborazioni valgono riconoscimenti ambiti e onorificenze che allungano la sua carriera fino agli anni novanta. Il periodo in cui oltre a rileggere musicalmente il passato lo vede impegnato nella lotta ad un terribile cancro al fegato che lo porta via nel 1994 a sessantacinque anni, non prima di aver concluso un’ultima registrazione con il chitarrista Roy Clark, in un disco tributo per Hank Williams. Probabilmente per Joe Pass, per la sua enorme produzione, fondamentale sia a livello quantitativo che qualitativo, valgono le parole con cui Ella Fitzgerald lo presentava al pubblico durante i concerti tenuti insieme: “Joe Pass The Greatest”… semplicemente il più grande.

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3 pensieri riguardo “Joe Pass: Chitarra e Libertà – di Capitan Delirio

  • marzo 29, 2018 in 12:47 pm
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    impossibile annoiarsi mentre lo ascolti…la sua è poesia in note che scorre tra le dita come un fiume in piena…a 30 anni, pagato il suo debito con la giustizia, non aveva nulla, nemmeno un dollaro in tasca ne una chitarra sua…solo un sacchetto di cipolle impolverate…e cosi si presentò a Synanon…

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  • aprile 7, 2018 in 5:01 pm
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    Hai colto perfettamente la situazione… Gli era rimasta soltanto la volontà di farcela… Aggiunta al suo talento straordinario…

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