Joe Jackson: ”Blaze Of Glory” (1989) – di Luca Paoli

Scrivere di Joe jackson è da una parte complicato dall’altra affascinante. Si rischia di perdere la bussola visto i molteplici cambi di umore, suoni e stili della sua discografia. Sicuramente tutta la prima parte della sua carriera ha come comune denominatore la forma canzone che di volta in volta è stata contaminata dal post-punk degli esordi, dal Jazz orchestrale (swing) e dai ritmi notturni e diurni di New York… scompare la chitarra e la voce grossa la fanno le tastiere e le percussioni… fino ad arrivare alla fusion e al funk. Giunto così a fine anni ottanta il Nostro ci spiazza ancora pubblicando un concept album, “Blaze Of Glory”, che ritorna decisamente ad una forma canzone dopo vari album con sperimentazioni varie. Un suono, comunque, zeppo di riferimenti e rimandi a suoni e stili che Joe ha sempre amato. Il primo lato parte con un tris di canzoni da quattro stelle: Tomorro’s world, Me And You (Against The World) e Down To London, con il ritorno del Pop d’autore e della melodia protagonista. Non c’è interruzione tra un brano e l’altro, quasi a voler tenere concentrato l’ascoltatore (le pause a volte allentano la concentrazione). La band che lo accompagna è allargata e presenta anche una nutrita sezioni fiati. Non manca il suo collaboratore di sempre… il dotato bassista Graham Maby, mentre Joe Jackson, oltre al canto, suona l’organo, il piano ed il sintetizzatore ed è coadiuvato in alcuni brani dalle voci soliste di Joy Askew e di Drew Barfield. Un album che non ha avuto grande successo commerciale ma, secondo chi scrive, riporta l’autore ad ottimi livelli di songwraiting. Si passa così da brani orchestrali come Sentimental Thing, a sonorità mediterranee ed orientali che convivono con parti decisamente rock, come nella bellissima Acropolis Now. Affascinante l’assolo di sintetizzatore su un tappeto sostenuto dal basso elettrico. Nineteen Forever, uscito anche come singolo, è un altro momento topico dell’album. Una ballata di grande impatto emotivo e che, siamo sicuri, tanti suoi colleghi avrebbero voluto scrivere. Anche per questo brano quattro stelle sono più che meritate. Un’altra ballata, ma dai toni più pacati, è la struggente The Human Touch con un bel violino ad accarezzare la melodia. Molto bella anche la tittle track introdotta dalla chitarra acustica, poi raggiunta da un bel giro di basso elettrico per una ballata di spessore impreziosita anche da una sezione fiati che ne enfatizza i toni. Rast And Now è un brano che ha al suo interno, mille sfaccettature. Si passa da un inizio quasi Soul/R&B, con i fiati e le percussioni protagoniste, a momenti più intimi e decisamente Jazz, dove Joe Jackson ci rilascia un pregevole assolo di pianoforte. C’è spazio anche per un brano dal sound sintetico, quasi Disco che sinceramente abbassa la qualità generale dell’album, dal titolo Discipline. In conclusione possiamo considerare questo lavoro riuscito a metà con quattro/cinque brani al di sopra della media e che riportano Joe Jackson ad ottimi livelli di scrittura. Gli altri brani soffrono sicuramente di arrangiamenti e suoni un po’ eccessivi e non sempre all’altezza. Consigliamo comunque di riascoltare questo disco, al netto di quanto prodotto nel periodo migliore e al culmine artistico… vedi “Night and Day”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *