Joan As Police Woman: “The Solutions is Restless” (2021) – di Cinzia Milite

Joan Wasser, l’eclettica musicista, cantautrice e produttrice americana, nota al pubblico come Joan As Police Woman, nasce il 26 luglio 1970 nel Maine e cresce a Norwalk nel Connecticut. Studia sin dall’infanzia musica, pianoforte e violino classico con, tra altri, Yuri Mazurkevich e si esibisce con la Boston University Symphony Orchestra. Inizia la sua carriera di artista internazionale discostandosi dal suo percorso musicale di studi classici nel 1991 suonando con la band indie rock The Dambluilders che, nel 1994, firma un contratto con l’etichetta discografica Elektra Records. Partecipa ai tour della band sulla costa orientale e compare negli album suonando dapprima come violinista e via via aumentando il suo ruolo all’interno dell’organico, aggiungendo parti di chitarra e tastiera, cantando e co-scrivendo diverse canzoni come si evince dall’album “Against the Stars“. Nel 1996, un anno prima dello scioglimento dei Dambuilders, Joan si trasferisce a Brooklyn. Le sue doti eccezionali e il suo stile eccentrico e intraprendente attirano l’attenzione di alcuni musicisti di New York che gli offrono diverse opportunità come turnista con artisti del calibro di Lou Reed, Nick Cave, Sparklehorse e Scissor Sisters. Nel corso della sua carriera Joan Wasser ha collaborato anche altri grandi artisti tra i quali: Beck, Laurie Anderson, Sufjan Stevens, John Cale, Aldous Harding, Norah Jones, Rufus Wainwright, Daniel Johnston, e John Zorn. La sua vita ha una svolta drammatica nel 1997 quando il suo ragazzo, Jeff Buckley, muore accidentalmente annegando in un affluente del Mississippi a Memphis.
Il dolore per la morte dell’amato la spinge a formare una band, i Black Beetle, con i membri rimanenti del gruppo di Buckley. Sebbene l’album di debutto dei Black Beetle non abbia mai visto la luce del giorno a causa delle differenze creative tra i suoi principali autori, l’esperienza con la band le fornisce materiale e sufficiente determinazione per iniziare a tutti gli effetti la sua carriera di songwritnig e cantante. Il debutto di Joan Wasser nella sua nuova veste: Joan As Police Woman, nome ispirato a una serie TV poliziesca con Angie Dickinson, avviene nel 2004, quando pubblica un album omonimo senza contratto discografico. L’album d’esordio sarà ripubblicato nel 2005 con l’etichetta discografica britannica Reveal Records che in seguito darà alle stampe “Real life” (2006). All’inizio del 2008 l’EP vince la settima edizione degli Independent Music Awards per il miglior album pop/rock. Ad oggi, Joan, prolifica artista e polistrumentista, ha esplorato e sperimentato diversi sound: dal soul, al pop e all’R&B, l’Indie Rock al Synth ha intrapreso tour in tutto il mondo e ha all’attivo undici album più collaborazioni, produzioni e progetti di vasta portata tra i quali la colonna sonora del film “Permission” (2017) di Brian Crano. Magazzini Inesistenti le ha rivolto qualche domanda a proposito della sua esperienza personale e artistica e sull’uscita del nuovo album “The solutions is restless” (2021).
Joan, “Damned Devotion“, uscito nel 2018 è un album di brani inediti, dopo di che hai pubblicato la raccolta di best-of “Joanthology” (2019), i tre dischi di cui si compone la raccolta comprendono pezzi che il pubblico ha ascoltato negli ultimi 15 anni, nel frattempo hai pubblicato un album di cover (“Cover Two” del 2020) e Live. Sembra quasi che a un certo punto della tua carriera artistica tu abbia voluto fare il punto della situazione e che “The solutions is restless”, nuovo album di inediti, rappresenti un nuovo inizio, è così?
Credo che ogni album sia un nuovo inizio. Il motivo per cui ho pubblicato “Joanthology” era per praticità quando qualcuno mi chiedeva “che album dovrei ascoltare?”. Non è nato come un “trattino” tra i dischi”.
In “The solutions is restless” è presente il grande Tony Allen, classe 1940, batterista nigeriano morto di recente, acclamato protagonista della scena afrobeat degli anni 70 che ha reinventato la sua musica, portando dub, elettronica, rap avant-garde e R&B nel suo stile afrobeat per creare quello che poi sarà chiamato Afro-funk. Come nasce la collaborazione con lui?
La prima volta che mi hanno parlato di Tony è stato grazie a Fela Kuti, quando io avevo poco più di vent’anni. Ho fatto indigestione di afrobeat e di conseguenza del carburante dell’afrobeat, Tony. Joan As Police Woman suonò in un festival con The Good The Bad and The Queen nel 2007 e fu allora che mi accorsi che Damon aveva preso Tony a suonare nella sua band. Fu per me pura emozione guardarlo suonare quella sera. Dovetti aspettare altri 12 anni per conoscerlo davvero. Fu a un evento di Africa Express all’inizio del 2019. Damon ci presentò e andammo subito d’accordo. Suonammo una cover di Nina Simone, I Wish I Could Know How It Feels To Be Free, e così gettammo le basi delle nostre future incisioni. La volta successiva ero in tour a Parigi, dove il mio amico Dave Okumu ci avrebbe raggiunti in studio da Londra per suonare basso e chitarra. Condividemmo quindi una notte di jam che andò benissimo. Io partii con i file, non sapendo quando avrei potuto ascoltarli. Sapevo però che ci eravamo divertiti tantissimo. È stato all’inizio della pandemia, quando tutte le date dei miei tour furono cancellate e io mi trovai per mesi rinchiusa nel mio appartamento che iniziai a scrivere il disco. Non sapevo se sarei stata in grado di scrivere, nessuna, una, tre canzoni? Ascoltai a lungo prima di iniziare mesi di editing. Creavo bozze di canzoni da cui trarre nuovi brani. Grazie a questo tempo extra scrissi 10 brani tratti dalla nostra jam.
Le tracce dell’album si avvalgono anche della collaborazione di David Jairus Ochieng Okumu, frontman degli The Invisible, cosa ci racconti in proposito?
Mi si era presentato ad un concerto di JAPW alla Scala nel lontano 2007. È lì che è iniziata la nostra amicizia. Sono finita a lavorare con lui al progetto “Pieces Of A Man” di Gil Scott Heron nel 2014 alla Roundhouse di Londra. Decidemmo che avremmo trovato un modo di lavorare assieme. Dopo che Tony aveva accettato di registrare con me, mi resi conto che Dave era la persona giusta per completare il trio.”
Di recente hai sostenuto che il primo singolo, Take me your leader, sia un brano molto provocatorio, ci spieghi in che senso?
Si ispira a Jacinda Ardern, presidente della Nuova Zelanda. La prima volta che la notai fu quando vietò alcune armi dopo le stragi di Christchurch. Fu una vera fonte di ispirazione. Gestì questa tragedia in modo razionale e gentile, uno stile che si vede raramente nei leader. Osservarla attraversare la pandemia mi ispirò nell’immaginare come sarebbe se il leader del mio paese (così come quelli di tutti gli altri) andasse da lei e le chiedesse come governare al meglio il proprio paese. Te l’immagini? I leader che si aiutano reciprocamente, piuttosto che comportarsi come se sapessero già tutto. Un sogno. Spero che un giorno questo diventi normale”.
Il titolo del singolo Geometry of you, riporta alla mente la concezione filosofica di Pitagora che considerava i numeri come l’essenza e la componente minima di ogni cosa, è quello a cui stavi pensando quando hai scritto il brano?
Mi piace questa interpretazione. Ne fa sicuramente parte. Il brano comprende l’idea che la matematica e la scienza siano flessibili, persino sensuali. Sono cresciuta pensando che fossero idee fisse. Solo il fatto di imparare che il principio base della teoria quantistica – un atomo è sia una particella che un’onda allo stesso tempo – mi fu di conforto. Il modo di pensare statico, fisso, è qualcosa che ho sempre tentato di tenere a distanza. Non mi porta da nessuna parte. Non c’è spazio per pensare che esista solo una soluzione a un problema. Se si considera invece che ci siano potenzialmente molte soluzioni, c’è lo spazio per la comunicazione, la collaborazione, l’innovazione, una migliore comprensione reciproca, l’ascolto, in definitiva più amore”.
A questo punto del tuo percorso artistico, considerando le innumerevoli esperienze nelle sonorità più disparate, saresti in grado di dire in che direzione sta andando la tua musica?
No. Non vorrei mai limitarmi a immaginare in che direzione io stia andando. Il fatto è che non posso controllare tutto quello che vivo. Ciò che so è che troverò più ispirazione per fare più musica e ho fiducia in questo processo per trovarla”.
La tua storia personale ti ha visto affrontare il dolore di perdite importanti, come l’Araba Fenice sei rinata dalle tue ceneri diverse volte, credi che la resilienza da te dimostrata sia una prerogativa delle donne?
Non sono certa di aver capito la domanda ma risponderò meglio che posso: mi sento come chiunque, indipendentemente dal sesso, capace di fondere compassione, forza, potere e gentilezza nel vivere attraversando una grave perdita. Credo che sia ciò per cui siamo fatti come esseri umani. Essere vivi comporta enormi difficoltà ma attraversarle ogni volta con maggiore grazia è ciò da cui traiamo la saggezza.”
Hai collaborato con artisti straordinari, in prevalenza uomini, hai avuto difficoltà o diciamo così, la passione comune per la musica parifica i generi e facilita la comunicazione tra loro?
Ho collaborato con una grande varietà di persone, la maggior parte di quelle più note è rappresentata da uomini, che quindi ottengono maggiore attenzione. Sono convinta che i musicisti con cui finisco per lavorare siano spesso interessati alla musica come prima cosa e meno al genere e altri particolari. Ma anche perché questo è il tipo di persona che vuole lavorare con me. Le persone dalla mente aperta lavorano con menti a loro affini.
Insieme alla tua musica hai viaggiato quasi in tutto il mondo; dal 17 al 20 marzo sarai presente in quattro tappe italiane, Pordenone, Roma, Galzignano Terme e Milano. Qual è il tuo rapporto con l’Italia e i fan italiani?
Penso sia risaputo che amo l’Italia. Ritengo che sarebbe difficile trovare qualcuno che non amasse l’Italia! Amo la cultura, e la gente, e il territorio e il disegno delle città e l’estetica e l’entusiasmo e ovviamente… il cibo. Non vedo l’ora di ritornarci”.

Tracklist: 1. The Barbarian. 2. Get My Bearings . 3. Take me to your leader.
4. Masquerader. 5. Dinner Date. 6. Enter The Dragon. 7. Geometry of you.
8. The Love Has Got Me. 9. Perfect Shade Of Blue. 10. Reaction.

English version: http://www.magazzininesistenti.it/joan-as-police-woman-the-solutions-is-restless-2021-by-cinzia-milite/

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